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L’ INTERVISTA

Paolo Ascierto: il Sud regge ma non abbassiamo la guardia

Sanità | 29 Aprile 2020

 

Sono passati più di due mesi dall’inizio di questa crisi sanitaria e Paolo Ascierto, il suo gruppo di lavoro sono stati particolarmente impegnati a trovare un modo per “arginare” il Covid 19, prima individuando i farmaci, le corrette modalità di somministrazione, poi mettendo a punto del protocollo di sperimentazione con AIFA, sperimentazione che l’Istituto Pascale di Napoli coordina. Non speravamo di ottenere un’intervista e un po’ ci sentivamo anche in colpa nel distrarre un luminare come Ascierto dal suo lavoro. Però grazie alla sua efficiente segreteria ci è stata data disponibilità. Così abbiamo raccolto come spesso accade nel nostro collettivo, domande tra noi della redazione. Dopo qualche giorno ci sono arrivate le risposte per le quali ringraziamo la segreteria del professore e naturalmente lui, che non ama essere chiamato eroe nè ama le polemiche. In questa conversazione a distanza ci racconta dello sviluppo della sperimentazione, di cui a giorni avremo i risultati. Ma invita anche alla prudenza: “Il sud regge, ma questa fase richiede cautela”.

 

Professore iniziamo dal principio. Può dirci come si è sviluppato l’uso del farmaco anti-artrite?

Il Tocilizumab è un farmaco usato da noi oncologi nell’immunoterapia che va ad agire sull’infiammazione del polmone. Da qui l’idea, nata oramai quel 5 marzo scorso, condivisa con i medici del Cotugno e con i ricercatori cinesi, di sperimentarla nei pazienti affetti da Covid 19. Il Toci funziona lì dove c’è la famosa tempesta di citochine: questa è tipica di una condizione quando si utilizzano le famose car-t e questa tempesta si ha anche nel polmone in seguito all’infezione del coronavirus. Pertanto la tempesta citochinica che hanno in comune sia gli effetti collaterali dell’immunoterapia che questa del Covid 19.

Quali sono state le tappe della sperimentazione?

Il 19 marzo l’Aifa ha dato il via allo studio clinico sul Tocilizumab affidandolo al Pascale. La parte della sperimentazione è svolta dall’Unità Sperimentale Clinica dell’Istituto, diretta da Franco Perrone che si muove su una piattaforma informatica dove vengono raccolti i dati di tutti i pazienti degli ospedali italiani trattati con il farmaco. I centri si iscrivono via internet e sempre tramite la piattaforma partono gli ordini per il farmaco che la casa farmaceutica che lo produce spedisce direttamente alle farmacie dei centri ospedalieri. Nel giro di poche ore sono stati arruolati i primi 330 pazienti della sperimentazione anche se con il farmaco finora sono stati trattati oltre quattromila pazienti.

Qual è la tempistica per avere i risultati?

I risultati scientifici verranno dati direttamente da Aifa a giorni. Quello che posso darvi è un’impressione su quello che noi abbiamo osservato al Cotugno, dove con il Toci sono stati trattati numerosi pazienti. Già nei primissimi giorni che abbiamo deciso di usare il farmaco 4 pazienti sono stati estubati e dopo due settimane 11 sono tornati a casa. Notizie confortanti in questo mese e mezzo sono arrivati da diverse parti di Italia: ho notizie ottime da Padova, Fano, Modena, da Siracusa, dal San Raffaele, da Chieti, dalla Basilicata. E’ di due giorni fa la notizia che anche in un ospedale della Francia il Tocilizumab sta dando ottimi risultati. La mia parola d’ordine resta tuttavia: cauto ottimismo.

In che termini l’emergenza sta mettendo in luce le carenze frutto anche dei tagli?

E’ chiaro che i tagli alla ricerca e alla sanità fatti negli ultimi decenni dopo questa epidemia non saranno più giustificati. I governi dovranno porsi il problema di investire di più in ricerca e sanità. La salute è il migliore investimento per i nostri figli.

E’ indubbio che questa pandemia ci ha trovati impreparati sia per la violenza con cui si è diffusa, sia per una mancanza di attrezzature, guanti, mascherine, tute.

Sui tamponi siamo ancora indietro…

I tamponi vanno sicuramente incrementati, ma mi pare che l’Italia si stia orientando verso questa direzione, ad effettuare tamponi a tutti e non solo ai medici. Conoscere la positività di un soggetto non può che aiutare in questo momento il sistema sanitario, nonostante le indubbie difficoltà dovute a un evento eccezionale che ha coinvolto l’intero pianeta.

Si può dire che la Campania stia uscendo dall’emergenza e quali sono gli errori da non commettere nella ‘Fase2’ per non vanificare gli sforzi fatti e i risultati fin qui raggiunti?

In questo momento il sud sta reggendo, l’isolamento contenitivo sembra che stia funzionando. I dati, rispetto al nord, sono incoraggianti sia per quanto riguarda i contagi che i decessi. Tuttavia non va abbassata la guardia. Vedo ancora troppa gente in giro e questo non va bene. Il virus è ancora tra di noi. Le misure restrittive sono l’unica azione che in qualche modo può contenere l’infezione. Il Toci è un farmaco che agisce contro le complicanze e non contro il virus. Un vaccino è sicuramente l’aspetto più importante per preservarci dal virus, ma i tempi del vaccino sono lunghi. Io sono convinto che usciremo sicuramente da questa emergenza e lo dico con cognizione di causa guardando quanto è accaduto a Wuhan.

Ci sono diverse company che stanno lavorando sul vaccino nel mondo. In questo momento stanno lavorando soprattutto sull’animale. Qualche company sta lavorando sull’uomo. Ce ne sono almeno una ventina. Sono sicuro che ci sarà un vaccino anche se dovremo aspettare l’anno prossimo.

Quanto è alto il rischio di una recrudescenza dei contagi?

Questa della temperatura più caldo che uccide il virus è un qualcosa che si dice, ma non ci sono assolutamente prove. Fra l’altro in questo momento il virus è stato riscontrato anche in paesi in cui la temperatura è elevata. Speriamo che, grazie soprattutto all’isolamento contenitivo che a mio avviso è necessario, si arrivi d’estate a livelli di contagio molto bassi.

Raffaele Formato

Un articolo di Raffaele Formato pubblicato il 29 Aprile 2020 e modificato l'ultima volta il 29 Aprile 2020

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