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INTERVISTA ALLA FORTE

Iaia, musa nell’anima: “Il napoletano? E’ vivo anche a teatro”

Cinema, Cultura, Teatro | 24 Novembre 2014

iaia forte in tony pagoda

“Gondoliere portami a Napoli”
Franco Califano
(Hanno tutti ragione, Paolo Sorrentino)

I capelli sono nascosti dalla cuffia nera per parrucca, l’aspetto è quello un po’ goffo del clown prima dello show: indossa già l’abito di scena Iaia Forte, una camicia rossa alla Dylan Dog un po’ attempato e sovrappeso, una cravatta anni Novanta, i pantaloni neri. In scena, ma solo in scena infilerà la giacca pailettata, diventerà Tony Pagoda, il personaggio, anzi forse l’ossessione del cantante di night club che accompagna la produzione di Paolo Sorrentino, il nostro regista napoletano da Oscar, da quasi vent’anni passando dal cinema (L’uomo in più) alla narrativa (Hanno tutti ragione). Si è seduta con me sotto al palco del Teatro Nuovo, Iaia Forte . A guardarla adesso mi domando dove è finita quella ragazza dai riccioli biondi, dallo sguardo solare, e dal corpo vivace e estroverso: Iaia Forte – in questgi giorni impegnata anche nelle riprese di un nuovo film a Napoli – da principio prima e forse unica musa di Pappi Corsicato, il regista di “Libera”, il giovane filmaker che veniva dalla formazione newyorkese, che negli anni della “nuova scuola del cinema napoletano” si fece conoscere assieme a Martone e Capuano, per quella vena di follia almodovariana che lei con la sua verve naturale interpretava così bene.

Cara Iaia, la prima domanda riguarda Paolo Sorrentino, il successo dell’Oscar e forse anche la delusione di alcuni napoletani, come me, per non aver assistito a nessuna iniziativa della città per festeggiare “La Grande Bellezza”, tranne forse un cartellone qui ai Quartieri, in cui questa parte della cittadinanza ringraziava il nostro regista

Mi dispiace, certo. Sono tanti anni che non sono più qui, non so cosa si fa. Questa cosa, ti dico la verità, non la sapevo. Però che bello che i Quartieri abbiano pensato a Paolo. Sai considero Sorrentino una persona eccezionale: scrive benissimo, è un grande regista, un amico. E’ un talento rinascimentale. Con lui mi diverto come una pazza. Per quanto mi riguarda sa fare tutto. Fa bene anche la pizza.

Tornando al teatro, cosa pensi della lingua napoletana? Credi sia meno frequentata drammaturgicamente in questi anni?

Non penso che ci sia poco napoletano in scena. Trovo ci siano ancora molte rappresentazioni. E poi il napoletano, assieme al veneto, sono le uniche lingue vive della nostra tradizione drammaturgica. Considero il napoletano una lingua materna per un attore, a differenza dell’italiano che ha invece una natura matrigna per certi versi, a cui manca una radice linguistica che invece il napoletano possiede. Sono molto orgogliosa del napoletano, dei napoletani e di tutti i nostri talenti.

Qual’ è la tua opinione su questo dibattito in corso sui risultati e sui costi del Forum delle Culture a Napoli?

Trovo che sia stata una puttanata pazzesca. Ho partecipato alle Olimpiadi della Cultura a Torino, credimi, tutt’altra cosa. E’ assurdo che siano stati spesi tanti soldi per una cosa del genere, denari che dovrebbero essere, almeno per me, investiti nella cura e nella manutenzione del nostro territorio e del nostro patrimonio storico-artistico. Sono stata in un’area archeologica, le terme romane, presso Castellamare di Stabia. Rovine a cielo aperto, tutti, se vogliono hanno la possibilità di prendere quello che vogliono per portarselo via. Non è assurdo?

A proposito di identità, cosa si prova a recitare nei panni di un uomo, di Tony P, per esser precisi?

Abitare in uno spazio trasfigurato è una cosa stupenda per un attore. Mi piace molto indossare i panni di un uomo. E poi c’è qualcosa che offro a questo personaggio che forse un uomo non riuscirebbe a dare. Tony P è un buffone, un cinico, un personaggio sgradevole, per certi versi. Io tiro fuori la sua identità femminile, la sua anima, lo rendo per certi versi più umano. L’identità di genere è sempre stato un gioco per un attore.

Nell’amore per le parole e nell’entusiasmo confuso riconosco il mio incanto di oggi e di allora per Iaia. Ri-conosco Iaia Forte.

Laura Petrazzuolo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 24 Novembre 2014 e modificato l'ultima volta il 24 Novembre 2014

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