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IN CALIFORNIA

Il presepe con Gesù, Giuseppe e Maria migranti in cella, separati al confine che fa infuriare Trump

Altri Sud | 12 Dicembre 2019

Nella settimana delle polemiche sul presepe nelle scuole, una chiesa Californiana ha aperto la questione non sulla sua “presenza”, dibattito miseramente “italico”, piuttosto sul presepe come veicolo di denuncia e riflessione. Arte nata a Napoli dove il presepe è, da sempre, spunto di riflessione su temi di attualità.

Nella chiesa metodista di Claremont il presepe è rappresentato con Giuseppe, Gesù e Maria isolati e soli in gabbie a maglie di acciaio con in cima il filo spinato con l’intento di porre l’accento sulle controverse politiche migratorie volute dall’amministrazione Trump.

Così come i migranti di centro e sudamerica, anche la famiglia di Gesù –  secondo alcune interpretazioni bibliche –  fuggì in Egitto per salvarsi da Erode. La chiesa di Claremont ha voluto dare risalto a questo parallelismo inserendolo in un contesto di attualità e sensibilizzazione.

In questo caso infatti, lo scopo è quello di evidenziare la difficile situazione di migranti e rifugiati, una causa che sta molto a cuore al pastore della chiesa: il Reverendo Karen Clark Ristine.

“Il nostro intento è quello di concentrarci sui richiedenti asilo e sui modi in cui vengono accolti e trattati e suggerire che potrebbe esserci un modo più compassionevole per mostrare l’amore di Dio” ha detto Ristine al Washington Post.

Come sappiamo l’amministrazione USA ha messo fine alla pratica di separazione delle famiglie nel giugno 2018 ma, a quanto pare, solo sulla carta, in quanto il fenomeno continua ad essere registrato. Un rapporto Onu (The United Nations Global study on children deprived of Liberty) racconta come il Paese sia ancora tra quelli con il più alto numero di minori detenuti.

Reazioni Social

Naturalmente il gesto del Rev.Ristine non è passato inosservato suscitando molti commenti positivi soprattutto dal mondo laico.

Ovviamente non sono mancate le critiche dalla parte più conservatrice della chiesa che ha accusato il pastore di portare la politica nella chiesa, accuse prontamente respinte al mittente:”Una natività è l’equivalente teologico dell’arte pubblica, e il ruolo dell’arte pubblica è sempre stato quello di offrire consapevolezza”.

Azione politica che pare essere la motivazione alla base della creazione del primo presepe ad opera di San Francesco d’Assisi che nel 1223 che lo utilizzò per richiamare l’attenzione sulla sofferenza dei poveri.

Non dimentichiamo però che la spinta decisiva ad unire attualità e storia, sacro e profano, gossip e religione è arrivata dalla fucina di San Gregorio Armeno dove davvero tutti hanno la possibilità di finire sul presepe in un elisir di sacro e profano che ha sempre avvolto la fede napoletana.

Probabilmente il Reverendo Ristine, a cui va tutta la nostra stima, ha sbirciato le bancarelle di San Gregorio prima di lanciare l’ennesima denuncia contro l’amministrazione Trump che, al contrario, preferirebbe rappresentare la natività in una capanna e chiudere la realtà in una gabbia.

Antonino Del Giudice

Un articolo di Antonino Del Giudice pubblicato il 12 Dicembre 2019 e modificato l'ultima volta il 12 Dicembre 2019

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