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A INTRAMOENIA

Con Sergio Siano generazioni di fotografi a confronto: oggi tocca a Gianni Fiorito

Attualità, Eventi, Identità, NapoliCapitale | 24 Febbraio 2015

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“Ma i fotografi sono la rivoluzione, la libertà, l’anarchia, non hanno padroni. Non sono i giornalisti, per definizione più piegati”. Si chiacchierava con Gianni Fiorito che mi perdonerà se rubo questa frase estrapolandola da una nostra conversazione fatta due settimane fa a Intra Moenia, durante il primo degli incontri organizzati da Sergio Siano nel locale di piazza Bellini, dove oggi proprio Gianni –  conosciuto dal grosso pubblico soprattutto per essere stato il fotografo di scena de “La grande Bellezza”, film vincitore di un Oscar l’anno scorso – sarà protagonista.

Gianni ovviamente è molto di più del fotografo di scena di Sorrentino.

Fotogiornalista, da sempre vicino al mondo del cinema e teatro, ha lavorato tantissimo nelle periferie, raccontando attraverso le sue immagini la camorra, l’illegalità, la trasformazione della città, i quartieri in devastazione.

A Bagnoli ad esempio, ha dedicato un libro “cronaca di una trasformazione”, frutto di una sua ricerca durata molti anni. E in “Come Eravamo – Napoli dal terremoto alla città spettacolo” Gianni raccoglie alcuni scatti in sequenza cronologica del  suo percorso storico da “fotoreporter” (l’ultimo scatto è del 2001) che rappresentano un vero e proprio libro di storia della città.

Nella prefazione scrive: “Raccontare Napoli attraverso la fotografia di reportage vuol dire svolgere la funzione documentaria di accompagnamento visivo alla cronaca locale ma anche partecipare alla sua narrazione simbolica”.

Oggi che la cronaca perde sempre più pezzi, non ci restano che le fotografie. E i fotografi.

Anche per questo la riflessione di Gianni non è banale. Se un domani dovrà essere raccontata la Napoli di questi anni sarà più facile farlo in modo oggettivo attraverso le fotografie di chi sta in mezzo alla strada sempre, a raccontare con le immagini, piuttosto che attraverso la carta straccia da scrivania o virtuale di cui siamo sommersi ogni giorno.

Napoli, del resto, ha un patrimonio di fotografi. Fotografi che, a differenza dei giornalisti, nella maggior parte dei casi insegnano il mestiere. Non è un caso se nuove generazioni di fotografi crescono visibilmente in questa città, grazie al lavoro di “trasmissione” dei più anziani.

L’idea di Sergio Siano (che tra poco festeggia i 30 anni di carriera – figlio d’arte, prima macchina in mano a 15 anni – e che rende omaggio a Napoli in ogni scatto) è del resto forse proprio quella di raccontare e raccontarsi, sullo sfondo di una città che disperatamentee con grande partecipazione – affollatissimo il primo incontro due settimane fa – cerca di rilanciare quelli che una volta erano dei centri culturali centrali, come Intra Moenia, in un confronto tra due diverse generazioni di fotografi.

I primi “gli anziani”, quelli che soprattutto fuori Napoli ormai sono nomi di caratura internazionale: Antonio Biasucci, Gianni Fiorito, Mario Laporta, Cesare Accetta e tanti altri. La seconda, gli allievi, le generazioni successive, le donne, i ragazzi al primo scatto.

L’appuntamento a Intra Moenia, piazza Bellini, è per stasera 24 febbraio alle 19. Dopo la mostra dei fotografi del laboratorio irregolare terminata ieri, il secondo appuntamento prevede la mostra fotografica di Alessandro Garofalo e Roberto Salomone, fotoreporter di ultima generazione. Gianni Fiorito invece sarà intervistato da Stella Cervasio.

Un momento per ricordarci, appunto, come eravamo. Ma soprattutto chi siamo e chi potremmo essere. E che ci racconta che Napoli, quella che amiamo, è anche la narrazione che ci offrono le immagini dei suoi irregolarissimi e straordinari fotografi.

Lucilla Parlato

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 24 Febbraio 2015 e modificato l'ultima volta il 24 Febbraio 2015

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