martedì 23 ottobre 2018
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INTORNO A TINA PICA

Amedeo Girard, attore completo (e dimenticato) al fianco di Tina nella compagnia di Eduardo

Cultura, Storia, Teatro | 14 giugno 2018

Oggi, sempre per raccontare personaggi storici e “collaterali” nella storia di Tina Pica, e quasi alla vigilia della presentazione del docu e della mostra a lei dedicati (15 giugno, via Carlo de Cesare 63, ai Quartieri, la data dell’inaugurazione), vi parliamo di un altro grandissimo attore napoletano, Amedeo Girard.

Nato a Napoli il 14 febbraio 1843 da Giacomo, anch’egli attore e da Ersilia Pappalardo, artista della compagnia Stella al San Ferdinando. Fin da piccolo dimostrò molta propensione per il teatro e prese parte a numerosi lavori, anche se con particine di secondo piano. Ma l’attore, quello vero, era in lui pronto ad uscir fuori solo che ne avesse avuto l’opportunità. La sua grande occasione l’ebbe quando fu chiamato al teatro San Ferdinando per sostituire Federico Stella e colmare quel vuoto che ai più sembrava incolmabile. C’era già stato in precedenza un tentativo di sostituire nel cuore dei napoletani il grande Federico, da parte di Salvatore Golia che aveva ingaggiato Achille Panzini. Ma questo tentativo per vari motivi non riuscì, nonostante la bravura e l’impegno di Panzini. Amedeo Girard si presentò puntuale all’appuntamento e l’attore che era in lui esplose in tutta la sua grandezza. Egli da quel giorno fu considerato il successore di Stella, l’unico che fosse degno di raccoglierne l’eredità. «Da quel giorno i napoletani appresero di aver in lui l’unico continuatore di Stella, non solo, ma l’artista capace di possedere per intero il senso di quel particolarissimo aspetto del teatro di posa tale da dominare lo spettacolo».

Esordì sulle tavole del San Ferdinando con il dramma di Federico Stella: La pettinatrice di San Giovanni a Carbonara facendo poi seguire a questo i lavori più belli di De Lise, di Minichini, Starace e Di Maio Ma la vita artistica di Amedeo Girard non si fermò con i drammi del repertorio Stella egli passò alla sceneggiata, dando vita a formazioni come la Girard Cafiero, la Girard Bruno e la Compagnia della canzone sceneggiata, con la quale, e sempre al San Ferdinando, mise in scena lavori di Chiurazzi, E.L. Murolo, Gaspare Di Maio e del grande poeta napoletano Salvatore Di Giacomo che nutriva per il Nostro grande stima sia come uomo che come attore. Del Di Giacomo Amedeo, mise in scena Mese Mariano, con l’ausilio di Fiorante, Irma De Simone e Gino Maringola.

Anche il grande Raffaele Viviani lo volle con sé in ‘O bello guaglione e Napoli tascabile. Amedeo Girard era nato per il teatro, lo aveva nel sangue e quando recitava ostentava una padronanza scenica eccezionale, senza mai strafare, ma dosando ad uno ad uno ogni effetto, ogni movimento. Egli metteva gran cura nel caratterizzare qualsivoglia personaggio, ne studiava accuratamente il carattere e gli aspetti scenici ed i risultati che conseguiva ripagavano ampiamente ogni suo sforzo. Nell’arco della sua vita ha recitato al fianco di magnifici interpreti del teatro napoletano, a cominciare da Giuseppe Pironi, a Oscar Di Maio, a Beniamino Maggio, Pasquale Martino, Nino Veglia, Luisa Conte, Aldo Giuffré, Dolores Palumbo, Nino Taranto, Totò  ed infine l’insuperabile Eduardo De Filippo. Con quest’ultimo ha lavorato in tantissime commedie, da Palummella zompa e vola a Miseria e nobiltà, a La grande magia, Monsignor Perrelli, La casa n.7 e Mia famiglia, alcuni dei quali al fianco della grandissima Tina Pica.

Amedeo Girard, oltre al teatro, ha preso parte a più di 50 films ed a diversi lavori televisivi, tra i quali  Morte di carnevale con Nino Taranto nel 1969, che rappresentò per Amedeo l’addio definitivo alle scene. Tra i tanti annoveriamo anche lo splendido Marito e Moglie, diretto da Eduardo, dove la Pica fa la parte della cattiva e al quale abbiamo dato ampio spazio nel docu.

Si spense nella sua casa il 12 febbraio del 1972, tra il dolore di Napoli tutta, di quella Napoli che lui aveva amato e dalla quale fu dolcemente riamato. Girard fu definito La bandiera del teatro vernacolo e da tutti era considerato come: Commediante di scuola e di razza, aristocratico e popolare; tradizionale e moderno, pacato e impetuoso; é artista di eccezionale comunicativa. Saporoso,divertente, spontaneo nelle parti comiche e brillanti e nello stesso tempo misurato,sobrio, efficace, convincente in in quelle umane e sofferte. Amato dal ceto popolare, stimato da quello aristocratico, possedeva per dono di natura una specie di comun denominatore, che rendeva attraente e piacevoli tutte le sue trasfigurazioni sceniche, in ogni ambiente e su qualunque palcoscenico. E’ stato insomma un raro esempio di attore completo. Raro nel mondo, naturalmente. Non a Napoli, teatro eterno.

 

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