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POLEMICA INSIGNE

Lo sfogo di Lorenzo a Sassuolo e quel “finché resto qua” che non ci è affatto piaciuto

Sport | 11 Marzo 2019

Nel bene e nel male, Lorenzo Insigne ha monopolizzato la domenica calcistica partenopea, dominando i pensieri e le riflessioni di gran parte della tifoseria napoletana.

Ieri sera, nella consueta cronaca post-gara, avevamo esaltato la perla balistica del 24 azzurro, definendola una vera e propria delizia per il palato: movimento a mo’ di danza intorno al pallone per cercare la giusta coordinazione, destro a giro a baciare il palo opposto.

Per Lorenzo, a nostro modo di vedere, si è trattato del modo migliore per rispondere alle tante critiche (ingiuste, aggiungiamo noi) ricevute dopo il rigore sbagliato, nel turno precedente, contro la Juventus al San Paolo.

Peccato, però, che lo stesso Insigne abbia poi deciso di affidare il proprio diritto di replica non solo al verdetto del campo, ma anche ai microfoni del dopo-gara di Reggio Emilia.

“Non voglio far polemica, accetto le critiche come ho sempre fatto. Ho un carattere particolare, quando ho sbagliato, ho sempre chiesto scusa. Vado avanti per la mia strada, più di così non posso fare nulla.

Ho sbagliato un rigore, ci sta di sbagliarlo, c’è qualcuno che non l’ha presa bene, ma non fa niente. Più di così non posso fare, cercherò di dare sempre il 100% finché sto qua”.

Dal gol all’autogol, il passo è (stato) breve

Non ci perderemo in eccessivi giri di parole: dal nostro punto di vista, Insigne ha realizzato un clamoroso autogol.

All’indomani del match con la Juventus, lo avevamo strenuamente difeso. Lorenzo, al di là del penalty fallito, era risultato tra i migliori in campo, fornendo inoltre l’assist vincente per il gol di Callejon.

D’altronde lo insegnano da decenni i celebri versi di De Gregori: non è da questi particolari che si giudica un giocatore.  E dal dischetto, in carriera, hanno davvero sbagliato tutti. Anche i più grandi di sempre.

Ma i più grandi, senza con ciò  volerci avventurare in paragoni scomodi o senza logica, hanno sempre preferito far parlare i loro piedi piuttosto che affidarsi alla voce dei media.

Insigne non è di certo un fuoriclasse – per il suo bene, speriamo vivamente che ne sia consapevole anche lui – ma è senza alcun dubbio uno dei calciatori italiani  più forti della sua epoca, oltre ad essere il giocatore più rappresentativo del Napoli.

Di cui, da Napoletano, è da poche settimane anche il capitano.

Compiti e responsabilità non di poco conto che, per essere onorati, richiedono spalle larghe, personalità e carisma non di poco conto. Basterebbe citare il ruolo di leader silenzioso ricoperto da Marek Hamsik che, con le critiche spesso ingiuste e immeritate, ha dovuto e saputo conviverci per ben 12 anni, nonostante i tanti record della storia azzurra mano a mano battuti e riscritti.

I paragoni non ci piacciono, ma crediamo molto nella forza dell’esempio. Specie se positivo, come quello del 17 con la cresta che, con Lorenzo, ha condiviso ben 7 anni di Napoli.

‘Incassare’ è molto più complesso da attuare rispetto al ‘replicare’, ma è esercizio e capacità di gran lunga più redditizia dello sfogo estemporaneo.

Il pregiudizio verso Insigne

Ciò posto, siamo comunque ben consapevoli di quanto sia difficile e complicato essere, da Napoletani, leader e giocatori di talento con indosso la maglia del Napoli.

Sia chiaro: non stiamo fornendo un alibi ad Insigne, ma è innegabile evidenziare il particolare trattamento che i suoi tifosi gli riservano. Soprattutto se paragonato a quello ricevuto da altri suoi colleghi di reparto, in preda a trend di rendimento nettamente peggiori a quelli di Lorenzo.

E che, in passato, ci avevano abituati a numeri e score realizzativi da urlo.

Come ad esempio Dries Mertens, impalpabile e altalenante in questa sua sesta stagione in azzurro, ma solo sfiorato dall’impeto della critica della tifoseria napoletana.

Il motivo?

Si tratta di un semplice credito di fiducia dettato dalle precedenti annate (non tutte comunque propriamente esplosive) a cui ci ha abituati il belga o, come temiamo, il vero discrimine è figlio del diverso carattere dei due – più riservato  e talvolta ombroso Lorenzo, decisamente più espansivo e colorato Dries – che influisce sulla loro differente percezione agli occhi dei tifosi?

Quante volte, e siate sinceri, abbiamo letto o sentito accostare a Insigne definizioni poco carine come “cafone” o aggettivi come “arrogante” e “presuntuoso”.

Viceversa, per Mertens siamo arrivati a coniare un nomignolo ad hoc – Ciro – e a definirlo “scugnizzo” per le tante gag realizzate nello spogliatoio azzurro e le ripetute dimostrazioni di affetto rese note al pubblico tramite i suoi canali social.

Lo ribadiamo: non vogliamo fornire un alibi ad Insigne. Ci è parso altrettanto giusto evidenziare le contraddizioni che animano (anche) il nostro essere tifosi e sostenitori. Tanto del Napoli, quanto dei giocatori che lo rappresentano.

Parlare a nuora, perché suocera intenda

Non è la prima volta che Insigne manifesta il suo dissenso verso le critiche ricevute. Lo scorso anno, giusto per fare qualche esempio più recente, Lorenzo polemizzó vistosamente col pubblico del San Paolo dopo il gol del momentaneo 1-1 all’Udinese e dopo l’assist del pareggio a Milik nella partita con il Chievo Verona.

Ieri sera, però, il contesto ci è sembrato totalmente differente. In campo e dagli spalti, non abbiamo registrato cori o critiche direttamente rivolte al Capitano del Napoli, ragion per cui appare lecito chiedersi a chi fosse il rivolto il suo messaggio di malcontento.

Al di là dei tifosi, c’è qualcun altro che ha mostrato – senz’altro privatamente – le proprie rimostranze alle recenti prestazioni di Insigne?

Così fosse, le sue dichiarazioni a chi sono rivolte? Magari alla società, ma ci sfuggono al momento le reali motivazioni. O al suo agente, l’arcinoto Mino Raiola, indirettamente chiamato in causa con quel “finché resto qua” che lascia spazio ad ampie e variegate interpretazioni.

Tra cui quella di mettersi al lavoro, in vista dell’estate, per cercare nuovi lidi e una nuova squadra.

Col tempo, abbiamo imparato a non strapparci più vesti o capelli in presenza di un calciatore che spinge per andar via. Abbiamo grandiosamente resistito agli addii di Cavani, Lavezzi, Higuain e, da ultimo, proprio di Hamsik (che ci ha salutato per motivi ben diversi dai suoi ex compagni citati).

Siamo pronti a fare altrettanto anche con Insigne. Gli chiediamo solo chiarezza. Niente mezzucci o frasi sibilline. Che i panni sporchi si lavino in famiglia. E che in campo, “finché resta qua”, mostri unione di intenti e impegno massimo incondizionato.

Se la volontà è quella di salutarsi, aggiungere l’Europa League alla nostra bacheca sarebbe indubbiamente il modo migliore per farlo.

Antonio Guarino

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 11 Marzo 2019 e modificato l'ultima volta il 11 Marzo 2019

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