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Intervista a Mario Epifani, neo-direttore del Palazzo Reale di Napoli: “Ecco come rilancerò gli spazi”

Mario Epifani direttore di Palazzo Reale
Beni Culturali | 5 Febbraio 2021

Incontriamo Mario Epifani, nuovo direttore del Palazzo Reale di Napoli da quando il Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini, ha deciso di rendere la residenza reale museo autonomo.

Dopo aver ricevuto la  nomina a settembre 2020 , quattro giorni dopo il suo insediamento a novembre scorso, i luoghi della cultura chiudono per la seconda volta fino alla riapertura in Campania il 18 gennaio 2021.

Iniziamo la chiacchierata nella piazza dove il Palazzo Reale che dirigerà per i prossimi 4 anni si erge da più di 400 anni subendo modifiche insieme alla storia di Napoli.

Un inizio non facile per il giovane direttore di origine romana con la passione per le Regge e la storia dell’arte.

La passione per le residenze reali iniziata a 12 anni

“A 12 anni sono stato a Versailles dove ho riconosciuto i posti di un cartone animato che ne riproduceva i luoghi nel dettaglio, “Lady Oscar”.

Nasce probabilmente così, da bambino, la passione per i palazzi reali a iniziare da Versailles. Ero partito con l’archeologia, Pompei, poi Versailles e con le piccole guide De Agostini.

Avevo dei quadernini dove mettevo insieme le stanze dei vari palazzi reali per creare il mio Palazzo Reale ideale. Un destino segnato”.

L’ arrivo a Napoli

Napoli per Epifani non è un territorio sconosciuto.  La città  gli era già familiare grazie  al  percorso di studi che lo ha portato ad ottenere un dottorato alla Federico II sui disegni napoletani  del Seicento e del Settecento attraverso il collezionismo.

L’esperienza lavorativa più lunga inizia nel 2010: 10 anni a Torino prima come funzionario poi come direttore dell’armeria reale e curatore dei Musei Reali,  quando ancora non era nata la cosiddetta riforma Franceschini. Mentre arriverà ad un’altra residenza borbonica, quella di Capodimonte, solo per un breve momento da funzionario, per soli tre mesi, da luglio a settembre 2020.

Il Palazzo Reale e Piazza del Plebiscito

Gli chiediamo subito della piazza antistante il suo Palazzo, quel largo diventato piazza del Plebiscito, imprescindibile dall’identità del sito reale:

“Il Palazzo ha ovviamente un legame con la piazza pur non essendo strettamente quest’ultima di mia competenza,- dice Epifani –  anche perché  il passaggio dalla piazza al cortile e al giardino è libero e c’è questa connettività sia con piazza Trieste e Trento che con piazza del Plebiscito. Bisogna interrogarsi storicamente sulla funzione di questa piazza che è un po’ considerata dai napoletani come un luogo di passaggio tra via Toledo e il mare. Spesso la si attraversa e basta “.

Gli ricordiamo la proposta avanzata qualche giorno fa dai commercianti di Chiaia di riaprirla al traffico veicolare e gli chiediamo cosa ne pensa in merito: “Comprendo ci sia un problema oggettivo creato dai lavori alla Galleria della Vittoria ed effettivamente potrebbe essere una soluzione.

C’è tanto spazio sprecato in questa piazza. A Torino i porticati e le zone pedonalizzate hanno dato vita a dei “dehors”. Napoli sembra meno portata per esempio ad abitare i portici dove non c’è quasi niente.

Per il decoro della Piazza e per i lavori mi sono interfacciato con il sindaco uscente che si è reso disponibile a incontrarmi nonostante sia a fine mandato. Mi ha anche parlato dell’ipogeo sottostante che non ho ancora visto ma ovviamente dovrò aspettare il nuovo sindaco per confrontarmi e per future collaborazioni.

Il San Carlo questa estate è riuscito a ravvivare un po’ la piazza  con gli spettacoli. Tra le mie ambizioni c’è quella di riuscirci anch’io dando nuova vita al Palazzo”.

Come si può ridare l’identità al Palazzo Reale

L’identità di Palazzo Reale. Per Epifani la si ritrova “raccontando meglio la sua storia. Da visitatore quando si entra nelle sale si ha l’idea della monotonia.

Si devono mettere in evidenza gli oggetti che a primo impatto non si notano e che si possono valorizzare e poi raccontare come il Palazzo è stato vissuto nei secoli, la sua stratificazione: prima i viceré poi i Borbone, Gioacchino Murat, i Savoia, quindi capire anche come le varie sale venivano utilizzate, la funzione nelle varie epoche.” ci spiega il direttore.

Al lavoro per un nuovo allestimento

Domandiamo a Epifani se pensa a un nuovo allestimento. “Alcuni oggetti sembrano il frutto di spostamenti un po’ casuali. In realtà come museo noi cerchiamo di cristallizzare un momento storico ma già i Borbone spostavano cose tra le varie residenze. Possiamo pensare però di raccontare queste trasformazioni e questi spostamenti e con questi la funzione delle stanze e degli oggetti che si spostavano con i personaggi che vivevano in quelle stanze. Seguire un po’ i cerimoniali delle varie casate arrivando fino ai Savoia, vedere i cambiamenti di utilizzo delle sale. Gli appartamenti privati sono quelli della Biblioteca che non si visitano più ad esempio.”

Ricollegare il Palazzo al San Carlo e alla Biblioteca

“Poi l’idea è di ricollegare il San Carlo, la Biblioteca e il Palazzo Reale che sono una sorta di cittadella. Si può pensare a una offerta culturale multipla dei diversi istituti. L’elemento che unisce può essere sicuramente il giardino che rimane aperto. Continueremo a tenere aperti il sabato e la domenica il cortile dove c’è l’esposizione della casa di Rosa Parks, e il giardino. Dobbiamo studiare meglio, però, l’apertura libera con maggiori controlli e creare un’ area cani come a Capodimonte (anche se qui abbiamo meno spazio). “

I progetti immediati: Caffetteria, biglietteria e bookshop

“Tra i progetti immediati ci sono l’apertura della caffetteria accessibile da piazza Plebiscito aperta anche senza biglietto del museo. Un modo per attrarre anche chi non necessariamente va a visitare il Palazzo. Ci troviamo certamente in una zona dove l’offerta non manca però abbiamo pensato che possa diventare un luogo di ritrovo. Una cosa che stiamo in ogni caso impostando.”

Gli obiettivi a breve termine

Tra gli obbiettivi a breve termine l’idea è di spostare il servizio biglietteria e di collocare un bookshop all’ingresso principale.

“Abbiamo un locale già predisposto, bello, al di là del cortile, pensato anche come bookshop. Ci stiamo interrogando solo sui percorsi per fare in modo che si entri nel Palazzo direttamente dal cortile per immettersi dove c’è lo scalone d’onore. Le persone dovrebbero arrivarci già munite di biglietto e controllo. Stiamo studiando come poterlo fare. Se ci immaginiamo un grande afflusso bisogna garantire che se c’è fila ci sia abbastanza spazio. Alcuni spazi devono rimanere liberi e bisogna capire come fare del cortile una zona già controllata e “sterilizzata”. Il direttore della Biblioteca vuole aprire il cancello su via San Carlo che mi sembra una cosa molto bella, che era poi storicamente l’ingresso della Biblioteca. I locali della biglietteria sono già restaurati e pronti. Bisogna solo occuparli.” conferma il direttore.

I progetti da realizzare nei 4 anni di mandato

Ma i progetti di Epifani non si fermano qui e si focalizzano anche su quesgli spazi del Palazzo “proibiti” al pubblico, come i sottotetti e le cucine:

“Per i sottotetti,  è previsto di renderli accessibili e visitabili almeno in parte al pubblico. Abbiamo fatto qualche post in merito anche su Instagram.

Stiamo progettando di riaprire anche le cucine che sono ora occupate dal laboratorio di restauro e da un deposito che però libereremo portando ciò che c’è dentro verso i depositi che sono a via acton e potremo far rivedere le cucine.

Non tutto si potrà fare subito.

Caffetteria e bookshop riusciremo quasi sicuramente ad aprirli entro l’anno.

Per i sottotetti il cantiere deve partire e sarà abbastanza lungo, terminerà credo entro il 2022. Io ho 4 anni di mandato, cerco di fare una programmazione entro questo tempo. Per i depositi e le cucine conto di poterli aprire al pubblico entro i 4 anni.”

Manutenzione, conservazione, illuminazione… senza luce del sole

“Sempre nell’arco del mio mandato vorrei rivedere un po’ l’allestimento – prosegue Epifani –  qualche sala meriterebbe lavori di manutenzione soprattutto alle pareti, ai tessuti, alle sete di San Leucio che in alcune sale sono malridotte. Vorrei preoccuparmi anche dell’aspetto di conservazione. Ad esempio non so se vi siete accorti che le finestre sono tutte chiuse. È una scelta un po’ impattante ma fatta volutamente perché la luce diretta del sole su sete e arazzi non va bene. Abbiamo un nuovo impianto di illuminazione in oltre il 50% delle sale con una bella luce dei lampadari. Dovremo mettere una pellicola filtrante sui vetri  perché un raggio di sole che colpisce l’arazzo lo danneggia. Storicamente queste sale erano fatte non per guardare fuori la piazza, cosa che a noi piace. Abbiamo comunque il giardino pensile: pertanto lasceremo aperture in alcuni punti specifici.

A proposito del giardino pensile, ripartiranno le visite sempre accompagnate e contingentate, su prenotazione, con una piccola maggiorazione del biglietto”.

Cura del verde e visite del direttore

Un occhio particolare sarà rivolto anche al verde. Si cercherà di far partire una manutenzione ordinaria come a Capodimonte che curi adeguatamente i giardini del Palazzo.

Prenotabili anche “le visite col direttore” a cadenza fissa da stabilire, in cui raccontare il Palazzo. Per ora sono state chiuse le prime prenotazioni ma la prima visita non è ancora partita. Le visite sono dedicate soprattutto alle famiglie ma in realtà sono un regalo del direttore che raccontando la storia del Palazzo vuole conoscerne anche i fruitori.

Il caso: la facciata su via Acton e l’umidità di risalita

Pochi giorni fa hanno destato grande preoccupazione le condizioni della facciata di Palazzo Reale su via Acton, tanto che alcune associazioni attive sul territorio hanno lanciato un grido d’allarme.  Abbiamo chiesto al direttore se ne fosse al corrente e quali notizie poteva darci in merito. Si tratta di una risalita di umidità visibile chiaramente ad occhio nudo e che dovrebbe essere pertinente a delle sorgenti d’acqua nella zona: “Il Palazzo ha vari occupanti ma il gestore del “condominio” è il museo , anche se questa parte è occupata da due soprintendenze. Quindi ne ho parlato già col soprintendente La Rocca che mi ha risposto che è qualcosa da verificare perché gli articoli di giornale che ne parlano di per sé non dicono nulla. Faremo, d’accordo con il Soprintendente, delle indagini per capire meglio e verificare lo stato delle murature. Quando il Palazzo è stato costruito si sapeva che c’erano queste falde acquifere ma non hanno provocato danni all’edificio. I locali interni dei depositi sono stati restaurati da poco e all’interno non vediamo problemi. In quella parte bassa possono essere diverse le cause di quelle macchie.”

Il Palazzo Reale di Napoli e il tema del digitale

Per quel che concerne il tema del digitale, che con l’emergenza Covid è diventato determinante,  per il Palazzo Reale bisogna ripartire dal sito web.

Essendo diventato autonomo solo da settembre,- ci racconta Epifani –  il Palazzo Reale non ha ancora un proprio sito. Se si digita “Palazzo reale di Napoli” in un qualsiasi motore di ricerca i risultati riportano ancora al sito web dell’ex Polo museale della Campania a cui il museo apparteneva, ora diventato Direzione regionale dei musei campani.

Funzionano a pieno regime, invece, i profili social del Palazzo che sono molto seguiti:  più di 13000 followers su Facebook e 21 mila su Instagram.

“Stiamo cercando di costruirci un parco immagini – dice Epifani –  Poi bisogna recuperare tutti i documenti, tra gli inventari che abbiamo noi e quelli che ci sono all’archivio di Stato, e fare una campagna di digitalizzazione, che in parte sta già facendo l’archivio. I documenti digitalizzati e trascritti ci permetterebbero di fare un confronto anche sulle trasformazioni avvenute nella storia del Palazzo e anche dell’allestimento. Si potrebbe anche tracciare tutti questi oggetti che sono stati sempre in movimento  anche dentro al Palazzo. Ci sono anche tanti oggetti che sono stati spostati dalla Biblioteca e che ora sono in deposito. Sarebbe bello fare poi di questi documenti anche una condivisione con Caserta e Capodimonte perché comunque molte cose sono passate tra le varie residenze borboniche. L’Associazione “Siti reali” sta facendo un po’ da legante tra le regge borboniche.

Caserta, Palazzo Reale e Capodimonte sono comunque le tre residenze reali, musei autonomi, dove c’è il grosso degli arredi e tra noi potremmo immaginare questo lavoro sugli inventari e verificare questa mobilità di oggetti , ad esempio i servizi da tavola a Capodimonte vengono da Palazzo Reale.”

Il recupero delle foto storiche

Mi piacerebbe anche recuperare le foto storiche come quelle Alinari, quelle dell’Archivio Parisio – Troncone che è qui a due passi. Anche foto di eventi storici come matrimoni, funerali, feste, eventi pubblici per mostrare al pubblico com’era ad esempio il salone d’Ercole a inizio ‘900 .

Riportare la musica al Teatro di Corte

Infine un pensiero a un altro gioiello del Palazzo, il Teatro di Corte. “Per il teatro di Corte vorrei riportare la musica che si suonava già dal tempo dei viceré che c’erano commedie in musica, poi quella del ‘700, ne parlavo col San Carlo – conclude Epifani – Riportare la musica giusta che storicamente appartiene al Palazzo che rievoca meglio la vita che c’era qui. “.

Susy Martire

 

 

 

Un articolo di Susy Martire pubblicato il 5 Febbraio 2021 e modificato l'ultima volta il 6 Febbraio 2021

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