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INGIUSTIZIA SPORTIVA

Il giudice Tosel stanga solo il Napoli: e la discriminazione continua

NapoliCapitale, Sport | 8 Maggio 2014
Pradè, dg della Fiorentina, prima della finale di Coppa, parla con i tifosi viola. Foto tratta da fb di Alberto Caccia
Pradè, dg della Fiorentina, prima della finale di Coppa, parla con i tifosi viola. Foto tratta da fb di Alberto Caccia

San Paolo a porte chiuse per due turni e 60 mila euro di multa alla Società Sportiva Calcio Napoli: questo l’esito, l’ennesimo, dei fatti pre e post Fiorentina-Napoli di sabato scorso a Roma. Per la Società viola, invece, prevista solo la chiusura per un turno (e con la condizionale) della Curva Fiesole, più 50 mila euro di sanzione pecuniaria.

Anche la giustizia sportiva sembra quindi sposare la linea del pugno duro già sostenuta da giustizia ordinaria, istituzioni e media nazionali: Napoli subisce ancora e pesantemente, ma soprattutto viene nuovamente discriminata.

Gennaro De Tommaso, oltre al daspo di 5 anni, risulta anche indagato, insieme al tifoso Massimiliano Mantice, per violazione della legge sullo “scavalcamento e invasione di campo in occasione di manifestazioni sportive”, oltre che per violazione delle norme su “striscioni o cartelli incitanti la violenza o recanti ingiurie o minacce” per la maglietta ‘Speziale libero’.

Ora, ok per lo scavalcamento che c’è sicuramente stato, così come c’è stata l’invasione di campo (anch’essa non certo la prima né l’ultima in partite di questo tipo), ci pare però evidente, come testimoniano varie foto, che a scavalcare siano stati, nel settore loro dedicato, anche i tifosi della Fiorentina, cui, a tutt’oggi, non ci sembra esser pervenuto né alcun daspo né altro provvedimento.

tifosi fiorentina durante finale Napoli Fiorentina Olimpico 7 maggio 2014

Sul fatto poi, di poter essere indagati per il messaggio riportato su una maglietta, beh… siamo ai confini della realtà oltre che ai limiti dell’ incostituzionalità: in questo paese non si può davvero manco più avere una speranza ed esprimerla riportandola su una maglietta?  Quello di Genny è un auspicio, non un’offesa al povero Raciti, né un incitamento alla violenza, quello è un messaggio passato già più e più volte in molti stadi,  sia italiani che all’estero (come vi abbiamo raccontato in un precedente articolo), una richiesta di” giustizia” per i tanti che credono all’innocenza di Speziale, che evidentemente però, viene perdonata a tutti, ma non ai napoletani. Richieste del genere, magari fatte davanti al Palazzo di giustizia di Milano, da senatori, ministri e deputati, è invece cosa normale, cosa ” italiana”.

Tornando alla giustizia sportiva e alle pesanti sanzioni subite dal Napoli, al punto 3 del referto in questione leggiamo:“All’inizio della gara, sostenitori del Napoli, collocati in gran numero nella Curva Nord, avevano oltraggiato con bordate di fischi l’esecuzione dell’inno nazionale e ad essi si erano uniti sostenitori di entrambe le squadre, che occupavano altri settori”.

Essendo l’ italiano una lingua semplice, ci pare di aver capito che i fischi siano arrivati da tifosi di entrambe le tifoseria, eppure la sanzione tocca, manco a dirlo, solo ai nostri, evidentemente per diritto d’autore rispetto all’idea avuta. Bah. Ricordiamo pure che il presunto inno in questione è solo una canzoncina- massonica- senza alcun riconoscimento ufficiale; e ricordiamo pure che, quando gli italiani fischiano gli inni delle nazionali avversarie, nessuno pare urlare allo scandalo.

Nel punto 4, invece, il giudice Tosel tocca varie questioni: Hamsik che va a colloquio coi capi ultras dietro minaccia, da parte di questi, di fare invasione di campo; la maglietta di Genny che viene definita “spregevolmente allusiva all’uccisione di un Servitore dello Stato”. Ora, se Hamsik si reca ad un colloquio con gente arrampicata su una grata, nonostante la presenza di circa 900 steward, funzionari di forze dell’ordine vari e rappresentanti delle istituzioni nazionali, il problema ci sarà pure, ma riguarda tutti, organizzazione in primis, e del resto se si accetta di fare qualcosa che non si dovrebbe fare, il concorso di colpa tra le parti sarebbe il minimo… e invece no, la colpa è sempre da una sola parte, la solita. Poi ti guardi intorno e sbucano dichiarazioni ( riportate da Repubblica) secondo le quali l’idea di chiedere l’intervento del calcio Napoli, nella persona del suo Capitano, sarebbe partita proprio da Federcalcio e dalla polizia, nel tentativo di affidare la smentita circa la morte di Ciro Esposito, a chi avesse maggiore autorevolezza presso i tifosi, e cioè un calciatore, appunto. Poi ancora, andato via Hamsik, ricordiamo di un altro capannello di gente a colloquio con Genny, probabilmente funzionari di polizia o della federazione, i quali ricevono l’ok del capo tifoso, espresso col pollice in su. Sempre guardandosi poi intorno, vediamo sbucare foto di un altro colloquio coi tifosi, sempre seduti sulle cancellate, però stavolta presso la curva opposta, cui, oltre ai soliti funzionari, partecipa anche Pradè, il d.s. della Fiorentina. Questo mentre Della Valle affermava che “né io, né mio fratello avremmo mai mandato l’altro ieri un nostro tesserato a colloquio sotto la curva con gli ultrà, abbiamo sempre chiarito che la società va per la sua strada e decide da sola, non ci facciamo mettere i piedi in testa da nessuno'”.

In campo ci sarebbe stato addirittura un terzo colloquio tra alcuni esponenti di gruppi ultras di entrambe le tifoserie, ovviamente con l’autorizzazione della polizia ivi presente, per concordare la gestione di striscioni e coreografie.

Nessuna traccia però di tutto questo sui media, nessuna parola del giudice Tosel né del ministro Alfano su quanto accaduto sotto la curva viola. L’unica certezza, la stessa di sempre, è che a pagare il conto di un complesso di azioni e situazioni gestite, da chi di dovere, come peggio non si potesse sperare è sempre Napoli. Una Napoli che esce con le ossa rotte da tutta questa storia, con la solita litania dei luoghi comuni più abusati e scontati al mondo passata tra giornali e tv a tutte le ore del giorno e della notte e con tanti, troppi punti oscuri, troppe domande inevase.

Se in uno stadio entrano bombe carta e fumogeni, oltre a presunti “delinquenti” come Gennaro De Tommaso, il figlio del camorrista che però, guarda caso, non ha alcun precedente penale per associazione camorristica; se in trasferta vanno anche i tifosi che non posseggono la tessera, se Federcalcio e polizia chiedono loro l’intervento di Hamsik e Pradè, senza però poi convocarli ed interrogarli sull’accaduto, se fuori dallo stadio si scatena una guerriglia a colpi di pistola nonostante uno schieramento di circa  1500 uomini, se Questore e Prefetto di Roma negano pubblicamente la trattativa col tifo invece di dimettersi, se i daspo e le indagini vanno sempre e solo in una stessa direzione,  se un messaggio di speranza diviene oltraggioso, se un giudice sportivo entra nel merito di un giudizio morale rispetto ad un pensiero, se i fischi all’inno diventano segno d’inciviltà, se il mirino resta puntato solo ed esclusivamente sui napoletani, beh, allora è chiaro che siamo proprio in italia, il paese in cui la discriminazione verso Napoli è la regola. Benvenuti.

Floriana Tortora

ALLEGATO: Il testo integrale delle decisioni del giudice sportivo Tosel dopo la finale di Coppa Italia all’Olimpico Napoli-Fiorentina

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 8 Maggio 2014 e modificato l'ultima volta il 26 Settembre 2014

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