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IN ONDA SU RETE4

Roberto Giacobbo alla scoperta della Galleria Borbonica di Napoli per il programma “Freedom – Oltre il confine”

Beni Culturali, Identità | 31 Gennaio 2019

La Napoli del sottosuolo, quella dei cunicoli sotterranei della Galleria Borbonica di via Morelli, questa sera sarà protagonista del nuovo programma di Roberto Giacobbo “Freedom – Oltre il confine”, in onda su Rete4 alle 21,25.

Il  conduttore televisivo, diventato uno dei volti noti della televisione grazie al suo “Voyager”, stavolta ha scelto di andare alla scoperta di quella che è un’opera unica nel suo genere: una lunga rete di cunicoli, fatta realizzare da Ferdinando II di Borbone a metà Ottocento, una vera impresa, considerata l’epoca in cui è stata realizzata.

Un modo per raccontare una Napoli misteriosa e affascinante, che nell’oscurità del suo sottosuolo custodisce una delle città sotterranee più grandi del mondo. Un percorso che attraversa la storia di Partenope: dalle cave greche all’acquedotto seicentesco, dai cunicoli borbonici agli spazi che durante la seconda guerra mondiale sono stati usati come rifugio antiaereo, per poi diventare una volta finita la guerra il deposito giudiziario comunale.

Le immagini esclusive di un drone e la ricostruzione in 3D della Galleria Borbonica

Il programma in onda stasera mostrerà delle immagini esclusive della Galleria Borbonica, “catturate” grazie all’impiego di un drone, che per la prima volta si è riusciti a far volare negli spazi ristretti nonostante le interferenze radio che finora avevano reso vano ogni tentativo.

Altra esclusiva del programma di Roberto Giacobbo, una fedele ricostruzione in 3D della Galleria Borbonica, realizzata utilizzando degli strumenti laser di ultima generazione. Per la prima volta, dunque, la Galleria verrà mostrata in tutta la sua vastità e complessità, visualizzando anche l’orientamento dei tunnel sotterranei rispetto ai palazzi sovrastanti nei quartieri di Monte di Dio e di Chiaia.

Le telecamere di “Freedom”, inoltre, erano presenti quando il Presidente dell’Associazione culturale “Borbonica Sotterranea”, Gianluca Minin, ha aperto il  collegamento fra il percorso della Galleria e quello del rifugio antiaereo dell’antico palazzo nobiliare.

Quando la Galleria diventò un ricovero antiaereo durante la seconda guerra mondiale

La trasmissione “Freedom”, inoltre, rievocherà il periodo in cui la Galleria fu usata da circa 10 mila napoletani come rifugio antiaereo durante la seconda guerra mondiale attraverso la diretta testimonianza di una donna che ha vissuto questa esperienza da bambina, come all’epoca fece anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Durante le operazioni di scavo è stata ritrovata su di un muro la  scritta “Noi vivi”, a riprova delle lunghe ore di “soggiorno forzato” nel ricovero vissute sotto i bombardamenti.

La Galleria voluta dal re Ferdinando II di Borbone e progettata dall’architetto Errico Alvino

La Galleria Borbonica è stata realizzata per volontà del re Ferdinando II di Borbone che, dopo i rischi corsi durante i moti del 1848, nel 1853 incaricò l’architetto Errico Alvino di progettare un viadotto sotterraneo sotto il Monte Echia, in modo da collegare il Palazzo Reale con la caserma della cavalleria di via Morelli, vicino piazza Vittoria. Nelle intenzioni del “re – bomba” la galleria in caso di emergenza doveva consentire alle truppe di raggiungere velocemente la Reggia per difenderla e, allo stesso tempo, fornire alla famiglia reale una via di fuga verso il mare.

L’architetto Alvino progettò due gallerie parallele per i due diversi “sensi di marcia”: quella diretta a Chiaia, la “Galleria Reale” e l’altra in senso contrario la “Strada Regina”. Entrambe sarebbero dovute partire dalla caserma di via Morelli, finendo una in Largo Carolina e l’altra in via Santa Lucia.

Le modifiche al progetto originario, completato solo in parte

I lavori di scavo, però, trovarono una serie di difficoltà tecniche dovute alla presenza di altri ambienti risalenti ad epoche precedenti, in particolare cunicoli, grandi cisterne e serbatoi appartenenti ai rami seicenteschi dell’acquedotto della Bolla che forniva acqua alla città di Napoli. Tutti problemi risolti grazie alle straordinarie soluzioni e alle opere mastodontiche ideate dall’architetto Alvino che consentirono di far proseguire la Galleria per 431 metri fino a piazza Carolina.

Dopo poco più di due anni di lavori, realizzati totalmente a mano con picconi e martelli alla luce di torce e candele, la Galleria fu inaugurata in pompa magna nel maggio del 1855 con la visita del re Ferdinando II di Borbone.

In corso d’opera, però, il progetto originario delle due gallerie fu abbandonato, optando per una Galleria unica. L’opera non fu mai portata completamente a termine per motivi economici e soprattutto in seguito all’unificazione dell’Italia, non arrivando mai a Palazzo reale e restando senza via d’uscita fino alla seconda guerra mondiale. Attualmente la Galleria Borbonica ha tre vie di accesso per i visitatori, una in via Morelli, l’altra in vico del Grottone e da Palazzo Serra di Cassano.

La “rinascita” della Galleria Borbonica, set per cinema e tv

Da quando è stata aperta al pubblico nel 2010, grazie al lavoro dei geologi e dei volontari dell’Associazione culturale “Borbonica Sotterranea”, nel corso di pochi anni la Galleria è diventata uno dei siti più apprezzati dai turisti in visita a Napoli, come testimoniano migliaia di commenti entusiastici dei visitatori su Tripadvisor.

Il fascino misterioso di questi ambienti è stato di recente scoperto anche dalla televisione e dal cinema. Negli ultimi anni, infatti, la Galleria Borbonica è stata utilizzata per girare al suo interno una puntata della fiction Rai “I bastardi di Pizzofalcone”, inoltre il regista Garth Davis l’ha scelta per ambientare alcune scene del film storico “Mary Magdalene” – come già vi avevamo raccontato qui – con un cast internazionale e attori come Joaquin Phoenix,  divenuto celebre per la sua interpretazione di  Commodo, l’antagonista del “gladiatore” Russel Crow.

Uno scrigno di reperti storici

Nel corso degli scavi i geologi e i volontari si sono imbattuti in tante scoperte man mano che liberavano gli spazi dai detriti, mettendoli in sicurezza e rendendoli percorribili per i visitatori.

Fra le scoperte più singolari, un dente fossile di squalo, una bomba inesplosa risalente alla prima guerra mondiale e un’enorme statua di epoca fascista di cui si erano perse le tracce e che riproduce il capitano dei bersaglieri Aurelio Padovani, pluridecorato durante la prima guerra mondiale.

Molti di questi reperti sono stati ritrovati nella Galleria in quanto dal dopoguerra fino agli anni ’70 quest’ultima divenne il Deposito giudiziale comunale, dove veniva ammassato tutto ciò che era stato estratto dalle macerie causate dai bombardamenti e il materiale che veniva sequestrato, come auto e moto d’epoca, una sorta di discarica a “cielo chiuso”.

Gli scavi all’interno della Galleria Borbonica sono ancora in corso e non resta che aspettare che si continui in questo lavoro per sapere quali altre testimonianze della storia di Napoli emergeranno da sotto la polvere.

Sabrina Cozzolino

Un articolo di Sabrina Cozzolino pubblicato il 31 Gennaio 2019 e modificato l'ultima volta il 31 Gennaio 2019

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