Dal 1507 –  quando fu completata la Cappella Carafa, sotto al Duomo di Napoli, per volontà del cardinale Oliviero Carafa che nel 1647 aveva riportato in città le reliquie di san Gennaro (dall’831 e fino ad allora nascoste nel santuario di Montevergine ad Avellino dove lo stesso Oliviero era cardinale commendatario) – l’urna che custodisce le ossa di San Gennaro non si è spostata quasi mai, ed è rimasta sempre nella teca di cristallo sotto all’altare del Succorpo che da allora la custodisce.

Il Succorpo della Famiglia Carafa

Per vedere le ossa di san Gennaro insomma la maggior parte dei napoletani – e dei turisti – ha percorso le due rampe di scale semicircolari che conducono alle porte bronzee del Cinquecento con stemmi e emblemi della famiglia Carafa, che è proprietaria tutt’oggi della Cripta.

Da qualche giorno però l’urna è stata spostata nella cappella che custodisce, nel Duomo, le reliquie di altri santi, attigua alla Cappella di San Gennaro. Un evento, dicevamo, rarissimo. Tant’è è che c’è chi ha pensato che fossero state spostate ed esposte alla venerazione dei fedeli, per ovviare alle restrizioni causate dalla pandemia o, addirittura, per avvicinare i fedeli al Santo ancor di più nel momento della pandemia e dopo il mancato – ma non rilevante nella tradizione – mancato scioglimento del sangue, il 16 dicembre 2020.

La cappella delle Reliquie (ex spirito Santo)

Un cartello subito fuori la cappella del Tesoro, indica che ora i resti di San Gennaro sono nel reliquiario. L’antica olla di terracotta contenente i resti del corpo Compatrono principale di Napoli adesso si trova al Centro di questa piccola cappella, contenente migliaia di reliquie, tra cui il bastone  che la tradizione ritiene essere quello con cui l’apostolo Pietro guarì dalla malattia il primo santo patrono di Napoli, Sant’Aspreno, contenuto in una custodia di argento filigranata che reca lo stemma dell’Arcivescovo Cardinale Guglielmo Sanfelice d’Acquavella, sempre nella lipsanoteca della Cattedrale.

Fu proprio Sanfelice, Arcivescovo di Napoli, che dispose che la cappella dello Spirito Santo, patronato della antica famiglia Galluccio, ormai estinta nel ramo di Napoli, divenisse il nuovo reliquiario del duomo, facendo realizzare al suo interno le lipsanoteche di legno sulle tre pareti disponibili. Anche se i suoi predecessori, in tempi in cui le reliquie dei santi avevano altro rilievo e altre liturgie, si erano già preoccupati di sistemarle, addirittura stabilendo un “calendario” per venerarle.

L’attuale cappella che raccoglie le spoglie dei santi divenne però tale dopo l’unità d’Italia, quando alcuni reliquiari provenienti dalle Case Religiose soppresse e successivamente anche quelli che provenivano dalle chiese diroccate per i lavori del risanamento di Napoli, dopo la grave epidemia di colera che flagellò la città nel 1884, si decise di dare alla cappella dello Spirito Santo, altra destinazione. Fu inaugurata come “cappella reliquiario” dallo stesso Sanfelice d’Acquavella, nel 1891.

Lo spostamento dovuto a lavori in corso nella Cappella Carafa

Ed è qui che ora si trovano i resti di San Gennaro: un evento che è accaduto raramente, come spiega il direttore del museo del Tesoro di San Gennaro, Paolo Iorio, definendo la cosa inconsueta. “Non è mai accaduto se non per lavori urgenti di stabilità alla cappella Carafa”. Ed infatti la ragione è proprio quella, come ci conferma Monsignor Vincenzo De Gregorio. “Lo spostamento – spiega – è dovuto semplicemente ai lavori in corso alla Cappella Carafa. Abbiamo spostato l’urna per renderla comunque visibile ai fedeli”.

San Gennaro insomma in queste settimane è con gli altri santi: per qualche tempo l’urna con i suoi resti sarà visibile agli occhi dei fedeli, che in numero contingentato frequentano la Cattedrale per seguire la messa. Il che simbolicamente è una bella cosa per i credenti, soprattutto in tempi in cui la splendida Cappella del Tesoro è chiusa per il Covid.

Lucilla Parlato

Foto Sergio Valentino

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 9 Gennaio 2021 e modificato l'ultima volta il 10 Gennaio 2021