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IN ABRUZZO

Mare inquinato, assolto il sindaco Alessandrini, il suo vice e un dirigente

Ambiente | 30 Gennaio 2019

Abbiamo scherzato. Il sindaco di Pescara, Marco Alessandrini, Pd, e il suo vice dell’epoca, Enzo Del Vecchio, dello stesso partito, sono stati assolti “perché il fatto non sussiste” per la vicenda riguardante la cosiddetta ordinanza di divieto di balneazione “fantasma” dell’agosto 2015. Il gup del tribunale del Pescara, Gianluca Sarandrea, ha anche dichiarato il non luogo a procedere per il dirigente comunale Tommaso Vespasiano. I tre imputati erano accusati di omissione di atti d’ufficio in concorso per lo sversamento di oltre 35 milioni di liquidi fognari nel fiume Pescara e in mare, in seguito ad un guasto alla condotta del depuratore nell’estate di quattro anni fa e di cui, per prima, si occupò Identità Insorgenti con una propria inchiesta. Il pm Anna Rita Mantini aveva chiesto condanne a 6 mesi per Alessandrini e Del Vecchio, e il rinvio a giudizio di Vespasiano. I tre, giudicati col rito abbreviato, erano finiti a giudizio perché in seguito a quell’incidente, il 3 agosto del 2015 è stata emessa un’ordinanza di divieto di balneazione, che tuttavia è restata chiusa nei cassetti del Comune. L’inchiesta ha preso origine da un’intercettazione telefonica svolta nell’ambito delle indagini sul caso La City, riguardante la procedura che avrebbe dovuto portare alla realizzazione dei nuovi uffici della Regione Abruzzo nella zona dell’aeroporto, lungo la Via Tiburtina. Con la stessa motivazione, inoltre, sono stati assolti l’ex sindaco Luigi Albore Mascia e l’ex assessore all’urbanistica Marcello Antonelli  proprio per la vicenda legata alla realizzazione dei nuovi uffici regionali e dalle cui intercettazioni si è scoperto dell’ordinanza “fantasma”.

La soddisfazione del sindaco di Pescara

Sono lieto perché dopo tre anni di attesa la mia posizione viene definitivamente chiarita” è stata la prima dichiarazione a caldo del sindaco Alessandrini che ha aggiunto la classica frase di rito “Ho sempre avuto fiducia nell’operato della magistratura, certo come sono che i processi si celebrano nei luoghi deputati e non altrove”. Il sindaco ha detto di essere “Lieto per la sentenza di piena assoluzione visto che dopo tre anni di attesa la mia posizione viene definitivamente chiarita. Com’è noto, ho richiesto io il rito abbreviato perché venisse accertato il mio operato in tempi brevi e senza ipoteche su ruoli amministrativi e politici che rivesto. Ho provato l’esperienza, per me nuova, di avere il mio operato valutato dalla magistratura, ma mi sono sottoposto al vaglio sereno, perché il processo è il solo luogo dove vengono accertate le responsabilità e la sentenza di oggi mette un punto fermo definitivo sul fatto che non c’è mai stata esposizione alcuna della cittadinanza a rischi di sorta”. Sempre Alessandrini ha chiamato in causa l’azienda sanitaria locale e l’agenzia per la tutela dell’ambiente in un passaggio dove ha affermato “Una situazione, quella accertata al giudice, che è stata più volte attestata dal 2015 a oggi anche da parte degli organismi sanitari locali, con i quali siamo stati e siamo sempre in contatto nell’affrontare le criticità della balneazione che riguardano una piccola parte della nostra costa.”

Poi il solito panegirico sulle presunte strumentalizzazioni della vicenda e l’immancabile blablabla sulle iniziative a tutela di fiume e mare “Un’attesa che ho vissuto a viso aperto, anche a fronte delle tante strumentalizzazioni che sono state fatte sul tema della balneazione in questi anni. Il mare pulito era e resta un obiettivo prioritario per la nostra città, perché è il suo elemento identitario e per la sua salubrità continueremo a impegnarci, portando avanti le azioni sul depuratore, sulla rete fognaria della città, sulla rinaturalizzazione del fiume e facendo monitoraggi e controlli in sinergia con la filiera locale di tutti gli organi competenti. Sono infine lieto che dall’inchiesta siano usciti fuori sia i componenti della mia Amministrazione”.

Silenzio sull’acido disinfettante e sul fatto che il Comune era a conoscenza dello sversamento

Non una parola sull’oltre mezza tonnellata di acido peracetico che sarebbe stata utilizzata dai tecnici dell’acquedotto per mitigare l’impatto nel fiume e nel mare dell’imponente massa di liquidi reflui. Non una parola sul fatto che in comune sapessero della rottura e che i liquidi stavano finendo nel fiume e in mare.

Nessun colpevole per i malori di bimbi e adulti

Si chiude, così, una storia che nell’agosto 2015 ha destato grosso scalpore con le proteste di centinaia di cittadini che, ignari dello sversamento fognario in mare, hanno fatto il bagno e soprattutto con tantissimi bambini che, dopo essere stati in acqua, hanno accusato patologie cutanee tanto da dover ricorrere alle cure dei sanitari dell’ospedale civile. Dunque, non ci sarebbe nessun nesso tra le infezioni cutanee di piccini e adulti e quello sversamento fognario. Una storia che ha causato malesseri tanto forti, anche sui social network, nei confronti del primo cittadino che è sfociata in querele per ingiurie da parte del sindaco. Ma non è finita qui. Come raccontato sempre da Identità Insorgenti, l’impianto di depurazione di Pescara è tuttora sotto sequestro perché ogni volta che piove ci sono gli sversamenti nel fiume e nel mare visto che non è stato mai realizzato l’impianto di separazione delle acque bianche da quelle nere. Per la giustizia il sindaco è innocente: a maggio, alle elezioni amministrative, sapremo quanta e quale fiducia i pescaresi ripongono in lui.

Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 30 Gennaio 2019 e modificato l'ultima volta il 30 Gennaio 2019

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