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La Chiesa della Pietrasanta, un “viaggio” in oltre mille anni di storia partenopea

Ciento 'e sti juorne | 30 Aprile 2019

Per la rubrica “Ciento ‘e sti juorne”, oggi 30 aprile, nel giorno in cui si celebra San Pomponio, vescovo di Napoli nel VI secolo, vi raccontiamo la storia della Chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, da lui fondata e la leggenda legata alla sua nascita, ovvero quella del maiale demoniaco che terrorizzava il centro di Napoli a quell’epoca.

La Chiesa della Pietrasanta è situata lungo via Tribunali, in un punto che oggi è diventato un crocevia strategico per il turismo, in cui si incontrano luoghi simbolo della Napoli più antica, com’è appunto la chiesa, il suo campanile, e a pochi passi da lì Cappella Sansevero e il suo Cristo velato, e della Napoli più moderna, con le sue pizzerie storiche o l’Istituto “Diaz”, dove campeggia uno striscione in ricordo del suo studente più celebre, Pino Daniele.

Una stratificazione che non è solo architettonica, ma anche culturale, con un sovrapporsi di storia, leggende e tradizioni, fra passato e presente di Napoli.

La Chiesa di Santa Maria Maggiore, detta della Pietrasanta, fatta costruire da San Pomponio

San Pomponio fu vescovo di Napoli a metà del VI secolo, anche durante l’assedio della città, avvenuto nel 536, da parte dell’esercito dell’Impero romano d’Oriente guidato dal generale Belisario, arrivato per strapparne il possesso agli Ostrogoti.

Alcuni anni dopo l’assedio, che devastò la città decimandone la popolazione, intorno al 533, per iniziativa del vescovo Pomponio, venne edificata una basilica maestosa sui resti del tempio di Diana di epoca romana. Il tempio era riservato esclusivamente alle donne che vi si recavano per invocare la dea e chiederle protezione durante il parto. Quelle che, invece, decidevano di diventare sacerdotesse del tempio di Diana, facendo voto di castità, presero il nome di “dianare”, termine poi trasformatosi in senso dispregiativo in “janare”, con tutte le persecuzioni che ne conseguirono, dovute alle accuse di stregoneria e adorazione del demonio.

La Chiesa fatta costruire dal vescovo Pomponio, dunque, fu innalzata sui resti del tempio romano, al confine con le antiche mura difensive della città, e fu chiamata Santa Maria Maggiore, la prima in città ad essere dedicata alla Vergine.

La leggenda del maiale demoniaco che terrorizzava il centro storico

La fondazione della chiesa della Pietrasanta è legata ad un’antica leggenda popolare, secondo la quale nella zona a ridosso dell’attuale piazza Miraglia di notte si aggirava un maiale – che altri non era che il diavolo in persona – i cui grugniti terrorizzavano i cittadini nelle ore notturne.

Secondo la leggenda, al vescovo Pomponio che voleva liberare la zona infestata dal maligno apparve in sogno la Madonna che gli ordinò di erigere una basilica in suo onore nel luogo in cui sarebbe stato ritrovato un panno celeste, che  avrebbe ricoperto la “pietra santa”, ovvero una roccia con l’incisione di una croce, che in futuro sarebbe stata venerata dai fedeli come fonte dell’indulgenza.

Fu così che Pomponio, per respingere gli assalti del demonio, fece erigere la Chiesa, dedicandola alla Vergine Maria e che prese il nome della “Pietrasanta”.

Dalla leggenda del maiale-demone sarebbe poi derivata la “festa o gioco della porcella” che si svolgeva ogni anno nel mese di maggio per rievocare la vittoria sul maligno. L’usanza vedeva l’abate della Chiesa della Pietrasanta sgozzare nel Duomo di Napoli una grossa scrofa, simbolo del male, offerta dai fedeli, per poi farla consumare dall’Arcivescovo della città. Questa festa si svolse fino al 1625, quando poi fu abolita perché considerata indecorosa e frutto di tradizioni pagane.

Una chiesa che racconta oltre mille anni di storia

Nel corso dei secoli la chiesa originale subì delle importanti trasformazioni, finché a metà del 1600 fu abbattuta a causa dei danni causati dai terremoti, per poi essere completamente ricostruita fra il 1653 e il 1678, su progetto di Cosimo Fanzago, che la riedificò in chiave barocca.

La facciata rimase incompiuta, mentre il portale fu realizzato nel 1675 da Pietro Sanbarberio. A quell’epoca della basilica romanica era rimasto soltanto il campanile, il più antico ad essere “sopravvissuto”in città, che tuttora si erge davanti alla chiesa su via Tribunali.

Ulteriori restauri furono compiuti tra il ‘700 e l’ ‘800, quando il complesso conventuale annesso alla chiesa venne adibito a caserma dei pompieri. Purtroppo i bombardamenti della seconda guerra mondiale danneggiarono gravemente la struttura religiosa, il cui restauro è stato completato solo nel 1976, e successivamente ha conosciuto delle nuove chiusure, salvo poi essere definitivamente riaperta nel 2016, come vi avevamo raccontato qui

Visita alla Chiesa della Pietrasanta, ovvero un “viaggio nel tempo”

Attualmente la Chiesa basilicale di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta consente di effettuare una sorta di “viaggio nel tempo”. Nel visitarla, infatti si effettua un percorso che attraversa i secoli ammirando i diversi elementi architettonici che si sono sovrapposti in oltre mille anni di storia. Dal campanile, il più antico della città, passando accanto alla Cappella del Pontano, di epoca rinascimentale, e davanti al Tempietto del Santissimo Salvatore, incuneato fra la Cappella e la Chiesa della Pietrasanta, fino ad inoltrarsi negli ambienti sotterranei dove si trova la cripta. Il piano ipogeo e i sotterranei della chiesa rappresentano una preziosa testimonianza  della storia della città di Napoli, dove è possibile osservare porzioni di muro in “opus reticulatum”, mosaici di epoca romana e resti di una domus.

Il campanile della Pietrasanta, opera di tradizioni romana con influssi bizantini, risalirebbe al IX – X secolo, ed è una delle più antiche torri campanarie d’Italia. La sua caratteristica principale è l’arco, che rispetto alle origini oggi appare più basso a causa dell’innalzamento del fondo stradale avvenuto nel corse del tempo.  Il campanile conserva numerosi elementi architettonici e iscrizioni di epoca romana in marmo, rilavorati e riutilizzati, che si trovano alla base della struttura. Del Campanile, ed in particolare della sua “tabula lusoria” e dei recenti danni che ha subit vi avevamo raccontato in questo articolo di Enzo Di Paoli.

La riapertura dopo il restauro, con mostre e visite guidate

Dalla sua riapertura – completata solo nel 2018 con l’apertura al pubblico della cripta e della cavità sotterranea – la Chiesa della Pietrasanta ha ospitato diverse mostre, come quelle che hanno richiamato un grande numero di visitatori, a cura di Vittorio Sgarbi: “Tesori nascosti. Tino di Camaino, Caravaggio, Gemito” e il “Museo della follia: da Goya a Bacon”.

Attualmente sono in corso le attività del “Lapis Museum”, che nella cripta e nel sottosuolo della Basilica della Pietrasanta, ospitano le mostre “Sacra Neapolis – culti, miti e leggende”, organizzata in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, e anche “Napoli: storia, arte, vulcani” insieme con l’Osservatorio Vulcano, che termineranno il 15 settembre.

Sempre all’interno della Chiesa è allestita la mostra dedicata a “Chagall. Sogno d’amore” con dipinti originali dell’autore, in corso fino al prossimo 30 giugno, e che anche avevamo presentato in occasione dell’inaugurazione.

Per sabato 4 maggio l’associazione “NarteA”, invece, organizza una visita guidata teatralizzata, “Tufo  – Nel cuore della Pietrasanta”, con due turni (ore 19 e ore 20,30), che condurrà i visitatori nei diversi ambienti della chiesa, in suggestivo percorso a ritroso nel tempo. Per informazioni si può visitare la pagina Fb dell’Associazione.

Sabrina Cozzolino

 

 

Un articolo di Sabrina Cozzolino pubblicato il 30 Aprile 2019 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2019

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