lunedì 22 aprile 2019
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LA DENUNCIA

Peacelink: “La nuova Ilva a Taranto inquina più della vecchia”

Ambiente, Battaglie | 27 Febbraio 2019

La nuova Ilva targata ArcelorMittal inquina più di quella vecchia a gestione pubblica. I dati delle centraline dell’Arpa Puglia sono inequivocabili.

Un anno fa meno inquinamento su Taranto

Dal raffronto del bimestre gennaio-febbraio 2019 con il corrispondente periodo del 2018, emerge un incremento delle emissioni. Nel dettaglio, gli idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) sono cresciuti del 195%, con la concentrazione di benzene salita del 160% è quella dell’idrogeno solforato più che raddoppiata.

A lanciare l’allarme è il presidente di Peacelink, Alessandro Marescotti che ha diffuso il raffronto fra i dati registrati attorno alla cokeria nel bimestre gennaio-febbraio 2019 con lo stesso periodo del 2018. “Si registra – spiega Marescotti  – un incremento del 160% per il benzene, del 140% per l’idrogeno solforato e del 195% per gli IPA totali. Sono tutti inquinanti cancerogeni e anche neurotossici”.

Nel mirino anche le affermazioni dello scorso settembre da parte del ministro Luigi Di Maio: «aveva detto che nello stabilimento siderurgico di Taranto sono state installate tecnologie che riducono del 20% le emissioni nocive, ma queste dichiarazioni sono smentite dalle centraline Arpa installate nella cokeria che registrano valori in aumento per le emissioni diffuse in ambiente».

Pesante anche il bilancio sulle polveri sottili misurate attorno alla cokeria dall’Arpa Puglia: “Qui – aggiunge Marescotti – si registra un incremento fra il 18% e il 23% per il Pm10 (a seconda del campionatore ENV o SWAM) e del 23% per il Pm2,5. Solo per il black carbon viene registrata una leggera riduzione del 5%».

Secondo l’ambientalista, «siamo solo all’inizio di un aumento della produzione che ci preoccupa e procedere al buio e senza dati previsionali degli impatti sanitari, come sta facendo questo governo – conclude – non è una condotta socialmente responsabile».

ArcelorMittal Italia però ribatte in un comunicato che: «Lo stabilimento di Taranto è strettamente controllato secondo i più alti standard disponibili e dotato di tutti i sistemi di monitoraggio delle emissioni prescritti dalla Autorizzazione Integrata Ambientale e dal Dpcm 29.09.2017, riferiti alle diverse matrici ambientali (aria, acque, rifiuti, suolo, etc.). L’azienda conferma di essere pienamente conforme a tutte le regole imposte dall’Aia». ArcelorMittal Italia ricorda, infine, di essere impegnata a realizzare un piano ambientale che prevede l’investimento di più di un miliardo di euro entro il 2023 e che renderà lo stabilimento di Taranto il migliore stabilimento d’Europa in termini di tecnologie utilizzate e progetti realizzati: «Si tratta del piano più ambizioso mai intrapreso in una acciaieria in funzione. Parlando dei risultati finora ottenuti, sottolineiamo che sono state rispettate tutte le scadenze previste al 31.12.2018. Già da solo l’avanzamento della copertura dei parchi minerali (unica in Europa), unitamente agli altri interventi già avviati e in divenire, conferma l’impegno e la volontà dell’azienda di trasformare tutti gli impegni presi in risultati tangibili con la massima trasparenza nei confronti della comunità».

La nota di AM arriva in risposta anche all’associazione “Genitori Tarantini” che, in una lettera aperta all’ad di ArcelorMittal Italia, aveva contestato il messaggio di vicinanza dell’azienda che ha calato le bandiere a mezz’asta per la fiaccolata in memoria dei bambini morti per cancro a Taranto, accusando AM di provocare una “enorme criticità ambientale” in ogni sito in cui produce.

Ma intanto quei dati trasparenti e verificabili sono sul sito di Arpac Puglia e non sono altrettanto rassicuranti. E Taranto, scesa in piazza massicciamente nei giorni scorsi, piange ogni giorno nuovi morti di cancro, spesso in tenerissima età.

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 27 Febbraio 2019 e modificato l'ultima volta il 27 Febbraio 2019

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