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INTERVISTA

Non riaprono i mercati di Napoli. Gli ambulanti di Fuorigrotta: “Dateci regole, dobbiamo lavorare”

Lavoro | 1 Maggio 2020

Dopo parrucchieri, ristoratori, artigiani raccogliamo la protesta dei lavoratori ambulanti che hanno scritto alla redazione chiedendo di essere ascoltati. 

Gli ambulanti sono tra le categorie che maggiormente sta subendo e subirà gli effetti dell’emergenza causata dal Covid-19.  Mentre in Lombardia e in Veneto, le regioni più colpite dal coronavirus, stanno riaprendo i mercati, in Campania ancora nulla è previsto per questa categoria, considerata tra le più a rischio per la difficoltà di garantire il distanziamento sociale.

La protesta dell’Ana 

Oggi abbiamo sentito alcuni commercianti aderenti all’Ana (associazione nazionale ambulanti) del mercato Metastasio, un’area che copre più di 5mila Mq nel quartiere di Fuorigrotta e uno dei mercati storici della città di Napoli chiuso, come tante altre attività, dal decreto dell’11 di Marzo. 

Qual’ è la vostra situazione attuale. Il prossimo decreto che entrerà in vigore il 4 maggio cosa prevede per la categoria dei commercianti ambulanti? 

“Nulla. Noi stiamo stati completamente ignorati dai vari decreti che si sono susseguiti negli ultimi due mesi. 

Non fa, purtroppo, differenza il decreto che entrerà in vigore il prossimo 4 maggio, che non menziona gli ambulanti tra le riaperture della cosiddetta “fase 2”, neanche di quelli a posto fisso come nel caso nostro, (ovvero il mercato Metastasio di Fuorigrotta n.d.r).

Eppure parliamo di una categoria di lavoratori a partita iva che come tutti quanti gli altri paga le tasse, anche molte, con imposte che raggiungono il 65%. 

Facciamo tutti lo scontrino”, ci dicono, ci siamo dotati quasi tutti di linea internet per poter essere monitorati ed emettere fattura elettronica. Insomma seguiamo le regole” 

E sarebbero stati felici di seguire le regole anche in questa fase delicata dotandosi di tutti gli accorgimenti necessari per permettere ai napoletani di poter tornare a fare la spesa al mercato. 

Ma sono destinati a rimanere ancora fermi in un quartiere ad altissima densità abitativa che vede i supermercati perennemente pieni dall’inizio dell’emergenza. 

Ci spiegano che spesso, proprio fuori ai supermercati, volanti dei vigili urbani di passaggio sono costrette a fermarsi e a ristabilire l’ordine e le distanze che inevitabilmente vengono meno. 

Perché dunque non riaprire l’area mercatale, per i codici Ateco autorizzati, si intende, in modo da decomprimere anche gli altri esercizi commerciali, si chiedono? 

Come mai nemmeno i negozi con codici ateco autorizzati a restare aperti, come gli alimentari per esempio, possono funzionare? 

Al momento l’area del mercato è chiusa dunque agli ambulanti è fatto divieto di entrare nei propri negozi.

“Non abbiamo potuto organizzare servizio di spesa a domicilio, né lavorare su richieste specifiche”, spiegano,”solo i negozi di generi alimentari hanno il permesso di accedere ai loro box per il controllo dei frigoriferi e le pulizie. Ogni altra richiesta va posta al comando dei vigili urbani e deve essere motivata”.

Le proposte degli ambulanti 

Quali sono le vostre idee e le proposte per adeguare dal punto di vista della sicurezza, il mercato di Fuorigrotta  ma anche gli altri mercati storici della città di Napoli come Antignano e Poggioreale? 

Per gli altri mercati napoletani non possiamo fare nessuna considerazione perché hanno strutture completamente diverse l’uno dall’altro, ma per il mercato di via Metastasio avevamo fatto delle proposte ben precise. 

Riteniamo infatti che la nostra struttura permetta una organizzazione agevole della vendita contingentata, dunque un buon controllo dei flussi. 

Le nostre proposte erano state diverse: prima di tutto l’interdizione dell’ingresso alle auto per poter avere libera tutta l’area davanti al mercato. 

In definitiva il numero di vetture, visto il divieto di spostarsi da un comune all’altro e l’obbligo di fare la spesa in prossimità di casa, sarebbe stato ridottissimo. 

L’organizzazione di un percorso circolare vista la presenza di due entrate che avrebbe permesso di uscire dalla parte opposta all’entrata. 

I corridoi, larghi ben 4m sarebbero rimasti liberi dalla merce che generalmente viene sistemata all’esterno dei negozi.

Disponibilità di volontari e /o personale pagato dai commercianti all’ingresso per la gestione delle file, il rilievo della temperatura e la distribuzione di mascherine e guanti. 

In realtà già molti di noi prima della chiusura si erano dotati di totem per la sanificazione delle mani e la distribuzione dei guanti. 

Addirittura avevamo pensato ad aperture a giorni alterni. 

Insomma chiedevamo che venisse presa in considerazione la specificità di questa’area mercatale che è immensa sia fuori che dentro.

Proposte inascoltate ma nel frattempo le tasse vanno pagate

Tutte le proposte fatte dall’associazione e dai commercianti del Metastasio non sono state dunque prese in considerazione.

Nel frattempo, però loro continuano a pagare i tributi e le bollette. 

Ci raccontano che per il momento hanno ottenuto solo la sospensione del pagamento del canone d’affitto da parte del comune. 

Si chiedono per esempio cosa accadrà con la tassa della spazzatura, voce importante nel loro bilancio e se saranno decurtati questi mesi di chiusura totale.  

Quali sono i numeri al momento. Qual’è il numero di ambulanti fermi? L’associazione ha fatto una stima anche economica delle perdite? 

Le stime per quanto ci riguarda sono difficilissime perché la nostra è un’attività soggetta a molte variabili a cominciare da quella meteorologica.

Viene da se che in una settimana piovosa il nostro fatturato scende, per esempio.

Quello che possiamo affermare con certezza  è che il mercato ha circa 250 negozi interni, si arriva a oltre 300 se si considerano anche le postazioni esterne. 

Almeno 1000 forse 1500 le persone  traggono sostentamento dal mercato tra nuclei familiari direttamente impiegati nelle attività e collaboratori. 

Già ora, dopo due mesi, se si potesse riaprire domani tanti forse non ce la farebbero comunque a tirare su la serranda.

In una città come Napoli dall’economia già fragile non è certo da cosa da nulla. 

Le richieste alle istituzioni 

Quali sono le vostre richieste. Il governo, la regione quali misure dovrebbero adottare per rispondere alle vostre esigenze? 

Noi chiediamo una valutazione  tecnico – scientifica, qualcuno esperto che venga qui a controllare se effettivamente la struttura non ha gli spazi e dunque le possibilità per essere riaperta.

Queste commissioni tecnico-scientifiche di cui tanto si riempiono tutti la bocca perché non metterle davvero a disposizione dei cittadini?

Noi siamo pronti a modulare le nostre richieste su considerazioni tecniche fatte da esperti, ma non possiamo farci stare bene una serrata senza spiegazioni. Non più.

Abbiamo a cuore la nostra città e per questo abbiamo sopportato e rispettato il lockdown ora però pretendiamo risposte.

A Sesto San Giovanni in Lombardia ieri ha riaperto il mercato che cosa ne pensate? 

Noi non ci sentiamo di poter giudicare nessun lavoratore perché sappiamo bene cosa significa lavorare “per strada” con ogni condizione climatica, con l’incertezza estrema che accompagna la nostra attività.

Dunque capiamo benissimo coloro che, avendone la possibilità, hanno riaperto e non vogliamo assolutamente entrare in polemica con nessuno.

Mandiamo, anzi, a tutti loro un abbraccio e la nostra solidarietà per il tanto che i loro territori hanno subito in questi 3 mesi.

Vogliamo però risposte anche dalle nostre istituzioni. Lì si è agito a livello regionale. Si può fare anche da noi? Si faccia!

La verità è che, come ci tengono a spiegare, Francesco, Pasqua, Salvatore e gli altri con cui abbiamo parlato a lungo oggi, impedire ai mercati di riaprire significa  penalizzare ancora e ancora il territorio.

L’indotto creato dai mercati ha una ricaduta diretta sul territorio, il mercato è identità ed un modo alternativo alla GDO di fare la spesa; questa emergenza ha dimostrato ancora una volta che  è lei a fare la parte del leone, perché possiede strumenti e possibilità mentre i piccoli inevitabilmente soccombono.

Simona Sieno

 

Un articolo di Simona Sieno pubblicato il 1 Maggio 2020 e modificato l'ultima volta il 1 Maggio 2020

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