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Inquinamento ambientale: riflessioni sulle “Terre dei fuochi” d’Italia dopo l’incontro di Acerra

Inquinamento
Ambiente | 21 Aprile 2021

Non solo la Campania. Da anni la denuncia di numerosi cittadini sull’inquinamento ambientale caratterizza tutto lo stivale. Da nord a sud, sono assai diffuse quelle dinamiche che, per diverse ragioni, caratterizzano lo scempio di molteplici territori. Così, l’appellativo “Terre dei Fuochi“, coniato dal vescovo di Acerra, mons. Di Donna, finisce per raccontare tutte quelle realtà piegate sotto il peso dell’inquinamento selvaggio.

Ed è proprio la diocesi della provincia napoletana, guidata del presidente della Conferenza Episcopale Campana, ad aver ospitato, sabato scorso, il convegno “Custodire le nostre terre. Salute, ambiente, lavoro”.

Sono settantotto le diocesi italiane nei cui territori insistono i 42 Siti di interesse nazionale per inquinamento ambientale censiti dal ministero della Transizione ecologica e distribuiti in modo uniforme tra il nord, il centro e il sud del Paese.

Per questo la Chiesa italiana ha voluto che da Acerra partisse simbolicamente la riflessione per sensibilizzare le comunità ecclesiali di tutto il territorio nazionale su un dramma, quello ambientale, per troppo tempo sottovalutato e che potrebbe condurci a scenari disastrosi in futuro se non corriamo ai ripari.

Le “mamme No Pfas” di Vicenza e l’inquinamento delle acque

Terra dei fuochi non è un luogo ma un fenomeno vasto e diffuso“, ripete da anni il vescovo monsignor Antonio Di Donna. E sabato, ad Acerra, è partita simbolicamente la riflessione, online, dei vescovi e dei rappresentanti di 78 diocesi della Penisola.

Tra i primi contributi, c’è stata la testimonianza delle “Mamme No Pfas. Un gruppo di donne che ha raccontato le drammatiche conseguenze legate all’inquinamento delle acque causato da alcuni composti chimici e acidi perfluoroalchilici.

Trecentomila cittadini che vivono nella provincia di Vicenza, Padova e Verona sono minacciati da questa contaminazione chimica.

I Pfas sono sostanze chimiche, molecole prodotte dall’uomo“, racconta un’attivista vicentina, “non biodegradabili, ma bioaccumulabili. Sono nel sangue dei nostri figli e causano squilibri ormonali, diabete gravidico, parti prematuri, malformazioni, infertilità maschili, tumori al rene, ai testicoli e problemi alla tiroide“.

L’industria chimica è stata l’assassina“, aggiunge un’altra mamma No Pfas, “ma i mandatari sono state le istituzioni che hanno permesso che queste sostanze continuassero ad essere prodotte. Oggi il veleno esce dai rubinetti di ogni casa, scuola, ufficio e fabbrica“.

La voce di Taranto e la questione dell’Ilva

Mons. Filippo Santoro, vescovo di Taranto, diventa portavoce dello scempio ambientale che, da anni, caratterizza il dibattito italiano sulla questione ambientale pugliese.

L’Ilva è l’acciaieria più grande d’Europa. Lo stabilimento di Taranto, nato nel 1961, ha creato diversi problemi. Le emissioni inquinanti del sito produttivo hanno causato negli ultimi decenni la morte di un numero molto elevato di operai e di abitanti della città pugliese.

La percezione della gravità ambientale è attualmente diffusa tra le popolazioni, ma ancora sottovalutata“, afferma il vescovo tarantino. E aggiunge,  “Molti sforzi per cercare soluzioni concrete alla crisi ambientale si sono fermato davanti al negazionismo dei potenti“.

Mons. Santoro sottolinea, inoltre, le analogie tra la questione ambientale campana e quella pugliese “che mette a repentaglio la salute, la vita, la dignità delle persone in nome dell’ottimizzazione dei profitti e ignorando la difesa della vita e dell’ambiente“. E il vescovo non manca di rinnovare un appello alla politica “per l’attuazione di provvedimenti che garantiscano una continuità delle bonifiche e la definitiva attuazione della decarbonizzazione dello stabilimento di Taranto. Non è possibile che ad ogni cambio di governo si cominci daccapo come in un tragico gioco dell’oca“.

I medici per l’ambiente e l’inquinamento in Campania

Sono i medici della Campania a raccontare il fenomeno della Terra dei fuochi in questo territorio. Sulla questione il nostro giornale ha, purtroppo spesso, raccontato lo scempio in atto, in particolare, nell’area incastonata tra Napoli Nord e Caserta Sud.

Una questione che, come tante altre presentate durante il convegno, sembra non giungere a conclusione. In Campania si continuano ad incendiare rifiuti. Qui non si è mai arrestato il fenomeno, nonostante le promesse e le passerelle di innumerevoli rappresentanti dello Stato e delle istituzioni locali.

L’inquinamento causa gravi danni alla salute“, afferma il dottor Gennaro Esposito. “Le sostanze chimiche smaltite spesso illegalmente come i rifiuti, contaminano terreni e falde acquifere. L’emergenza climatica viene purtroppo ancora negata. Le evidenze scientifiche, invece, ci spingono a ridurre in brevissimo tempo le emissioni di CO2“.

Nasce per queste ragioni, nel 1989, l’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente, come racconta il dottor Gaetano Rivezzi. L’Isde, infatti, si occupa di “informare e coinvolgere la società civile al fine di influenzare i decisori politici sulle tematiche ambientali. La salute deve essere una priorità nell’ambito delle scelte politiche e il criterio di scelta deve essere la qualità della vita, opponendosi con tutti i mezzi a quei soggetti che perseguono iniziative non rispettose della salute e dell’ambiente. Produrre conoscenze adeguate non ha impatto sulla salute finché queste non sono trasferite efficacemente ai decisori politici“.

Mons. Di Donna: “Abbiamo ascoltato il dolore della gente”

Il Convegno, ha detto il vescovo di Acerra monsignor Antonio Di Donna durante la conferenza stampa di presentazione, “è il punto di arrivo del cammino compiuto da due soggetti ecclesiali: la Conferenza episcopale italiana, attraverso la Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute e la Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace”.

Il presule ha poi tracciato le tappe del cammino compiuto dalla Conferenza episcopale campana, e in particolare delle diocesi più colpite dall’inquinamento ambientale tra Napoli e Caserta.

Innanzitutto, ha detto il vescovo, “abbiamo ascoltato il dolore della gente, specie delle famiglie colpite dalla malattia e dalla morte di cancro dei propri figli, bambini, giovani e ragazzi, registrando allo stesso tempo la palese debolezza delle Istituzioni. Ed essendo la Chiesa unico punto di riferimento della gente, è stata spesso, e lo è ancora oggi, inevitabile la denuncia“.

I vescovi campani si sono radunati, ha aggiunto Di Donna, “per capire la situazione attraverso il confronto con esperti e fare un’operazione verità, di fronte a dati altalenanti e al rischio che tra un allarmismo ingiustificato e il negazionismo irragionevole prevalga l’immobilismo, come accaduto con le bonifiche“.

In conclusione, Di Donna ha dedicato questo appuntamento “ai bambini, ai ragazzi e ai giovani morti per cancro delle sue terre e alle loro famiglie“. Ha poi annunciato che dal mese scorso è stato depositato al Senato un disegno di legge dal senatore Francesco Urraro per istituire la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’inquinamento ambientale. L’obiettivo è quello di promuovere, rinnovare e costruire una coscienza civica di tutela ambientale e conseguentemente della salute. Per la celebrazione il giorno individuato è il 24 maggio di ogni anno, data della pubblicazione dell’enciclica Laudato sì di Papa Francesco.

Rocco Pezzullo

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 21 Aprile 2021 e modificato l'ultima volta il 21 Aprile 2021

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