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La vera storia del “grande” evasore fiscale Diego Maradona

Sport | 28 Novembre 2020

“Era un evasore”, scrivete in loop ad ogni commento. Voi che le tasse di certo le pagate e che vi infastidisce la celebrazione di un “evasore”, mentre osannate le vostre stelle dal curriculum cristallino. Bene, ma di che evasione parliamo?

La storia ce la ricorda “Il Foglio” in un articolo a firma di Luciano Capone. Tutto comincia nel 1989, quando due sindacalisti della CGIL presentano in Procura un esposto contro lo stipendio miliardario di Maradona, a loro detta “un insulto ai lavoratori”, chiedendo una verifica fiscale. Verifica che diventerà un’indagine penale sui compensi che il Napoli pagò a Diego, Careca ed Alemao per gli sfruttamenti dei diritti d’immagine attraverso società estere.

L’ipotesi era che queste operazioni fossero un’interposizione fittizia di persona per non pagare le tasse. Di preciso la società Napoli per non pagare i contributi, e i calciatori per non pagare l’Irpef.

Cosa stabilì il processo penale? Che quei compensi non fossero retribuzioni mascherate. Quindi fuffa, nulla. Nel contempo però partì un procedimento tributario parallelo, autonomo. Careca, Alemão e il Napoli di Ferlaino impugnarono l’accertamento forti del giudizio penale che escludeva le loro responsabilità. E si videro ovviamente annullate le pretese dell’erario.

E Maradona? A Diego la notifica del procedimento arrivò a casa sua, in Via Scipione Capace, il 29 ottobre 1991, dove non viveva più da 6 mesi. Tutti ricordiamo infatti che dopo il controllo antidoping che lo vide positivo, il 1°aprile 1991 lasciò Napoli.

Sulla notifica si legge “sloggiato e sconosciuto”.

Maradona non impugna quindi il provvedimento (manco ne è a conoscenza). E non può fare ricorso successivamente (quando il Napoli, Careca e Alemao invece vengono “assolti” ottenendo l’annullamento delle pretese del Fisco) perché i termini del ricorso erano scaduti e la sentenza diventata definitiva. Questa è stata la grande evasione di Maradona: non aver fatto ricorso nei tempi stabiliti per vedere riconosciuto un diritto sancito già dalla Giustizia penale.

A Maradona vennero richiesti, dai 3 miliardi di lire iniziali, la cifra di 40 milioni di euro, che nei 7 anni in Italia non aveva mai guadagnato. Per non parlare dei blitz in aeroporto, dei sequestri di oggetti personali, ecc.

Questo è il grande evasore che non perdete occasione di ricordare.

P.S: A beneficio della vostra memoria, per futuri commenti di commiato, vi ricordo che, accusati di evasione fiscale, hanno patteggiato con il fisco:

Messi: 3.7 milioni di euro + condanna a 21 mesi di carcere, pena sospesa;

Cristiano Ronaldo: 18,8 milioni di euro + condanna a 23 mesi di carcere, pena sospesa;

Neymar: condannato in Brasile a pagare 47 milioni di euro, + altri procedimenti in corso;

Radamel Falcao: 9 milioni di euro + condanna a 16 mesi di carcere, pena sospesa;

Fabio Capello: pagati 5 milioni di euro per evasione fiscale;

Vucinic: sequestrati 5,8 milioni di euro per accusa evasione fiscale,

e un numero impressionante di altri sportivi contemporanei. Ma ci sono tanti altri reati però, dalla corruzione allo stupro, dalle violenze domestiche alle truffe, che vedono coinvolti o indagati numerosi beniamini del calcio di oggi e di ieri. Cercate, quando sarà il momento, di ricordarveli tutti, eh?

Maurizio Zaccone

Un articolo di Maurizio Zaccone pubblicato il 28 Novembre 2020 e modificato l'ultima volta il 26 Gennaio 2021

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