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LA DERIVA

Napoli, Anm: la propaganda leghista viaggia sul servizio pubblico

Attualità, News, Politica | 31 Agosto 2020

Ricordate il Referendum del 1993 sull’abrogazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti? Era un’altra Italia, reduce dallo scandalo Mani Pulite che aveva fatto, appunto, piazza (quasi) pulita dei vecchi partiti e della corruzione che aveva devastato la vita civile ed economica del paese. Un diffuso anelito di legalità portò i SI a stravincere con il 90% e Mario Segni fu quasi portato in trionfo, per un plebiscito che si pensò potesse inaugurare una nuova stagione per la politica del paese.

Fummo in pochi ad avanzare dubbi, a sostenere che il finanziamento pubblico (poi, successivamente riformato in varie occasioni, dal 1993 fino a Enrico Letta) garantisse equità e giustizia, se gestito in trasparenza, prevedendo ciò che sarebbe accaduto di lì a poco con la discesa in campo di Berlusconi: la comparsa della “politica-show”, ovvero: l’applicazione dei principi del marketing aziendale più spregiudicato all’idea stessa della rappresentanza democratica in uno Stato sovrano.

Gli effetti, dopo quasi trent’anni, sono sotto gli occhi di tutti: il cittadino ridotto a cliente e i suoi diritti trasformati in merce di scambio. Tutto, anche i principi basilari della democrazia, è in vendita. A beneficio di chi ha più potere economico. Nella nuova “democrazia aziendale” non vince chi è in grado di proporre idee e progetti, ma chi dispone di maggiori quantità di danaro. È la politica del padrone ricco, che può comprarsi tutto, anche i voti di ogni singolo parlamentare. E che ha portato l’Italia all’attuale deriva salviniana.

Già, quel Salvini (uno dei politici più “vecchi” del paese) che è solo l’ultimo lascito di un processo iniziato trent’anni fa e che oggi culmina con l’ultima trovata: comprarsi, tramite l’agenzia IGP Decaux, gli spazi pubblicitari sopra gli autobus e dentro le linee metropolitane di Napoli. Sì, di Napoli, non di Treviso. Di Napoli. Ovvero: quella città su cui la Lega ha gettato fango per almeno tre decenni e che oggi torna utile alla nuova politica poltronara del polpulista padano, colui che fino a ieri ci chiamava “terroni” e oggi ci chiede di votarlo.

È paradossale ciò che sta accadendo: la politica (non solo Salvini) usa un servizio pubblico pagato profumatamente da tutti i cittadini per farsi propaganda. Un servizio che proprio la politica ha distrutto, anno dopo anno. Proprio l’ANM, ridotta al quasi-fallimento dalla stessa politica che oggi compra i suoi spazi per rivendere sè stessa come se fosse un detersivo per lavare i pavimenti.

Dopo quasi trent’anni, il cerchio si chiude: dopo le lottizazioni, le raccomandazioni e la corruzione, la politica di chi ha più soldi si compra i nostri servizi basilari, a iniziare dai trasporti disastrati.

Possiamo rispondere in un solo modo, a tutto ciò: con uno sciopero che chieda alla politica di tornare all’etica e alla dignità. Napoletani, usate i piedi, usate la bicicletta… Qualunque cosa, pur di lasciare quegli autobus vuoti. Noi terroni in un autobus tappezzato con quella faccia non vogliamo entrarci.

Maurizio Amodio 

Un articolo di Maurizio Amodio pubblicato il 31 Agosto 2020 e modificato l'ultima volta il 31 Agosto 2020

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