domenica 26 maggio 2019
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IN ABRUZZO

I partigiani dichiarano guerra al Regno delle Due Sicilie

Attualità | 6 Marzo 2019

Ex deputato scopre un cartello di promozione culturale e scatena la rivolta della sinistra partigiana. Succede in Abruzzo, tra Pescara e Spoltore, dove da nove anni si svolge il festival Notti della Brigante che si occupa di rievocazione storica, produzioni teatrali, docufilm, giornalismo e musica. Nessun nostalgismo e revanscismo, nessuna messa in discussione dei valori repubblicani ma solo passione, tanta, per la storia. Un festival che gode di importanti patrocini: dal Ministero dei Beni Culturali agli Archivi di Stato, fatto con le sole risorse economiche  dell’associazione che l’organizza, Fontevecchia. Ebbene da nove anni, su una proprietà privata, c’è un cartello che promuove l’iniziativa con la scritta “Confine di Stato – Regno delle Due Sicilie”. Tanto è bastato per far prudere le mani agli autonominati difensori dell’Italia e della Costituzione, roba che manco dalle parti della Lega salviniana dopo la svolta sovranista.

Il post dell’ex deputato

L’ex deputato di Sel, il disciolto partito vendoliano, scopre dopo quasi dieci anni il cartello incriminato e pubblica un post sul suo profilo facebook con tanto di foto e didascalia d’accompagnamento “Campagna di Villa Raspa tra Pescara e Spoltore. Nostalgia di Franceschiello”. Ovviamente gli organizzatori del festival fanno notare che quel cartello non è frutto di nessuna rivendicazione storico-politica e che né, tantomeno, esisteva un confine tra il reame napolitano e l’Italia, ancor più il confine abruzzese, quello con lo stato papalino passava lungo il Tronto che ci divideva e divide ancor oggi dalle Marche. Ma ecco che scende in campo l’artiglieria pesante con un commento offensivo quanto volgare che recita “cartello ad uso e consumo di coglioni che in termine di revisionismo storico sproloquiano”. Ovviamente i frequentatori della onorevole bacheca non si sono manco presi la briga di vedere da chi è composto il comitato scientifico di quell’associazione: docenti universitari, responsabile comunicazione dell’Archivio di Stato di Napoli, scrittori di chiara fama, né il tipo di iniziative organizzate, né tantomeno di cosa parli il festival dedicato al brigantaggio. E’ vero che da anni il meridionalismo viene confuso con un borbonismo peloso che nulla c’azzecca con quanto si svolge a Notti della Brigante ma tant’è. Come se non bastasse intervengono anche altri storici della tastiera a spiegare che “il confine non era lì, che i briganti non volevano un proprio stato” insomma, quasi che quel cartello fosse un attentato all’unità nazionale, alla costituzione, alla Repubblica. A nulla sono valse le spiegazioni di un cartello che viaggia sui social media da anni, riscuotendo un successo strepitoso tanto che perfino ospiti ed autorità che frequentano il festival ogni anno si scattano dei cliccatissimi selfie.

Il post viene cancellato ma le offese proseguono

In un crescendo rossiniano, addirittura, viene consigliato agli esponenti dell’associazione di “tacere”, “studiare”, “andare in biblioteca”: insomma, il solito refrain della sinistra sinistrata nei confronti di chi, ai loro occhi, sarebbe ignorante. Il tira e molla su facebook è andato avanti fino in tarda mattinata quando l’onorevole ha cancellato il post coi relativi commenti, evidentemente dopo essersi reso conto della topica presa, mentre il dibattito, se così possiamo chiamarlo, è proseguito sulla bacheca del presidente dell’associazione organizzatrice con il fustigatore dei duosiciliani salito sulla cattedra di facebook a dare lezioni di storia “Quel cartello è ridicolo”, “insultate la storia e la costituzione. Mi onoro di essere un estimatore dell’Italia unita”, “questo si chiama revisionismo ridicolo”, “fate propaganda politica attuale mischiando la storia con le fanfaronate” fino ad arrivare all’exploit con “ la storia la conosciamo bene proprio dalle elementari, cosa che oggi a voi è stata negata, studiate, siete ancora in tempo”. Insomma, accusare una associazione di cose che non ha mai detto né scritto ma che si occupa di produrre spettacoli teatrali, di promuovere docufilm su personaggi storici che hanno fatto grande l’Italia come Matilde Serao, Vincenzo Gemito o su tradizioni come San Gennaro, Sant’Agata, ospitare giornalisti del calibro di Gigi Di Fiore, Luigi Iannone, Magdi Allam solo per citarne alcuni o politici come Marco Rizzo; accusarla, dicevamo, di neoborbonismo è quanto di più sciocco e sbagliato possa essere fatto.

Ci pensa Eduardo De Filippo

Ma contro i detentori del verbo unico del sapere, che non hanno nemmeno la necessità di documentarsi, c’è davvero poco da fare se non rispondere come Don Ersilio, magistralmente interpretato da Eduardo De Filippo, ne L’Oro di Napoli: co nu belle pernacchio!

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 6 Marzo 2019 e modificato l'ultima volta il 6 Marzo 2019

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