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IN ABRUZZO

Sanità, tasse alte e liste d’attesa infinite

Diritti e sociale | 4 Aprile 2019

Il bilancio del 2016, l’ultimo disponibile, è stato approvato dalla giunta regionale senza presidente. E’ stato il vice di Luciano D’Alfonso, Giovanni Lolli, che ha lasciato la regione per uno scranno in senato, a portare in discussione la delibera. Un atto dovuto che in quelle 91 pagine racconta vita, morte e miracoli della sanità regionale. Carte che si traducono in reparti che funzionano o meno per un milione e 300mila abruzzesi, in viaggi della speranza in altre regioni, in macchine prese a noleggio da anni, di una sanità privata fortissima che lascia emergenze e fine vita al pubblico ma è attivissima nella riabilitazione e nei laboratori. Basta spulciare i numeri per farsene un’idea.

Due miliardi e 600 milioni di euro per le spese

Parliamo di due miliardi e seicento milioni di euro di produzione ovvero di contributi e ticket mentre tra le spese ci sono 446 milioni per acquisti di beni sanitari e oltre un miliardi di euro per i servizi come i 233 milioni per la spesa farmaceutica, 262 per l’assistenza ospedaliera, quasi 23 milioni per consulenze e collaborazioni. Piatto ricchissimo. Ma andiamo avanti. Il personale, 11063 dipendenti, ha un costo di 756 milioni divisi tra i 306 per i dirigenti medici, 20per dirigenti non medici, 304 per i sanitari, 7 per altri dirigenti e 117 milioni per il personale di comparto. Questi i freddi numeri. La verità è che il precedente governo regionale di centrosinistra ha beneficiato dei buoni uffici con i governi nazionali dello stesso colore. I tecnici del ministero, a fine anno, però, sono stati impietosi al tavolo di verifica nazionale e scrivono “l’accertato verificarsi, in sede di verifica annuale, del mancato raggiungimento degli obiettivi del piano di rientro, con conseguente determinazione di un disavanzo sanitario, comporta, oltre all’applicazione delle misure previste dal comma 80 e ferme restando le misure eventualmente scattate ai sensi del comma 83, l’incremento nelle misure fisse di 0,15 punti percentuali dell’aliquota dell’imposta regionale sulle attivita’ produttive e di 0,30 punti percentuali dell’addizionale all’IRPEF rispetto al livello delle aliquote vigente”. Insomma: tasse, tasse e ancora tasse che vanno a gravare sulle tasche degli abruzzesi sempre più costretti ad andare fuori regione, Marche, Emilia e Lombardia in primis, per curarsi.

Il taglio dei servizi

Il famigerato aggiustamento di bilancio, insomma, non c’è mai stato se non a livello finanziario tanto che gli abruzzesi scontano sulla propria pelle il funzionamento a singhiozzo della sanità, tagli draconiani per tutti i servizi come nel caso delle guardie mediche e dei punti nascita sui quali, ad oggi, è ancora in corso una battaglia per cercare di salvarne alcuni. E’ stato emblematico nel recente passato, il caso dell’ospedale di Ortona, in provincia di Chieti, che doveva verificare la disponibilità dei farmaci prima di interventi chirurgici. La spesa farmaceutica è stata una dei bersagli del tavolo di monitoraggio ministeriale e delle opposizioni tanto da far gridare allo scandalo quando ad alcuni pazienti di diversi reparti venne chiesto di farsi rifornire dai familiari nonostante l’aumento del 320% per il loro acquisto nel triennio 2013-2016. Capitolo liste d’attesa.

Liste d’attesa interminabili

Mentre il ministro per la Salute, Giulia Grillo, ha dato il via libera al nuovo Piano nazionale per la loro gestione, in Abruzzo si attende anche un anno e mezzo per un esame. A far arrabbiare i cittadini, tartassati e con un servizio scadente è il fatto che sempre più spesso sentono sussurrarsi all’orecchio la parolina magica “a pagamento”. In questo caso, l’esame che sarebbe stato disponibile non prima di un anno, un anno e mezzo, potrà essere effettuato, pagando da 350 a 470 euro anche nel pomeriggio. Che questa regione sia la peggiore per le liste d’attesa è stato certificato anche dal Tribunale dei diritti del malato che indica Abruzzo, Calabria e Campania come “maglie nere”: un primato di cui c’è ben poco di essere allegri e pensare che il decreto per il taglio dei tempi d’attesa è stato recepito nel lontano 2015. La nuova amministrazione regionale, in campagna elettorale, ha dichiarato di “voler ridurre le liste d’attesa e abolire il ticket di 10 euro”. I cittadini,  per ora, possono solo pagare. E pregare di non avere a che fare con il servizio sanitario.

Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 4 Aprile 2019 e modificato l'ultima volta il 4 Aprile 2019

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