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In memoria di Annalisa Durante. Siamo ancora in ritardo

News | 29 Marzo 2019

27 marzo 2004. Le strade della città all’ombra de Vesuvio sono deserte e silenziose, come sempre accade quando gioca il Napoli o quando cala l’ora del coprifuoco.
Stasera, al San Paolo, gli azzurri giocano la partita di serie cadetta contro il Cagliari.

A Forcella non c’è ancora San Gennaro ad accogliere all’ingresso del quartiere. Quel dipinto sarà donato agli occhi di napoletani e turisti qualche anno più tardi.
Annalisa sta rientrando a casa. Forse affretta il passo, inseguita da chissà quali timori.

Pensa e sogna di voler lasciare quella città che gli fa paura, che non la fa sentire al sicuro e non la protegge. Lo ha pure scritto nel suo diario: “Le strade mi fanno paura. Sono piene di scippi e rapine. Quartieri come i nostri sono a rischio… ci sono i ragazzi che si buttano via e si drogano senza motivo… mi fanno pena quei tossicodipendenti che barcollano tutti i giorni sotto le nostre case”

D’improvviso un boato che le provoca un forte spavento. Ci mette poco a capire ciò che sta accadendo: sono trascorsi settantadue minuti dall’inizio della gara e Dionigi ha finalmente sbloccato una partita assai sofferta. Napoli in vantaggio.

Si tranquillizza, anche se il cuore le batte fortissimo. Ormai è quasi a casa, manca pochissimo. In pochi secondi, due giovani in scooter sparano dei colpi. Erano diretti al boss Salvatore Giuliano, finito nel mirino di una banda rivale.

Quei colpi hanno cambiato la sua storia, per sempre. La giovane vita di Annalisa viene spezzata. Per sbaglio. Assurdo già solo a pronunciarla una affermazione del genere. Uccisa, per sbaglio. Da innocente cadrà per mano della camorra, finita per caso nel bel mezzo di una stesa.

27 marzo 2004. Siamo in ritardo, lo sappiamo. Di solito certe memorie durano finché serve. Un giorno, qualche parata e pochi messaggi per dire di aver onorato una giovane vittima. Ma non è così che può funzionare.

Oggi Forcella è cambiata, a partire dal famoso volto di Faccia Gialla all’ingresso del quartiere partenopeo, ma siamo sicuri sia diversa la percezione di sicurezza dei cittadini che abitano quelle antiche viuzze?

Siamo proprio sicuri che non sia rimasto invariato il desiderio – che era di Annalisa e che oggi potrebbe appartenere a molti giovani – di voler scappare da questa città?

Riusciremmo a scommettere che tragedie come quella che ha colpito la famiglia Durante, non accadranno mai più?

Siamo in ritardo per celebrare la memoria, ma siamo sempre in tempo – purtroppo – per ricordare che a Napoli c’è ancora molto da lavorare.
La lotta alla camorra e alla criminalità non è affatto conclusa. Esistono ancora le stese e gli sciacalli che hanno trasformato questa terra in teatro di guerra e soprusi.

Nel nome di Annalisa – e di molte altre vittime innocenti – trovate (e troviamo) la forza per continuare a lottare. Solo così sarà realmente onorata la sua memoria.



Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 29 Marzo 2019 e modificato l'ultima volta il 29 Marzo 2019

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