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L’ EVENTO

Dopo McCartney arriva Roger Waters a Napoli (ma nel 2021)

Musica | 28 Novembre 2019

Roger Waters, leggendario cofondatore dei Pink Floyd, suonerà a Napoli, in piazza Plebiscito. L’annuncio, che ha già mandato in fibrillazione i floydiani di tutto il mondo, arriva nella giornata di ieri direttamente da Palazzo San Giacomo, a margine della presentazione del mega concerto di Paul MaCarteny previsto per giugno 2020.

“L’ex Pink Floyd – commenta Mimmo D’Alessandro, manager napoletano di McCartney e Waters – ha espresso precisa volontà di suonare a Napoli, in piazza del Plebiscito. E non è il solo, sono tanti gli artisti del mondo che desiderano suonare nella città partenopea”.

Waters compositore universale

Il compositore e polistrumentista britannico, autore di brani che hanno fatto la storia della musica rock, sperimentatore inesauribile e pioniere di nuovi generi musicali, esordisce giovanissimo fondando i Pink Floyd con i compagni del college Nick Mason, Richard Wright e Syd Barrett.

A seguito dell’allontanamento di Barrett dovuto alla sua progressiva instabilità mentale (e a cui subentrerà l’amico David Gilmour), Waters comincia a ritagliarsi uno spazio sempre più importante nella band divenendone ben presto il leader carismatico e principale compositore dei successi dei Floyd fino all’85, anno in cui decide di lasciare la band e di proseguire la carriera da solista a seguito dei conflitti insanabili sorti all’epoca con Gilmour, Wright e Mason.

Pacifista convinto, i suoi brani sono un composto alchemico di rabbia e poesia, spesso imbevuti di manifesti d’accusa contro le politiche liberiste e contro le guerre che ancora sconvolgono il mondo (suo padre scomparve durante la seconda guerra mondiale, probabilmente ucciso sulla spiaggia di Anzio). Non ha peli sulla lingua Roger, durante la sua decennale carriera non ne le ha mai mandate a dire, e poco importa che il suo bersaglio si chiamasse Thatcher, Bush o Donald Trump; a partire dall’album Animals – passando per The Wall – i suoi testi convergono sempre più spiccatamente verso un impegno sociale, politico e umanitario che spesso trova concretezza nei fatti, come avvenuto lo scorso gennaio, quando Waters si impegnò ad aiutare una mamma a riabbracciare i propri figli di 7 e 11 anni rapiti dal padre nel 2014 e condotti nello Stato Islamico a combattere la “guerra santa”.

Live at Pompeii

Non è la prima volta che i Floyd toccano il suolo napoletano, anzi. Come tutti i fan ricorderanno, nel lontano ottobre del ’71 la band britannica piazzò i suoi imponenti amplificatori Marshall nell’Anfiteatro grande degli Scavi di Pompei, facendo risuonare psichedeliche vibrazioni tra le antiche vestigia dell’eterna città vesuviana. Live at Pompeii è ancora oggi un cult leggendario e irripetibile, il docu-film diretto da Adrian Maben fu montato integrando i brani suonati nell’Anfiteatro campano con spezzoni di sequenze riprese a Pozzuoli, tra gli sbuffi sulfurei e spettrali della Solfatara.

L’idea di girare un docu-film dei Pink Floyd a Pompei balenò nella mente di Maben nell’estate del 1971, quando durante le ricerche del suo passaporto (che credeva perduto tra le rovine dello scavo campano) fu abbagliato dal fascino senza tempo del tramonto pompeiano. In quel preciso momento Maben capì che doveva convincere la band a suonare lì, costi quel che costi. Il resto è storia.

Antonio Corradini

Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 28 Novembre 2019 e modificato l'ultima volta il 28 Novembre 2019

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