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INTERVISTE INSORGENTI

Erri de Luca: “Italia paese senza libertà. Ma Napoli è fuori dal coro”

Battaglie, Diritti e sociale, Giustizia, Italia, NapoliCapitale, Politica | 24 Settembre 2015

erri de luca no tav

Per Erri De Luca a processo per un’opinione, accusato di istigazione a delinquere per aver annunciato “la Tav va sabotata”, la procura di Torino ha chiesto una condanna pari ad otto mesi. Il pm Antonio Rinaudo, nel corso della requisitoria, ha sostenuto le accuse nei confronti dello scrittore napoletano dichiarando: “Le sue parole hanno un peso determinante sul movimento No Tav”.

D’un tratto però il tribunale è divenuto un teatrino sul quale torturare la libertà d’espressione servendosi di uomini che hanno fatto la storia a suon di parole, come Primo Levi. Difatti Rinaudo ha successivamente dichiarato: “Gli ricordo quello che scrisse Primo Levi. Abbiamo una responsabilità, finché viviamo. Dobbiamo rispondere di quanto scriviamo, parola per parola, e far sì che ogni parola vada a segno.”

E’ per questo che abbiamo sentito Erri De Luca, per far sì che le sue parole continuino ad essere una risposta, fino a che non vadano a segno.

 

Durante il periodo dell’attentato a Charlie, tutti hanno difeso a spada tratta la libertà di espressione. Eppure quanto accade ci dimostra come invece lentamente questa stia morendo sotto i bavagli politici e il silenzio assordante di molti. Alla luce degli ultimi avvenimenti, di quanto lei stesso sta vivendo, qual è ora secondo lei il grado di libertà nel nostro paese? Cosa sta accadendo alla libertà di manifestazione del pensiero?

In democrazia i diritti subiscono variazioni di peso e di importanza. Il bilanciamento di forze tra potere e cittadini, tra potere e informazione subisce oscillazioni. Il potere pretende consenso, ostacola opposizioni. Nel nostro paese si è rattrappita la libera informazione, i giornalisti non sono più dei professionisti di un servizio di pubblica utilità ma i dipendenti di un’azienda alla quale devono obbedienza. Abbiamo la stampa meno libera di Europa. Da questo deficit credo che dipenda il dilagare di una prepotenza a imporre scelte ai cittadini.

La situazione nell’era del post berlusconismo è peggiorata secondo lei?

Si è aggravata l’assuefazione alla censura, la si confonde con la prudenza e con il senso della misura. È invece una forma di diserzione dall’impegno civile.
Cosa risponde alle accuse di sionismo che molti sollevano nei suoi confronti?

Non rispondo niente.

Sono effimere le accuse di istigazione che le vengono rivolte. Pensa dunque che questo processo sia stato un volere più che un dovere?

Da due anni me ne sto occupando di queste accuse con la difesa delle mie parole in un’aula di tribunale. L’articolo che prevede il reato di istigazione ha pochissimi precedenti, non è stato mai applicato a una opinione e a uno scrittore. Fu introdotto nel codice fascista del 1930 e nettamente contraddetto dalla stesura successiva della Costituzione. La scelta di applicarlo alle mie parole è dichiarata nel corso del dibattimento perché sono uno scrittore, una voce pubblica. Si manifesta la volontà di censura e di intimidazione nei confronti delle opinioni e io sarei in quell’aula anche se non fossi lo scrittore incriminato.

Si sente oggi libero di scrivere, di esprimersi allo stesso modo di come si sentiva prima di essere accusato?

In questi due anni ho continuato a ripetere in pubblico le parole incriminate e oggi sento la responsabilità di mantenere integra la mia libertà di pensiero per contrastare la rassegnazione di molti. Posso affrontare una condanna penale, non la riduzione al silenzio del mio vocabolario. Dunque la risposta è si, oggi le mie parole restano libere come ieri.

Lei è stato ospite recentemente nella sua città, Napoli, proprio per parlare di parola contraria: in questo momento c’è un sindaco, Luigi De Magistris che non le manda a dire al governo, anzi si dichiara antisistema… Chi dice la sua in questo Paese rischia l’isolamento?

Chi pronuncia parole contrarie al potere di turno affronta l’isolamento e la disinformazione sul suo conto. Ma De Magistris è sindaco di una grande città e ha responsabilità più grandi delle mie. Io posso accettare l’isolamento, lui deve operare per il consenso. Da parte mia , di napoletano, credo che la città abbia fatto la scelta giusta facendosi rappresentare da un nemico dei corruttori pubblici e privati.

Rossella Assanti

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 24 Settembre 2015 e modificato l'ultima volta il 24 Settembre 2015

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