giovedì 22 agosto 2019
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LA CERIMONIA

In Galleria Umberto 27 la targa per ricordare Matilde Serao e il suo giornale “Il Giorno”

Identità | 27 Marzo 2019

E’ indescrivibile l’emozione provata oggi per aver ripagato, in parte infinitesimale, la ricchezza di scrittura, di vedute, di idee, di passioni che Matilde Serao ha regalato alla piccola vita di giornalista di chi scrive, nel corso degli anni.

Più si legge e si capisce la forza di Matilde, più la si ama. Perché è la sua forza che questa mattina ha portato tanti a partecipare alla cerimonia di inaugurazione della targa – proposta alla Commissione toponomastica nel 2017 – che ricorda, per una strana coincidenza della vita, oggi 27 marzo, esattamente 115 anni dopo la sua nascita, Il Giorno, il giornale che Matilde diresse per 23 anni, pur non firmandolo sempre da direttore; il giornale del “Seraismo” puro, come scrisse Gino Doria in un suo ricordo della Serao; il giornale dove tutto era a misura della Signora, anche la stessa scrittura dei collaboratori di quelle pagine che accompagnarono la vita dei napoletani (arrivando ad avere fino a 20mila abbonati) per 23 anni di vita cittadina.

La forza travolgente di Matilde Serao questa mattina, ha portato dunque, qui, a Galleria Umberto 27, dove quel giornale visse i suoi giorni migliori fino all’ultimo della sua fondatrice, assessori e comuni cittadini, studenti e appassionati. Anzitutto Alessandra Clemente, assessore alla toponomastica, che ha voluto sottolineare l’importanza delle donne nella storia della città ma anche dei valori più solidi del giornalismo. “Oggi ricordiamo il luogo di lavoro di Matilde Serao per ricordarci ogni giorno le frontiere di impegno affinché le donne possano essere libere e riconosciute”. Poi Giuliana Cacciapuoti, che con la Toponomastica Femminile da anni si batte proprio perché le donne della nostra storia siano ricordate, e Simonetta Marino, la molto amata delegata alle pari opportunità del Comune di Napoli, che si sono soffermate sull’importanza di una intitolazione al femminile. C’è anche la giornalista, Donatella Trotta, presente “per amore seraiano”, fondamentale e appassionata studiosa di Matilde Serao. Lei, che è stata la principale anima di tutto quanto ha ruotato intorno a Matilde in questi ultimi decenni, ha voluto ricordare proprio l’importanza della memoria, anche come cinghia di trasmissione di valori tra generazioni e tra giornalismi.

La prova vivente dell’importanza delle sue parole sono le insegnanti dell’Istituto Caro Berlingieri di Secondigliano che fanno “Caro giornalino on line”e che oggi sono qui, con i piccoli allievi, soprattutto ragazze, lentigginose, sorridenti, emozionate tredicenni che improvvisamente ti intervistano e fanno domande sulle donne, la parità, il giornalismo (Promettiamo pubblicamente che ve li racconteremo prossimamente, da vicino).

Portano lo striscione: “le strade libere le fanno le donne che lo attraversano”. Per descrivere Matilde, la Matilde del Giorno appena nato esattamente il 27 marzo di 115 anni fa, che celebravamo – quasi tutti inconsapevoli di questo anniversario tranne, paradossalmente, gli studenti del “Caro”, che lo avevano  letto su  Identità Insorgenti – non poteva forse esserci un omaggio migliore, per ricordarla. Una targa per noi importante, soprattutto perché dedicata a Il Giorno – 23 anni di vita professionale della Serao. 23 anni che in questi decenni hanno avuto un unico custode in Salvatore Maffei, direttore dell’Emeroteca Tucci di Napoli che conserva la preziosissima collezione completa di quel giornale.

Con Paolo Scarfoglio, il pronipote di donna Matilde, immaginiamo – di fronte alla coincidenza della data, non voluta – la sua risata fragorosa tanto ben descritta da Bracco in una bellissima memoria.

E’ Paolo, accompagnato dal figlio Eduardo,  che oggi ha offerto il racconto più commovente e divertente, quello della Matilde mamma amorevole, ironica e severa,  che protestava in uno scambio di lettere con una nipote che aveva ceduto alla moda del taglio a caschetto di quei tempi. Un’altra pronipote, Olivia, nipote di Carlo, uno dei due gemelli figli di Matilde,arrivata da Roma, racconterà più tardi – davanti a un caffè che abbiamo voluto prendere al Gambrinus, sempre per onorare la memoria di Matilde – di questa bisnonna che obbligava i nipoti a composizioni quotidiane che poi controllava personalmente…

Ci sono il Comitato Vivibilità Cittadina e il gruppo Ondazzurra che protestano mentre si scopre la targa e si ricorda Matilde. Lo fanno però in silenzio, con rispetto: ma la cosa che ci provoca un sorriso  è che usano le parole di “Il Ventre di Napoli” per dare vita alla protesta sulle condizioni, sicuramente precarie – e relative però a trascuratezze stratificate –  in cui si trova lo storico luogo in cui ci troviamo. (Quanto al rispetto: peccato poi, dopo, la tentata e fallista strumentalizzazione di alcuni di loro sugli studenti del Caro, inconsapevoli di essere immortalati con alle spalle i cartelli della protesta…)

“Da oggi – osserva quando prende la parola il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli – ci sono due occhi della Serao che vigilano sulla città di cui ha sempre e con forza denunciato il degrado”.

Oggi però la platea è trasversale a tal punto che persino il presidente della prima Municipalità, Francesco De Giovanni, Centrodestra, quando prende la parola ammette di aver detto subito sì alla proposta del Comune di ricordare la Serao e Il Giorno nella degradata galleria che cade sotto la Prima Municipalità…

Così come gli abitanti del civico 27 ,che non hanno avuto titubanze nell’approvare la proposta (che ha avuto anche l’approvazione della Soprintendenza, naturalmente): molti, nemmeno nel palazzo, sapevano che là, fino a 92 anni fa, c’era un giornale così importante per la storia di Napoli. Un giornale fino a oggi quasi finito nell’oblio, anche se non per tutti, come dimostra la presenza di Gaetano Bonelli, noto collezionista di memorabilia, creatore del Museo di Napoli, che è qui e ha portato con sé foto d’epoca di abbonati de “Il Giorno” (la Serao, un anno, regalava una foto gratis a ogni abbonato, un altro anno regalò un ombrello come raccontava in un divertentissimo moscone) e il tagliando per accede alle matiné, una sua geniale invenzione, mattinate-spettacolo solo per gli abbonati, come ricorda sempre Doria nel pezzo già citato.

In chiusura consentitemi di porgere dunque a tutte le persone presenti – e in particolar modo a quelle della mia redazione, di Identità Insorgenti che oggi erano lì al mio fianco –  il mio ringraziamento per avermi sostenuta in questi due anni in cui abbiamo rotto le scatole alla toponomastica, per rimettere al giusto posto un pezzo di storia del giornalismo e di Napoli. Come ha ricordato la Clemente chiudendo la giornata, da soli non si va da nessuna parte. E questo pezzo di memoria è il risultato di un lavoro comune, frutto di discussioni e reciproco ascolto.

Sorridiamo fragorosamente, però: perché da oggi Il Giorno di Matilde Serao è tornato ad avere un piccolo posto nella memoria comune di Napoli.

Lucilla Parlato

Gallery Francesco Paolo Busco

Live Valentina Castellano

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 27 Marzo 2019 e modificato l'ultima volta il 27 Marzo 2019

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