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IO VI ACCUSO

Diego l’avevate già ucciso voi, ma non è mai morto

Battaglie | 28 Novembre 2020

È morto e solo adesso, forse, riesco a realizzare l’idea che mai più ci sarà un Maradona capace di infiammare lo stadio e far zompare i sessantamila a tempo con il suo immenso nome.

Diego Armando. Ti riempie la gola e gli occhi solo a pronunciarle quelle lettere. Maradona. E le lacrime, in realtà ci sono sempre state. Lacrime di gioia, di emozione, di paura, di dolore. Lacrime comunque, perché Diego, come chi vive in questa parte del Pianeta, appartiene alla categoria dei popoli d’amore. Gente capace di portare sulle spalle larghe il peso di essere nata troppo a Sud, in quella parte del Mondo troppo vicina all’equatore per essere considerata degna di sedere nelle aule di chi crede di possedere la dignità dei potenti.
Il cuore di Diego s’è fermato e io ancora non ci credo. E guardo schifato a chi, sulle cattedre delle parole vuote, insegna l’arte dell’ipocrisia che paga sempre. E spara, spara, spara su chi, ora più che mai, nemmeno può difendersi.

Ma Diego, lo sappiamo tutti, l’avete ucciso voi. O meglio, ci avete provato. Con la vostra inutile, boriosa e saccente riflessione avete continuato a pugnalare l’uomo, la sua vita e la sua incredibile storia.
Quel ragazzino giunto dalla periferia argentina e diventato grande, solo con le sue forze e con l’aiuto di Dio che gli ha dato, letteralmente una mano, ha messo in crisi le vostre logiche e sicurezze. Ha dimostrato che per vincere, in questa vita, non c’è sempre bisogno di una spinta del potente di turno per fare carriera, o di leccare il culo a chissà quale mammasantissima che sia in grado di riservarvi un posto tra la gente che conta.

Quel numero dieci vi è sempre stato sul cazzo, perché è riuscito a fare uno sgambetto agli intoccabili e ha riso nel vederli cadere.
Ha rovesciato la vostra idea di Mondo e, fino a quando glielo avete concesso, ha raccontato che la passione e il talento vincono sempre.
Un sombrero sulla testa dei benpensanti. Un dribbling ai giornalisti venduti. Un tunnel ai colletti bianchi del pallone e della politica.
Diego il fango lo ha conosciuto bene. Ci è stato dentro da bambino e l’ha portato con sé ovunque fosse andato, avvinghiato alla suola delle sue sacre scarpette.

Quel fango Diego l’ha tolto dalla faccia dei dimenticati e l’ha restituito al mittente. E ha riso su quelle vostre cravatte macchiate costringendovi ad abbassare la cresta.
Ed è per questo che vi è sempre stato sulle palle. Non lo sopportavate. Quei riccioli ribelli vi avevano messo in crisi e, cosa ancor più grave, aveva risvegliato l’orgoglio di una città che cercavate, a tutti i costi, di domare.

Così, la droga, le femmine, il doping e l’evasione fiscale. Le immagini dell’arresto, l’uscita dal campo durante il Mondiale del ’94, mano nella mano con l’infermiera, per l’ennesimo controllo antidoping.
Volevate tagliargli le gambe. Come Goikoetxea, volevate spezzare la caviglia del piede sinistro di Dio.

Diego, allora, l’avete ucciso voi. Ci avete provato più volte.
Avete cercato di metterlo alla berlina con i vostri stupidi talk show. Volevate vederlo finire ed eravate pronti a immortalare il momento come i cacciatori fanno con le loro prede.

Ma avete fallito. Come sul quel prato verde, tela bianca a disposizione dell’artista, si è sempre rialzato. In ogni momento ha trovato la forza di mettersi in piedi e, ancora una volta, ridere sui vostri maldestri tentativi di farlo fuori.

Ed è per questo che Diego Armando Maradona resta immortale. E ancora oggi, sono sicuro, dall’alto dell’azzurro cielo, vi benedice con il dito medio della mano più famosa della storia.
L’avete ucciso voi, Diego. Ma non è mai morto. Voi, invece, quella puzza la portavate addosso già da molto tempo. E non ve ne siete mai accorti.

Rocco Pezzullo

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 28 Novembre 2020 e modificato l'ultima volta il 23 Maggio 2021

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