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IN MOLISE

Cooperative agricole all’avanguardia, un progetto di sviluppo ignorato

Agroalimentare | 6 Ottobre 2015

coperativa molisana

Da anni ormai sentiamo dire che per salvare la festa di San Pardo a Larino c’è bisogno di una “stalla di mucche” vista anche l’ormai impossibilità di trovarle sia sul territorio frentano che fuori. Le stalle sono ormai ridotte notevolmente, e di questo passo è facile ipotizzare che tra qualche decennio, la festa del Patrono larinese o la si fa con i trattori o niente.

La festa di San Pardo però, per questo territorio, inteso come basso Molise, insieme alle carresi degli altri comuni, potrebbe diventare veramente un volano di sviluppo a 360° per tutto ciò che riguarda il turismo, la cultura e la produzione di prodotti tipici. Questo in buona sostanza il progetto presentato dalla cooperativa AgriTecno Molise di Larino, che con sistemi innovativi punta al mercato da una parte e alla cultura dall’altra, soprattutto “salvando” la festa di San Pardo per i motivi già descritti. Un progetto innovativo si diceva, perché parte da una nuova idea di stalla per animali, ovvero, non quelle che siamo abituati a vedere in giro ma stalle fatte con serre, chiaramente modificate per questo utilizzo. Vi sembra strano? Potrebbe esserlo se non fosse per il fatto che ormai molti allevamenti del nord Europa e degli USA, stanno utilizzando questo sistema con risultati ottimi. Prima di entrare nel merito del progetto però, vanno fatte alcune riflessioni partendo proprio dagli ultimi dati sull’arretratezza del mezzogiorno italiano rispetto al nord.

Dati quelli diffusi dallo SVIMEZ che hanno fatto tremare i polsi a non pochi esperti del settore e comuni cittadini, che il Sud avesse una marcia in meno rispetto al nord era ormai chiaro, ma che si arrivasse a uno stato di povertà come quella che vediamo oggi, era un po’ difficile da immaginare. Il Sud è pigro, dice qualche buon tempone in camicia verde, il Sud paga la troppa corruzione e la troppa delinquenza, generale e generalizzata, dicono altri, il problema invece è più semplice di quanto si possa immaginare, il Sud ha bisogno di progetti concreti, legati al territorio e con le peculiarità che lo stesso territorio può e deve esprimere, e su questo, permettete, una grossa responsabilità ce l’ha la politica. Una politica troppo spesso cieca e arretrata, che pensa più al campanile che al benessere generale, ecco, è da queste secche che bisogna uscire, e per uscirne bisogna iniziare a investire, seriamente, su progetti che portano a casa il risultato, ed è questa l’idea di fondo di AgroTecno Molise Soc. Coop., creare un’attività innovativa ma che guardi al passato, passato inteso come radici comuni da difendere.

Il progetto della AgroTecno Molise parte proprio da questi presupposti, quelli cioè di offrire al territorio uno sviluppo legato alla cultura e alle produzioni locali. La stalla di quattrocento capi a regime, come si diceva prima, sarà ottenuta adattando vere e proprie serre allo scopo, con molteplici vantaggi, il primo è senza dubbio quello legato al benessere animale, infatti, stalle di questo tipo che non hanno altre infrastrutture all’interno offrono all’animale più spazio, più aria e più luce, essendo appunto serre, gli animali sarebbero liberi di girare all’interno delle stalle e non legate, e questo nell’immediato significa avere più produzione in termini di carne e latte. L’innovazione più importante riguarda la lettiera, lo strato sul quale gli animali devono stare. Il sistema studiato è quello di “compost barn” costituita in buona sostanza di deiezioni animali e da una quota di materiale organico variabile, in composizione e quantità, a seconda delle carettistiche climatiche del luogo di utilizzo.

Lo strato di lettiera cosi costituito viene lavorato con un mezzo meccanico, dotato semplicemente di un erpice a denti fissi allo scopo di inumare le deiezioni fresche e garantire una costante aerazione del substrato. Le lavorazioni effetuate frequentemente e con regolarità, favoriscono l’instaurazione di processi di degradazione aerobici e incrementano l’evaporazione dell’acqua dal substrato, garantendo cosi agli animali una superficie asciutta e confortevole. Basta guardare alle esperienze in nord Europa per rendersi conto di come funziona, non solo, questa soluzione oggi viene utilizzata da tutti i paesi a forte vocazione zootecnica, a partire dall’Olanda, dagli Usa, Israele e via dicendo, quindi non un prototipo ma un’esperienza esistente. Questo tipo di lettiera in sostanza, fa si che all’interno delle stalle non si creino zone dure e conseguenti scalini, traducendosi in una netta diminuzione di patologie podali e altre lesioni a carico degli arti, si riducono le restrizioni di stabulazione rispetto agli allevamenti intensivi e soprattutto evitano tutti quei problemi comportamentali tra gli animali che si creano in allevamenti più tradizionali.

Veniamo ora alla razza individuata per questo tipo di allevamento che è la Podolica per motivi semplicissimi, il primo è che la Podolica è una razza abituata al tiro, e la seconda è la qualità dei prodotti, il latte viene utilizzato per il famoso caciocavallo podolico e poi la carne.

Gli obiettivi del progetto quindi, sono molteplici e partono dalla salvaguardia della festa di San Pardo, passando per la produzione di carne e formaggi, fino alla diffusione del turismo culturale e gastronomico che  tanto sta funzionando negli ultimi anni. Annesse alla stalla infatti, sono previste una serie di infrastrutture che vanno da una vera e propria pista per la doma degli animali in vista della festa, un deposito per i carri con box da assegnare a ogni singolo carriere (pensate a quanto potrebbe essere importante un luogo in cui i carrieri possono socializzare e discutere dei problemi legati alla festa, al di fuori delle sterili e rissose assemblee), un centro di ristoro e accoglienza, un centro di documentazione multimediale e infine vari laboratori artigiani in modo da promuovere anche manufatti locali. Insomma un progetto a 360° che potrebbe ridare linfa economica, seppur in parte, a un territorio ormai anonimo, martoriato da una mancata ricostruzione post sisma, e soprattutto senza nessuna prospettiva all’orizzonte.

Purtroppo però, il progetto in questione, che circola tra gli addetti ai lavori da oltre un anno e che da un mese è stato inviato ufficialmente alla Pia Associazione Carrieri di Larino e per conoscenza a tutte le autorità, per adesso non viene preso in considerazione.

Michele Mignogna

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 6 Ottobre 2015 e modificato l'ultima volta il 5 Ottobre 2015

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