giovedì 25 febbraio 2021
Logo Identità Insorgenti

In bicicletta da Bagnoli a Santa Lucia: il video del percorso ad ostacoli

NapoliCapitale | 9 Febbraio 2021

La realizzazione della prima ciclabile partenopea venne celebrata con grandissima enfasi da parte del rivoluzionario sindaco del lungomare “libberato”, dichiaratamente convinto di poter convertire all’uso delle biciclette una città sicuramente molto lontana da questa dimensione.

Dall’inaugurazione del 2012 la pista ciclabile è peggiorata di anno in anno

L’inaugurazione del 10 novembre 2012 vide l’entusiasta de Magistris, contornato da giunta e consiglieri in bicicletta, percorrere trionfalmente il tratto che da piazzale Tecchio porta fino a Castel dell’Ovo, l’unico pronto all’epoca, oltre ad essere il più presentabile. Il sindaco di Napoli dichiarava peraltro di voler dotare ogni quartiere della città di una pista ciclabile prima della fine del suo mandato.

Per carità, tutto molto bello, convincere i partenopei alla convenienza dell’uso quotidiano della bicicletta porta a decongestionare il traffico, alleggerisce i trasporti pubblici, incide significativamente anche sull’inquinamento dell’aria cittadina, senza voler contare il fatto che se ne guadagna pure in salute.

Senza contare che, considerate le dimensioni del circuito ciclabile, da Bagnoli fino a Santa Lucia, il costo di circa un milione di euro, tra fondi regionali e comunali, appariva assolutamente accettabile.

 

Partenza da Bagnoli: qui si pedala sui marciapiedi

Partiti da Bagnoli, è purtroppo sufficiente iniziare a percorrere i primissimi metri della pista per riuscire a comprendere come si siano riusciti a tenere bassi i costi: la pista ciclabile è in grandissima parte tracciata sui marciapiedi.

L’uovo di de Magistris, novello Colombo della viabilità sostenibile… Una soluzione geniale, sfrattare i pedoni per attraversare l’intera città con un circuito ciclabile senza dover quindi smuovere un solo centimetro di asfalto, non un solo mattone, neanche per installare i “piccoli semafori” atti a regolare la circolazione ciclistica in sicurezza, ampiamente annunciati dal sindaco e ovviamente mai collocati.

I numerosi attraversamenti del traffico veicolare sono un grosso tallone d’Achille per l’ambizioso progetto comunale, in gran parte non regolati da semafori e privi di segnaletica adeguata, talvolta mancanti persino della necessaria visibilità.

La pista attraversa alcune aree di servizio

Spesso non ci si è presi neppure la briga di tracciare il percorso sui marciapiedi, limitandosi a segnalare la zona ciclabile verniciando sull’asfalto delle bici stilizzate, in maniera non sempre efficace e lineare, lasciando quindi il ciclista della domenica in preda al disorientamento di percorsi estremamente fantasiosi e articolati, che comportano addirittura l’attraversamento delle due stazioni di servizio a viale Kennedy e via Caio Duilio.

Solo a Viale Augusto un tratto di “vera” ciclabile

Lungo viale Augusto compare finalmente una vera pista ciclabile, opportunamente separata dal resto della carreggiata con un marciapiedi, la cui sicurezza è però spesso vanificata da pericolosi attraversamenti non regolati, auto parcheggiate sulla pista, monopattini abbandonati a casaccio e persino un paletto ripiegato sull’asfalto.

Tunnel Quattro Giornate e eterni lavori in corso

Giunti all’ingresso del tunnel Quattro Giornate, l’accesso ciclabile è completamente chiuso, senza indicazioni per un eventuale percorso alternativo e di vigili, neanche a parlarne. In realtà per raggiungere piazza Sannazaro in bicicletta le gallerie sono inevitabili e, benché entrambe poco illuminate, la Quattro Giornate è l’unica dotata del percorso ciclabile.

Trovando l’accesso sbarrato tocca attraversare a piedi e affrontare la galleria lungo il marciapiedi opposto, l’unico accessibile e pedonabile, buio, sporco e disseminato di vetri rotti e immondizia del più vario genere. Veramente in condizioni inaccettabili! L’accesso era chiuso perché ci sono degli operai che sembrano verificare le condizioni del tunnel Quattro Giornate, forse la chiusura della galleria Vittoria ha quantomeno fatto scuola…

Da piazza Sannazaro bisogna percorrere la strada per il lungomare tra le auto

Ritrovata la luce del sole, ci si ritrova nuovamente sul circuito ufficiale, peccato che anche qui si finisca in un cul de sac, restando intrappolati in un vicolo cieco senza alcuna segnalazione.

Occorre tornare sui propri passi e cambiare nuovamente marciapiedi, attraversando a semaforo spento, per riuscire a guadagnare la strada per Salita Piedigrotta. Da qui si è in strada, non c’è alcun collegamento ciclabile con il lungomare e occorre affrontare il traffico di piazza Sannazaro.

Via Caracciolo: la bellezza e i runner da scansare

Su via Caracciolo ci si immette finalmente sulla pista ciclabile più bella che si possa immaginare, scansando pedoni al telefono, runner in stato confusionale, cani al guinzaglio e quant’altro, si può godere di un panorama unico al mondo, del profumo del mare nella assoluta mancanza di autovetture sul famigerato lungomare libberato… Anzi, libberato proprio per niente.

Via Partenope: ormai su uno stesso tratto convivono pedoni, bici e macchine

Giunti all’altezza di via Partenope il traffico veicolare c’è eccome, dovuto alle necessarie deviazioni per la chiusura della galleria Vittoria e qui la ciclabile diventa tutta teorica, invasa persino dai pedoni che non possono transitare normalmente sul marciapiedi perché transennato dallo scorso dicembre, devastato da una violenta mareggiata e ancora ben lontano da qualsiasi attività di ripristino.

Arrivati a Santa Lucia nessuna pista per arrivare al Plebiscito

All’altezza di Castel dell’Ovo riconquistiamo l’ultimo tratto di pista ciclabile in piena sicurezza, per raggiungere inutilmente l’inizio di Santa Lucia. Inutilmente, si, perché per raggiungere la vicinissima piazza del Plebiscito non c’è alcun collegamento protetto per le biciclette, costringendo i ciclisti ad affrontare comunque l’intenso traffico della zona. Dopo 16 km, come si dice a Napoli, ci si è persi nelle cuciture…

Vincenzo Parlato

Un articolo di Vincenzo Parlato pubblicato il 9 Febbraio 2021 e modificato l'ultima volta il 9 Febbraio 2021

Articoli correlati

NapoliCapitale | 9 Febbraio 2021

Il tempio dei Dioscuri: i figli di Zeus dèi patrii di Napoli

NapoliCapitale | 28 Gennaio 2021

Lungomare di Napoli: cantiere fermo a un mese dalla mareggiata

NapoliCapitale | 3 Gennaio 2021

L’EDITORIALE

Una Capitale al collasso: il patrimonio storico di Napoli destinato alla rovina