martedì 22 gennaio 2019
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INTORNO A TINA PICA

Agostino Salvietti, attore brillante, pittore, mancato avvocato, con cui Tina fece compagnia al Diana

Cultura, Storia, Teatro | 13 Giugno 2018

Forse pochi ricordano Agostino Salvietti anche per le sue aderenze al fascismo, dal momento che nel 1936 e 37 fu tra i dirigenti del Sindacato Fascista Lavoratori Operette, riviste e varietà.

Vero è questo, come è vero che negli anni successivi fu epurato suo malgrado dalla Rai, dove recitava la  brillante rivista di Capriolo e Fischetti composta di tre sketches; II commissario, Titillo e Tetella e Saverio Percuoco. In quest’ultimo episodio  raffigurava caricaturalmente uno dei vigili urbani (corpo istituito allora a Napoli dal sindaco Lauro) che fingendo di telefonare alla sua fidanzata,  Rafilina Sconciglio , dice tutta una serie di battute spesso comiche, a volte mordaci, in cui si riflettevs la voce del pubblico con i suoi commenti, osservazioni, critiche, proposte “nei riguardi dell’amministrazione comunale. Salvietti ricevette prima una serie di telefonate e  lettere sempre più minacciose, sottoscritte: “Un gruppo di arditi dei vigili urbani”. Tuttavia continuò il suo lavoro. Quando però gli giunse una quarta lettera con cui gli si diceva che se il giorno dopo avesse interpretato Succede a Napoli, il titolo della rivista, lo sarebbero andato a prendere fino a casa, allora la moglie Ida e la figlia Maria, spaventate, non vollero che uscisse più. « Capirete — furono le parole di Salvietti ai giornali dell’epoca — non vorrei fare l’amara esperienza di Giuseppe Pirone, fattore della compagnia di Federico Stella, che per tanti anni recitò al vecchio. San Ferdinando”.  “Pirone, nei truculenti drammi di Francesco Mastriani, si era specializzato nelle parti del “cattivo” e spesso, quando non fu addirittura aggredito in pieno teatro, dovette difenderai da pugnalate e colpi di revolver da parte di focosi popolani, rimanendo più volte vittima delle sue interpretazioni”.  Così Salvietti nel maggio 1956, si barricò in casa e fu sostituito.

Tuttavia è uno di quei personaggi controversi, ricchi di storia, che hanno attraversato la vita di Tina Pica, a cui stiamo dedicando questa serie di articoli sui personaggi collaterali alla sua vita non toccati se non di striscio nel docu “Fratello ricordati di Tina Pica” che presentiamo venerdì 15 giugno ai Quartieri Spagnoli, presso la chiesa dei 63 in via Carlo De Cesare, alle 19.

Dunque, relegato all’oblio Salvietti dai più, noi vogliamo ricordarlo lo stesso, perché è stato uno dei più noti attori dello storico Teatro napoletano nei primi decenni del Novecento.

Proveniente dalla aristocratica famiglia dei Salvietti d’Acciaiolas, Agostino nacque a Napoli il 28 agosto 1882. Si dedicò in un primo momento agli studi di giurisprudenza (fu allievo del grande avvocato Alfredo De Marsico), poi alla pittura (fu allievo del grande Giuseppe Casciaro). Ben presto, però, scoprì la sua indole artistica: piccolo, pingue e rubicondo, ebbe particine nell’operetta, poi nei cabaret. Rivelatosi buon attore, si esibì al teatro Nuovo al fianco dei tre Fratelli De Filippo (Pulcinella in sogno, La terra non gira, la follia dei brillanti) e con altri famosi attori (Strade, Bottega 900). Nel dopoguerra curò per la radio due rubriche molto seguite: Succede a Napoli dove coniò la frase che ho usato come titolo del post) e Lampione di Fuorigrotta.Fu importante attore caratterista al cinema: indimenticabile in Ieri oggi e domani; Gli Onorevoli (dove faceva la parte del cameriere di Antonio La Trippa), Totò, Vittorio e la dottoressa…

Si racconta che durante uno dei suoi spettacoli in cui interpretava uno scienziato un po’ ‘nzallanuto e strampalato, che aveva inventato il raggio della verità, Salvietti illuminasse con una pila alcuni attori seduti tra il pubblico, che fingevano di rispondere alle sue domande. Una sera sbagliò e illuminò una spettatrice che si mise a raccontare del suo matrimonio d’interesse, combinato dalla sua mamma d’accordo con il marito da lei odiato, che le sedevano accanto. Successe un putiferio e lo spettacolo fu sospeso.

Salvietti viveva al Vomero in via Aniello Falcone, alcuni dicono con l’unica figlia avuta in tarda età, altri con una sorella nubile ed esperta cartomante; nulla vieta di pensare che vivesse con entrambe. La casa era piena di reliquie del passato: mobili antichi, una raccolta enorme di Gazzette Ufficiali, retaggio dei suoi studi di giurisprudenza, e di quadri, retaggio della sua attività di pittore, che continuò a coltivare fino all’ultimo.

Nel suo libro “C’era una volta il Vomero” Sergio Zazzera racconta che Salvietti esponeva le sue tele in Via Scarlatti. Una era sintomatica della sua ironia: rappresentava l’ingresso della sua abitazione con appesi all’attaccapanni il cappotto con il bavero di astrakhan, la lobbia, il bastone con il pomo d’argento.

Il titolo dell’opera era “Il signore non è in casa”. Sergio Zazzera gli chiese un autografo e Salvietti, mentre firmava, gli disse: “Guaglio’ pecche’ nun dice a pateto ca t’accatta nu quatro ‘e chiste?” Questo era Agostino Salvietti un altro signore del cinema e del teatro napoletano.

Tina Pica lo incontrò presto, negli anni trenta. Prima della seconda guerra Tina prima fece parte della compagnia di Vincenzo Scarpetta poi con Salvietti ed Enzo Turco ne fece un’altra e per un lungo periodo recitarono al Diana di Napoli anche con Raffaele Di Napoli e Amedeo Girard: questa sala fu una delle poche a non interrompere l’attività durante il secondo conflitto mondiale. Ma furono insieme anche con Eduardo che Salvietti lasciò con una storica lettera. Molti anche i film fatti insieme: tra questi l’Oro di Napoli, Carosello Napoletano e l’ultimo diretto da De Sica, Ieri oggi e domani, che fu anche l’ultimo film recitato da Tina al fianco della Loren e di Mastroianni.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 13 Giugno 2018 e modificato l'ultima volta il 13 Giugno 2018

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