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LA CURIOSITA’

Sul set dell’Amica Geniale scarpe “Solara”, ispirate ai modelli di Ferragamo

Cultura | 29 Luglio 2019

Modelli anni 50, bellissimi, indossabili tranquillamente anche oggi. Sono quelli che sono comparsi in questi giorni nelle vetrine di un “nuovo” negozio che ha preso il posto di Mario Valentino, tra via Calabritto e via Carlo Poerio, nel quartiere Chiaia a Napoli.

Anche ieri, domenica, la produzione ha lasciato la serranda a metà per mostrare tanta bellezza: scarpe d’epoca bellissime chiaramente ispirate alla moda degli anni 50.

Infatti, ci viene spiegato, sono proprio scarpe che nascono, comunque, a Napoli. Ricordano infatti l’epoca d’oro delle calzature made in Partenope, anni 40-50, quando il grande genio di Salvatore Ferragamo conquistava Hollywood: campeggia però la scritta “calzaturificio Solara”  al posto dell’insegna di Mario Valentino  – che in realta è il vero autore di  questi modelli esposti in vetrina, che ha disegnato tutti – attirando fiume di curiosi e innervosendo i responsabili della produzione che vorrebbero che la gente spegnesse i telefonini e non riprendesse nulla. Ma ovviamente è una richiesta ai limiti del ridicolo in un luogo pubblico e aperto. Tant’è. Di domenica comunque non c’è nessuno e ci si può avvicinare agevolmente e fotografare, dunque, anche se c’è il vetro in mezzo, questi modelli d’epoca che ricordano quelli di un grandissimo artigiano nato sulla nostra terra e poi emigrato. Del resto a fianco a Solara c’è proprio il negozio di Napoli di Ferragamo, aperto proprio in quell’epoca e che riempie quasi un intero lato di piazza dei Martiri da decenni.

Chi era Salvatore Ferragamo

Salvatore Ferragamo nasce nel 1898 a Bonito, paesino irpino a un centinaio di chilometri da Napoli, undicesimo di quattordici figli. Non ancora adolescente dimostra una grande passione per le scarpe: a 11 anni è apprendista a Napoli presso un calzolaio e a 13 apre un suo negozio a Bonito. A 16 anni raggiunge in America uno dei fratelli che lavora in un grande calzaturificio di Boston. Salvatore è affascinato dalla modernità delle macchine e dei processi di lavoro ma ne vede anche i limiti qualitativi. Agli inizi degli anni Venti si trasferisce a Santa Barbara, in California, dove apre una bottega di riparazioni per calzature. La California di quegli anni è la terra favolosa dove prospera la giovane industria del cinema. Salvatore inizia a disegnare e realizzare scarpe per i film. Intanto, sempre alla ricerca di scarpe che calzano alla perfezione, studia anatomia umana, ingegneria chimica e matematica all’università di Los Angeles.

Qui inizia a disegnare e realizzare stivali da cowboy per i film western e sandali romani ed egizi per i kolossal storici di registi e produttori importanti. Ben presto attori e attrici si accorgono della bellezza e comodità di quelle scarpe e cominciano ad ordinarne a Salvatore anche per la vita fuori dal set. Intanto lui, alla ricerca di ‘scarpe che calzano sempre bene’, studia anatomia umana, ingegneria chimica e matematica all’università in California. Quando l’industria del cinema si sposta ad Hollywood, Salvatore Ferragamo la segue. Nel 1923 apre l’‘Hollywood Boot Shop’ e inizia per lui la carriera di ‘calzolaio delle stelle’, così come lo definisce la stampa locale.

Marylin Monroe, Audrey Hepburn, Lana Turner, Ingrid Bergman e Sophia Loren: sono solo alcuni dei nomi che hanno indossato scarpe Ferragamo, fuori e dentro al set.

Nomi famosi come Mary Pickford, Rodolfo Valentino, John Barrymore jr, Douglas Fairbanks, Gloria Swanson e altri sono suoi affezionati clienti e moltiplicano la sua popolarità. Salvatore precede i tempi del profondo cambiamento di costume di quegli anni: apre le calzature femminili fino ad allora rigidamente accollate, le rende più eleganti, più comode, crea i primi sandali. Il successo è tale da non riuscire a far fronte alle ordinazioni: è giunto il momento di organizzarsi su larga scala. La manodopera americana non è però in grado di fare le scarpe che lui vuole e nel 1927 Ferragamo decide di tornare in Italia, a Firenze, città tradizionalmente ricca di abili artigiani.

 

Il ritorno in Italia di Ferragamo

Nel 1927 Ferragamo decide di tornare in Italia, a Firenze, città tradizionalmente ricca di abili artigiani. Dal suo laboratorio fiorentino – in cui adatta il sistema della catena di montaggio al lavoro specializzato e rigorosamente manuale dei suoi operai – avvia un flusso costante di esportazione verso l’America.

La grande crisi economica del ’29 interrompe però bruscamente i rapporti con il mercato americano e la sua azienda fallisce. Ferragamo non si perde d’animo e si rivolge al mercato interno. Nel giro di qualche anno gli affari vanno così bene che nel 1936 affitta due laboratori e un negozio nel Palazzo Spini Feroni, in via Tornabuoni. Quelli sono gli anni delle sanzioni economiche all’Italia di Mussolini: Ferragamo produce in quel periodo alcune delle sue creazioni più popolari e imitate, come le ‘zeppe’ di sughero, solide e leggere. Grazie ai suoi successi, nel 1938 Ferragamo sarà in grado di pagare la prima rata d’acquisto dell’intero Palazzo Spini Feroni, che rimarrà da allora la sede dell’azienda. Nel 1940 si sposa con Wanda Miletti, la giovane figlia del medico condotto di Bonito, che lo segue a Firenze e gli darà sei figli, tre maschi (Ferruccio, Leonardo e Massimo) e tre femmine (Fiamma, Giovanna e Fulvia). Nel dopoguerra le scarpe di Salvatore Ferragamo diventano nel mondo uno dei simboli dell’Italia che torna a vivere, a creare e a produrre.

Le invenzioni memorabili di Ferragamo

Sono anni di invenzioni memorabili: i tacchi a spillo rinforzati in metallo resi famosi da Marilyn Monroe, i sandali in oro, il sandalo invisibile con tomaia in filo di nylon (che nel 1947 varrà a Ferragamo il prestigioso ‘Neiman Marcus Award’, l’Oscar della Moda – quell’anno assegnato anche a Dior – per la prima volta assegnato a un creatore di calzature), i tacchi a cavaturacciolo ornati di perle finte realizzati per Gloria Swanson, le scarpe arcobaleno con tacchi dorati per Dolores Del Rio, le pantofole di raso multicolore per Lilian Gish e i sandali a serpente in scaglie dorate per Esther Ralstone.

Il modello più ardito, raro e costoso creato da Salvatore in questi anni furono le scarpe décoletées di piume di colibrì del costo di ben 500 dollari. Al suo crescente successo concorse, inoltre, l’affermarsi di un nuovo stile di abbigliamento femminile, più pratico e moderno, caratterizzato da gonne accorciate che evidenziavano e valorizzavano le calzature. Il rilievo sempre più consistente delle ordinazioni, spinse Ferragamo a organizzarsi su più larga scala e, proprio a questo scopo, fece ritorno in Italia alla ricerca di abili operai per l’avviamento di un’attività artigianale di produzione di calzature.

Dal 1929 Ferragamo iniziò a richiedere i primi brevetti per modelli ornamentali, invenzioni e marchi di impresa, giungendo a realizzarne sino al 1960, anno della sua morte, ben 350. Le ideazioni degli anni Venti risentirono del clima culturale e artistico dell’epoca, come le tomaie ‘patchwork’ che traevano ispirazione dalle realizzazioni di abiti e copriletti di Sonia Delaunay e dai tessuti della tradizione americana, mentre i sandali dorati con il tacco sfaccettato a piramide si rifacevano alle coeve scoperte archeologiche in Egitto. Non mancarono le invenzioni ardite frutto delle competenze tecniche acquisite durante il soggiorno americano, legate all’utilizzo di materiali del tutto inusitati come la pelle di pesce (di dentice e di leopardo marino).

Quando Salvatore Ferragamo muore, nel 1960, il grande sogno della sua vita è realizzato: creare e produrre le più belle scarpe del mondo. Alla sua famiglia rimarrà il compito di andare oltre e di realizzare l’idea che Salvatore aveva cominciato ad accarezzare negli ultimi anni.

L’eredità raccolta dalla figlia Fiamma

Nel 1960 Wanda Ferragamo Miletti, moglie di Salvatore, dopo la sua scomparsa, ha preso la guida dell’azienda. Grazie alla sua intelligenza, alla sua determinazione,alla sua lucida visione economico-commerciale e all’inserimento dei sei figli la Salvatore Ferragamo è diventata oggi una brand del lusso ed è sotto la sua direzione che l’azienda si è potuta espandere: dalla mono-produzione di calzature all’espansione in altri settori, sia nella pelle che nel ready to wear donna e uomo e negli accessori in seta.

Tra i figli quella più creativa è stata Fiamma, la primogenita – che per un anno ha lavorato sotto la direzione del padre – soprannominata dalla stampa la “teenager della moda”, che ha rappresentato nel mondo lo stile Ferragamo nelle calzature e nella pelle fino alla sua scomparsa nel 1998, come responsabile della creazione, produzione e vendita di scarpe da donna, borse, valigeria, accessori per uomo e donna. L’importante riconoscimento internazionale Neiman Marcus Award ha premiato la creatività di Fiamma Ferragamo nel 1967, a 20 anni esatti dall’analoga premiazione del padre. A Fiamma si devono celebri creazioni di modelli di calzatura, come la scarpa Vara con fiocco di gros grain, creata nel 1978 e ancora oggi in produzione, e altri accessori diventati simbolo dello stile Salvatore Ferragamo, come la borsa W con doppio gancino di chiusura creata per la madre Wanda.
Il suo talento ha avuto altri riconoscimenti internazionali e importanti incarichi nel mondo non solo della moda ma anche della cultura. Fiamma è stata per lungo tempo presidente della delegazione toscana del FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano). E’ principalmente a lei che si deve l’idea della prima mostra a Palazzo Strozzi a Firenze sulla storia di Salvatore Ferragamo e la nascita del Museo Salvatore Ferragamo.

Il legame con l’arte che oggi torna grazie all’Amica Geniale

Alcuni modelli dimostrano il rapporto di Salvatore Ferragamo con gli artisti dell’epoca, come il pittore futurista Lucio Venna, autore di alcuni bozzetti pubblicitari e della nota etichetta delle calzature Ferragamo; altri provano la continua ricerca della perfetta calzata e l’invenzione di particolari costruzioni e di materiali, dalla celebre ‘zeppa’ di sughero, brevettata nel 1936 e subito copiata in tutto il mondo, alle tomaie in rafia o cellofan, alla carta per le caramelle, adottate durante il periodo della Seconda Guerra mondiale.

Oggi è bello sapere che le calzature meravigliose del “calzolaio dei sogni” – come veniva chiamato – vengono celebrate anche nella fiction tratta dai libri di Elena Ferrante.

Lucilla Parlato

 

 

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 29 Luglio 2019 e modificato l'ultima volta il 29 Luglio 2019

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