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LA BOZZA

Sicurezza, il testo del decreto Salvini: lotta alla camorra? Non è una priorità

Italia, Politica | 11 Maggio 2019

Quello che vi proponiamo, a margine di questo articolo, è la bozza del decreto sicurezza bis, o 2.0, annunciato ieri a Napoli da Matteo Salvini che oggi ha confermato di volerlo portare già in Consiglio dei ministri la prossima settimana. Un nuovo decreto che aumenta la repressione su determinate categorie e – barzelletta – annuncia 500 uomini in più a Napoli. Peccato che questo “rinforzo” durerà il tempo delle Universiadi, una ventina di giorni. Poi il vuoto assoluto: a parte il propagandistico “spazza clan” che non potrà avere  alcuna concreta applicazione se resta così com’è stato al momento formulato, il decreto non contiene nessuna misura concreta per combattere la camorra, la mafia, la criminalità organizzata se non un innalzamento di punizioni e pene naturalmente rivolte a determinate categorie, spesso le più socialmente fragili, o – nel migliore dei casi (si fa per dire) – a coloro che nella legislazione italiana sono considerate le cavie d’Italia per applicare nuove misure repressive nel Paese: i manifestanti di qualsiasi latitudine, coloro che protestano per le strade, coloro che magari chiedono più rispetto per i diritti o che sostengono, in piazza, categorie più deboli.

Repressione su chi salva i migranti

A conferma di quanto appena affermato c’è il fatto che il decreto prevede ai primi due articoli misure che riguardano la grande ossessione del ministro Salvini: i migranti. L’obiettivo? Chi li salva, naturalmente. Semplice. Anzi Salvini lo ha detto chiaramente stamattina.  “Un decreto sicurezza bis serve anche per chiarire che chi raccoglie illegalmente i migranti e li trasporta illegalmente in Italia fa favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, è complice degli scafisti”. E a conferma di ciò c’è il fatto che il decreto interviene anche sulle norme di navigazione sottraendo poteri e competenze al Ministero dei Trasporti (guidato dal 5 stelle Danilo Toninelli)  in materia di immigrazione e di navigazione, oltre a stabilire che «a chi, nello svolgimento di operazioni di soccorso in acque internazionali, non rispetta gli obblighi previsti dalle Convenzioni internazionali – con particolare riferimento alle istruzioni operative delle autorità SAR competenti o di quelle dello Stato di bandiera – sarà applicata «la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 3.500 a 5.500 euro per ciascuno degli stranieri trasportati».

Nei casi «più gravi o reiterati è disposta la sospensione da 1 a 12 mesi, ovvero la revoca della licenza, autorizzazione o concessione rilasciata dall’autorità amministrativa italiana inerente all’attività svolta e al mezzo di trasporto utilizzato». (articoli 1 e 2).

In questi articoli “capolavoro” del testo si raggiunge insomma un doppio obiettivo: si sottrae potere al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che resta competente per “le sole finalità di sicurezza della navigazione e di protezione dell’ambiente marino” e si sanzionano amministrativamente le ONG, colpevoli di salvare vite. Un paradosso.

3 milioni per gli 007 stranieri (sempre per contrastare l’immigrazione)

Sempre in materia di contrasto all’immigrazione il decreto dà il via libera ad operazioni sotto copertura (anche con l’impiego di agenti stranieri) per smascherare l’attività degli scafisti (articolo 4).  Nello specifico è previsto uno stanziamento di 3 milioni di euro nel triennio 2019-2021 «per finanziare gli oneri connessi all’impiego di poliziotti stranieri per lo svolgimento di operazioni sotto copertura di cui all’art. 9 della legge n. 146/2006, anche con riferimento alle attività di contrasto del delitto di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina». Non è scritto, purtroppo, invece, da nessuna parte che si pensa di potenziare le investigazioni sui territori funestati dalla criminalità organizzata e di rafforzare quegli uffici lì.

 

Inasprimento della legge Reale per chi manifesta

Altra piccola osservazione sul decreto Salvini. Tanti ricorderanno la legge Reale che, in tempi di terrorismo, introdusse ad esempio il ricorso alla custodia preventiva, anche in assenza di flagranza di reato, di fatto permettendo un fermo preventivo di 96 ore (48+48) entro le quali andava emesso decreto di convalida da parte dell’autorità giudiziaria; che consentì alle forze di polizia italiane l’uso legittimo delle armi non solo in presenza di violenza o di resistenza, ma comunque quando si tratti di «impedire la consumazione dei delitti di strage, di naufragio, sommersione, disastro aviatorio, disastro ferroviario, omicidio volontario, rapina a mano armata e sequestro di persona» e che vietò l’uso dei caschi nei cortei . Ebbene il decreto Salvini inasprisce la legge Reale. L’articolo 5 della Reale, sui caschi appunto, secondo l’articolo sei del decreto sicurezza prevede un comma bis dove si aggiungono ai caschi gli scudi, materiale inquinante e imbrattante, con possibili punizioni da 1 a 3 anni. Peggio per chi in corteo usa fumogeni, petardi, qualsiasi tipo di materiale come bastoni (presumiamo dunque anche le aste delle bandiere!), mazze, oggetti contundenti: qua si rischia da 2 a 4 anni. Verranno poi inasprite le pene per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e esclusione della causa di non punibilità per fatti di particolare tenuità dei reati contro le forze dell’ordine (sul quale già qualcuno ha sollevato dubbi di validità costituzionale, ma tant’è).

 

La norma spazza clan: norma a metà

Le parole sono importanti e dunque quello che il decreto, composto da 12 articoli, viene definito  da Salvini stesso, la “norma spazza clan”. Secondo Salvini solo a Napoli girerebbero 20mila condannati le cui sentenze definitive non sono diventate esecutive. L’articolo, nello specifico il  7, non fa altro che “commissariare” i tribunali italiani, con una figura apposita che deve smaltire gli arretrati per eseguire le condanne penali nei confronti di condannati definitivi. Questo articolo prevede anche più personale di cancelleria per eseguire le sentenze passate in giudicato.

La norma, è l’obiettivo annunciato, dovrebbe permettere di notificare sentenze ai condannati attualmente in libertà e garantire così l’effettività della pena. E sarebbe ottima: ma solo se fosse accompagnata dall’istituzione di nuovi magistrati. Ma così com’è, secondo molti esperti del settore, senza la contemporanea immissione di nuovi magistrati, i tribunali di Sorveglianza saranno sempre più ingolfati ed i tempi non si accorceranno affatto. Senza contare che le nostre carceri sono già affollate. Dove andranno a scontare le loro pene questi arrestati?

La pagliacciata per Napoli: 500 poliziotti in più. Ma solo per le Universiadi

L’articolo 10, come anticipato, invece, prevede 500 militari a Napoli (non poliziotti in servizio permanente) per le Universiadi. Poi,  terminata la kermesse, spariranno. Ripetiamo: la camorra non è un problema per il ministro. Del resto cosa potevamo aspettarci da uno che si augura che i camorristi si ammazzino tra di loro se, quando accade, colpiscono i nostri figli nelle piazze di questa città, dove lo Stato non c’è? Cosa potevamo aspettarci da chi pensa che chiudendo i canapa shop si combatte il traffico di stupefacenti? Da chi fa della propaganda più bieca misura di vita?

Lucilla Parlato 

 

AL LINK LA BOZZA DEL DECRETO SICUREZZA BIS 

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 11 Maggio 2019 e modificato l'ultima volta il 11 Maggio 2019

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