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ISTRUZIONE NEGATA

Maturità: tra proteste e proposte, l’anno anomalo del Covid

Diritti e sociale, Istruzione, scuola, università | 1 Giugno 2020

Lo scorso 28 Maggio il Senato ha approvato un nuovo decreto scuola, che secondo la ministra dell’istruzione Azzolina, avrebbe migliorato il precedente.

Il dato più importante del decreto approvato in Senato riguarda la maturità. Negli esami del primo ciclo, il consiglio di classe dovrà tener conto della valutazione finale, a cui si aggiungerà un elaborato scritto concordato tra studenti e professori. Gli esami del secondo ciclo, cioè gli esami veri e propri, partiranno dal 17 Giugno. Non ci saranno prove scritte, ma solo un colloquio orale in presenza. Verranno poi discussi degli elaborati riguardo il PCTO – la vecchia scuola lavoro – e “Cittadinanza e Costituzione”. Sono state fornite inoltre indicazioni di sicurezza per gli incontri: è assicurata la pulizia delle aule, ma non la sanificazione; dovranno essere rispettate le distanze di sicurezza tra alunni e insegnanti; non ci sarà bisogno di guanti; ogni scuola però sarà fornita di un distributore di igienizzante.

Per quanto riguarda gli altri anni, il Ministero ha fatto dietrofront per l’ennesima volta, decidendo che verranno ammessi anche gli studenti con voti inferiori al 6. Per la pagella verranno prese in considerazione le valutazioni ottenute in presenza e a distanza. L’anno prossimo, per il recupero delle materie con insufficienze, ci saranno dei percorsi individuali per gli studenti, ma non ne è stato specificato il funzionamento. Ma il passo indietro della ministra Azzolina sulle bocciature non tiene minimamente in conto chi non ha la possibilità di seguire le videolezioni. Ancora nessuna parola, infine, sul rientro a scuola, che avverrà il 1° Settembre.

L’ordinanza integrale è consultabile qui.

I dubbi di studenti e insegnanti

Studenti e insegnanti però non ci stanno. Anche per la scarsa sicurezza con cui ritengono si svolgeranno i prossimi esami di maturità.

È ridicolo che cerchino di svolgere l’esame in presenza” è l’opinione di Giuseppe Fiorillo, maturando dell’istituto Dalla Chiesa di Afragola, e rappresentante di Consulta. “Tra l’altro ero convinto che la cosa sarebbe stata gestita almeno sufficientemente invece la ministra ha dato prova della sua incompetenza. Qui si sta giocando con la salute di tantissimi studenti ma anche di tanti professori.

Rincara la dose Maria Musella, una studentessa tra i tanti, che hanno deciso di criticare questa didattica a distanza: “Mi sento completamente spaesata, così come tutti i miei coetanei che dovranno affrontare l’esame. Non aver avuto prima direttive certe per svolgerlo e non sapere neanche se queste siano quelle definitive, è sconfortante.” E aggiunge: “Non voglio soffermarmi sui problemi che già conosciamo (e che comunque peggiorano ulteriormente il tutto) come quelli di connessione, disponibilità di mezzi tecnologici adeguati. Credo sia stato sottovalutato da parte di molti l’effetto che l’intera situazione ha avuto su di noi, perché prima di essere studenti siamo persone.

Non mancano manifestazioni e scioperi di studenti e insegnanti. Lo scorso 23 Maggio alunni e professori sono scesi a Piazza Dante per manifestare contro le poche tutele fornite dal Ministero dell’istruzione. Anche questo Giovedì gli studenti hanno manifestato in tutta Italia contro la didattica a distanza, in una mobilitazione indetta dal Fronte della Gioventù Comunista e da diverse Consulte degli studenti. Anche a Napoli, davanti all’Ufficio Scolastico Regionale di Via Ponte della Maddalena, gli studenti hanno manifestato contro la didattica a distanza: al grido di “Bocciamo la ministra, non gli studenti”, i ragazzi hanno denunciato le ennesime contraddizioni dell’istruzione ai tempi del Covid. Mentre Sabato, a Piazza Plebiscito, si è svolta la prima assemblea pubblica dall’inizio della quarantena, partecipata da insegnanti e studenti.

L’istruzione pubblica e le sue criticità messe a nudo dal covid

Se volessimo fare un resoconto di questi tre mesi di didattica a distanza, i risultati sarebbero disastrosi. Solo al Sud, più del 40% delle famiglie (Dati ISTAT) non hanno accesso a un computer. In un discorso al parlamento, invece, la stessa ministra dell’istruzione Azzolina ha ricordato che più di un milione e mezzo di studenti non hanno frequentato le videolezioni.

Nel nostro paese, circa uno studente su quattro non ha accesso alle videolezioni. Un fallimento, considerando che l’istruzione non dovrebbe lasciare nessuno indietro. Gli studenti devono essere giudicati per le loro capacità intellettuali e non per la loro situazione economica: noi giovani non possiamo studiare in scuole sempre più divisive. A questo si aggiungono le poche risposte sulle modalità della maturità e del rientro a Settembre. Rientro in scuole già prima inagibili, con classi minuscole che non permettono il distanziamento sociale. Bel modo di trattare, insomma, gli studenti di questo paese, che non si arrendono e continuano a lottare contro un’istruzione ingiusta.

Ciro Giso

(Copertina: ph. Marta di Mauro)

Un articolo di Ciro Giso pubblicato il 1 Giugno 2020 e modificato l'ultima volta il 2 Giugno 2020

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