sabato 14 dicembre 2019
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LA DELIBERA

Venezia da copiare: vieta souvenir paccottaglia e tutela artigiani e identità

Attualità, Senza categoria | 10 Ottobre 2019

Oggi parliamo di una delibera approvata dal comune di Venezia con l’intento di suggerirla anche alla nostra amministrazione, del tutto distratta da quanto accade nel centro storico e dintorni in termini di commercio e licenze. Basta farsi un giro di questi tempi per capire che alcune realtà artigianali hanno trovato casa altrove per cedere il posto o a negozi di scarso valore artistico o a pizzerie, bar e tavernette… basta camminare per i decumani per vedere che a fianco a banchetti di validissimi artigiani convivono banchetti di cineserie e paccottaglie che non dovrebbero animare una zona patrimonio Unesco.

La delibera di Venezia, ora al vaglio della Regione, emanata per tutelare le tipicità locali, invece, va in direzione opposta. Nelle vetrina di piazza San Marco o di Rialto, d’ora in poi, sarà impossibile trovare – come a Napoli per i corni di plastica o i pulcinella made in china – la gondola luminosa di plastica o l’abito low cost “made in China”. Questi prodotti, infatti, sono stati  sfrattati dal centro storico dopo che il consiglio comunale di Venezia ha approvato all’unanimità questa nuova normativa che impone regole ferree nel segno della tutela del decoro ai negozi delle aree più centrali della città.

Dopo il sì definitivo del provvedimento da parte della Regione, gli esercizi commerciali dovranno cambiar pelle, sia negli arredi che nella merce esposta in vetrina, per adeguarsi al contesto architettonico ed esclusivo che Venezia impone.

L’area interessata riguarda Piazza San Marco e Piazzetta dei Leoncini, il Ponte di Rialto ma anche tutta la zona che vi gravita attorno, dove oggi regna una sorta di casbah di negozietti specializzati in souvenir di basso costo e dubbia provenienza. In più le nuove aperture in queste zone del centro, recita il provvedimento, che avrà durata di tre anni, potranno riguardare solo precise categorie merceologiche: la moda d’alta gamma, le librerie e le gallerie d’arte, gli antiquari e il design, i preziosi e gli oggetti d’arte e d’antiquariato. E naturalmente l’artigianato artistico, «tipico, tradizionale e storico».

Per i negozi già esistenti la delibera, che ha ottenuto il nulla osta della Soprintendenza, è un vero e proprio colpo di spugna per favorire il decoro e la coabitazione armonica, anche in senso estetico, tra le attività commerciali e la città storica.

Entro sei mesi l’artigianato artistico esposto in vetrina dovrà essere accompagnato dalla specifica chiara del luogo di produzione, mentre viene confermato il divieto (oggi disatteso soprattutto a Rialto) di esporre prodotti sugli stipiti delle vetrine delle porte d’ingresso o di utilizzare espositori esterni per catturare la curiosità dei turisti.

A San Marco, in particolare, dovrà essere garantito il mantenimento di arredi o allestimenti già esistenti o con una connotazione simile, per armonizzarsi con il contesto storico. Bandite addirittura  le luci di tonalità fredda o a elevata intensità, i corpi illuminanti all’esterno dello spazio vetrina o sulle tende da sole o i serramenti in materiale diverso dal legno o dal metallo.

“Questa decisione è dovuta anche al fatto che il Demanio ha avviato bandi di gara per nuove concessioni a negozi – ha spiegato in conferenza tre giorni fa l’assessore veneto Michele Zuin – c’era il rischio che le attività storiche marciane o realtine venissero danneggiate o sostituite. Nella maggior parte dei casi sono interessati dai bandi gli spazi posteriori delle botteghe, ma per un’attività sono fondamentali quanto quelli fronte piazza”.

La delibera, che segue la procedura individuata dal decreto legislativo 222 del 2016, identifica con precisione non solo le categorie merceologiche che potranno essere esposte in vetrina a Rialto e a San Marco, ma anche i confini entro cui per i prossimi 3 anni la norma sarà vigente: riguarderà gli esercizi che si affacciano su Piazza San Marco, Piazzetta San Marco e Piazzetta dei Leoncini, oltre che quelli situati sul Ponte di Rialto e in tutta l’area Realtina (ruga dei Oresi, sotoportego dei Oresi, sotoportego de Rialto, campo San Giacomo di Rialto, Naranzeria, Erbaria).

Una bancarella di san Gregorio Armeno, fotografata lunedì 7 ottobre 2019

 

“Il provvedimento si aggiunge al nostro stop ai take away e alla vendita di paccottiglia, misura recepita dalla Regione, alla nuova regolamentazione delle attività di somministrazione alimenti e bevande, estendendo le ‘microzone’ del territorio, e al blocco del rilascio di permessi di ampliamento o di nuove concessioni di suolo pubblico, misura che pochi giorni fa abbiamo reiterato anche per i prossimi 12 mesi – ha  continuato Zuin – E’ un elenco di provvedimenti approvati della Giunta e dal Consiglio che dimostrano quanto cara sia a questa Aministrazione la tutela del patrimonio artistico e culturale. Mi appello ai consiglieri regionali – ha concluso – per un’approvazione definitiva celere della delibera, in modo che diventi il più presto possibile effettiva”.

I contorni tenici dell’atto sono stati spiegati dalla direttrice della Direzione Servizi al cittadino e imprese del Comune di Venezia: “Questa decisione è dovuta anche al fatto che il Demanio ha avviato bandi di gara per nuove concessioni a negozi – ha spiegato l’assessore Zuin – c’era il rischio che le attività storiche marciane o realtine venissero danneggiate o sostituite. Nella maggior parte dei casi sono interessati dai bandi gli spazi posteriori delle botteghe, ma per un’attività sono fondamentali quanto quelli fronte piazza. Chiediamo di essere ascoltati, perché in questo modo il Demanio mette in discussione l’unicità di piazza San Marco e dell’area Realtina. Sono invece realtà che non possono essere amministrate da lontano senza conoscerle fino in fondo. Noi come Amministrazione intratteniamo invece un dialogo continuo con le associazioni”.

Una bancarella di via dei Tribunali, fotografata il 7 ottobre 2019

 

Un lavoro, quello del comune di Venezia, portato avanti a stretto contatto con le associazioni di zona. Tant’è che a ringraziare il Comune è anzitutto il presidente dell’Associazione Piazza San Marco, Claudio Vernier: “Ringraziamo l’Amministrazione comunale per l’attenzione con cui ha accolto il nostro appello sull’estrema urgenza di adottare un regolamento per la tutela delle attività commerciali di Piazza San Marco e di tutto il centro storico – ha dichiarato – e ringraziamo per l’impegno con cui ha portato avanti in questi mesi le pratiche affinché questa delibera venisse approvata. Il nostro obiettivo è che le attività tradizionali vengano tutelate, che a San Marco come a Rialto ci siano attività compatibili e consone con il luogo in cui si trovano. Il provvedimento speriamo sia attuato subito, e sarebbe magnifico si rivelasse anche retroattivo (in realtà non lo è, ndr). Sicuramente un ottimo punto di partenza. auspichiamo che questa attenzione si estenda poi a tutta la città”.

Anche se non c’è retroattività, per le attività già esistenti nelle aree coinvolte vengono indicate alcune prescrizioni cui adeguarsi entro 6 mesi dal raggiungimento dell’intesa con la Regione:

Le linee guida sul commercio e il suolo pubblico a Napoli

A maggio 2019 con conferenza stampa e molti documenti, invece, il Comune di Napoli ha presentato le linee guida indirizzate alla regolamentazione dell’occupazione di suolo pubblico per attività di ristorazione all’aperto finalizzata alla riqualificazione ambientale e urbana sostenibile del Centro Storico di Napoli all’interno del perimetro del sito UNESCO, la cui sperimentazione di sei mesi – che non ci pare stia funzionando, ma vedremo – scade a fine novembre 2019.

Dopo oltre 40 incontri tra consultazioni, sopralluoghi, commissioni consiliari e attività operative, il Gruppo di Lavoro ha elaborato le Linee guida all’interno del perimetro del sito UNESCO. Uno studio che definisce nel dettaglio, per le strade e le piazze della città selezionate in base al criterio della densità commerciale, gli allineamenti, le altezze, le superfici, le distanze, gli ingombri, le tipologie, le cromie e i materiali degli arredi esterni dei bar e dei ristoranti, al fine di assicurare un livello di decoro e di accoglienza adeguato ad una città dalle grandi tradizioni storiche, architettoniche e commerciali come Napoli.

Quando l’operazione è stata presentata si è autodefinita “un’operazione originale che non ha precedenti in altre città italiane. I dettagli delle indicazioni fornite per ciascuna tipologia di arredo e per ciascuna area semplifica di gran lunga il processo di presentazione di occupazione di suolo da parte degli operatori, i quali avranno chiari tutti gli elementi utili per la stesura del proprio progetto”.

Piazza san Lorenzo, cuore del centro storico… Le linee per i dehors qui ancora non sono state applicate e nuovi locali sono intanto nati da maggio scorso

Le Linee Guida sono state approvate con delibera di Giunta Comunale il 10 maggio 2019. Il documento consente di superare definitivamente i regimi di proroga (l’ultimo dei quali è scaduto il 30 Aprile scorso) con i quali, fino ad oggi, venivano autorizzate le occupazioni di suolo pubblico di bar e ristoranti”.

Nello specifico il dispositivo

Le due parti in neretto sono nostre perché vorremmo porre l’attenzione su due aspetti che evidentemente fanno acqua: l’esclusione del placet della soprintendenza – probabilmente per accelerare nuove licenze di commercio – e la tela di Penelope creata con la possibilità di rilascio di occupazioni di suolo pubblico fino a approvazione di “nuove linee guida”. Un cane che si morde la coda e i cui risultati sono gli sotto gli occhi di tutti. Basta farsi una passeggiata per i decumani, ripetiamo. Il caos assoluto. La follia commerciale quella si “originale che non ha precedenti in altre città italiane”.

Vasto, buffer zone: qui le licenze non hanno regole

Se al centro storico la situazione del commercio è incontrollata, nel perimetro interno che comprende corso Novara, Corso Garibaldi e piazza Garibaldi ci sono ben 35 barberie, 19 minimarket e 19 internet point. 73 attività per soli 3 tipologie di esercizi commerciali che, ovviamente, vanno a sommarsi alle decine di ristoranti etnci (veri e propri tuguri), negozi cinesi e negozi di bigiotteria, perlopiù gestiti da pakistani. Di questi 73 solo 9 sono italiani (5 barbieri e 4 minimarket, intesa come classica salumeria).
Tutto questo in appena 6 vie: Bologna, Torino, Milano, Palermo, Venezia, Firenze. Circa 400 metri per 350. Per farvi riflettere quando si parla di problemi di razzismo al Vasto, senza conoscere un territorio che si sta auto-ghettizzando sempre più. Anche grazie alle licenze incontrollate.

Napoli insomma ha un problema serio in termini di commercio, a tutti i livelli. Benissimo gli studi sui dehors decorosi. Ma poi a che servono se si concedono ulteriori licenze, senza che la sovrintendenza abbia più parola dentro lo stesso patrimonio Unesco? A che servono i dehors decorosi se non si riesce a controllare l’area patrimonio mondiale, invasa da bancarelle di paccottaglie che rubano anche spazio al vero artigianato, sempre più mortificato? Le foto che abbiamo scattatato a San Gregorio armeno fanno piangere da sole. E allora un suggerimento all’amministrazione: per una volta copiamo esperienze ben più a tutela del nostro artigianato, della nostra storia e del nostro decoro. Copiamo Venezia.

Lucilla Parlato

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 10 Ottobre 2019 e modificato l'ultima volta il 10 Ottobre 2019

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