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IN RICORDO DI PHILIPPE

Ci lascia Daverio: il rapporto del critico d’arte con Napoli e il Sud

Attualità | 2 Settembre 2020

Ci lascia Philippe Daverio, storico dell’arte, docente e saggista, nonché divulgatore televisivo per anni con la sua celebre trasmissione “Passpartout”.

Metà francese e metà italiano, amava l’Italia, si dichiarava “simpatizzante borbonico” e credeva certamente nelle potenzialità di un meridione che invece troppo spesso non crede in se stesso.

Estroso, col suo stile inconfondibile (chi non ricorda i suoi colorati papillon?), travestito da viaggiatore del Grand Tour, dava l’idea dell’intellettuale di altri tempi che nel tuo salotto ti parlava di arte, storia, architettura e bellezza a volte con la spocchia del francese che adora l’Italia ma molto poco gli italiani.

Oggi doveva essere a Napoli al PAN alla presentazione di una mostra.

Un rapporto travagliato con Napoli e il Sud tra amore e incomprensioni

Con Napoli e con il Sud del Bel paese aveva un rapporto di amore e odio. Amava Napoli ma la incolpava di non essere più la capitale di un tempo.

La perdita della sua identità l’aveva resa una fenice risorta dalla cenere che però non aveva ancora trovato uno scopo e si rammaricava della mancata presa di coscienza da parte degli intellettuali napoletani ma anche di chi al potere non si interessava del Meridione d’Italia.

Tra scivoloni vari, soprattutto a discapito dei siciliani apostrofati come egocentrici terroni per cui “ci vorrebbero migliaia di psichiatri”, era follemente innamorato della sterminata cultura del Regno delle due Sicilie ma arrabbiato per l’indolenza di un popolo che non voleva, secondo lui, riscattarsi. Infelici sono state anche le sue ultime affermazioni a proposito della TAV con cui sosteneva che il Nord era favorevole perché produce mentre il Sud era contrario perché non si lavora, e le ditte di trasporto gestite dai camionisti partenopei “utilizzano strade (per i loro affari) che spesso sconfinano nella camorra”.

Insomma, se dovessimo esprimere un giudizio non sarebbe di certo positivo sull’uomo ma lo sarebbe sul personaggio totalmente fuori dagli schemi che esprimeva opinioni anche al di fuori del mondo dell’arte e della cultura.

Un personaggio singolare di cui ci resta “la voce” al Museo di San Gennaro

A Napoli resta letteralmente la sua voce. A dicembre scorso è stata presentata la guida interattiva al Museo del Tesoro di San Gennaro con la voce narrante proprio di Daverio.

Ecco alcune delle sue affermazioni su Napoli:

“Napoli è una città troppo poderosa rispetto al compito che oggi non le si chiede di svolgere. Vienna è stata la capitale di un impero e, pur essendo cambiato il mondo, ha mantenuto la sua originaria fisionomia aristocratica. Anche Napoli è ex capitale di un impero dissolto. Ma non si comprende più quale ruolo dovrebbe svolgere. La perdita di identità risale all’Unità d’Italia.

A Napoli è stata affibbiata una mutazione di funzione e destino di cui non si è mai compresa la connotazione: da ex capitale, che cosa è diventata? Non si sa. E quel che è peggio: non se ne discute. Di Napoli e del Sud non importa niente a nessuno. Non ho mai visto i nostri parlamentari europei impegnarsi tutti insieme nell’elaborazione di un progetto che riguardasse la qualità della vita nel Meridione d’Italia, cioè in uno dei luoghi più affascinanti d’Europa. L’Unione Europea dovrebbe prendere atto che senza la cultura di Napoli e Palermo i tedeschi camminerebbero ancora con le corna in testa. Gli intellettuali napoletani dovrebbero imporre alla classe dirigente uno sviluppo del territorio finalmente basato sul turismo, sull’accoglienza, sulla cultura e la bellezza dei monumenti”.

Di Napoli non amava il Centro direzionale e il Lungomare liberato

Critico sul Centro direzionale e  sul Lungomare chiuso al traffico: Il primo “Sembra che un gigante l’abbia preso dal Texas e portato sotto al Vesuvio, crea disarmonia.”.

Sul Lungomare diceva invece: “Rimetterei le auto in via Partenope, dove gli alberghi piangono. Erano chic e internazionali e ora sembrano bulgari. Fosse diventato un giardino con le palme e il roseto sarebbe bellissimo, ma con l’asfalto funziona solo di domenica quando il tempo è bello, negli altri giorni è una desolazione, una mestizia e un pianto “.

Susy Martire

Un articolo di Susy Martire pubblicato il 2 Settembre 2020 e modificato l'ultima volta il 2 Settembre 2020

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