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La discussa occupazione dell’Accademia di Belle Arti, sgomberata dalla Digos. La maggioranza degli studenti era contraria

Attualità | 30 Marzo 2021

Da quasi 40 giorni 20 componenti del Collettivo Abana avevano occupato l’Accademia di Belle Arti con un folto pacchetto di richieste. Un’occupazione, come si legge nei commenti a un post del gruppo, che ha visto tantissimi studenti dell’Accademia contrari. Una contrarietà che si è rafforzata da una settimana a questa parte quando la Consulta degli studenti della stessa Accademia ha chiesto su Change quanti dei 3mila studenti iscritti fossero contrari all’azione di Abana:  in 837 hanno risposto di non condividerla. Prima ancora era stato fatto un sondaggio interno dalla Consulta e la maggior parte degli studenti si era dichiarata in disaccordo con i metodi dell’occupazione, che secondo tanti avrebbe creato disagi solo agli stessi studenti.

Stamattina la peggiore conclusione a cui si poteva arrivare: lo sgombero forzato da parte della Digos, con l’identificazione di tutti gli occupanti, e la “reazione” dei collettivi partenopei secondo i quali “la lotta non si sgombera”. A prescindere.

Il post del collettivo Abana e le reazioni

Il 23 marzo, a un mese dall’occupazione, sulla quale già si era espresso in dissenso il corpo studentesco, come racconteremo più avanti, il Collettivo Abana, incurante delle proteste degli stessi studenti, fa un post in cui continua a rivendicare la bontà della propria azione sottolineando quattro punti irrinunciabili per sgomberare: riapertura del cortile, aula autogestita, aule studio e riapertura della biblioteca. Punti anche condivisi da una parte degli studenti, ma non con questa metodologia. E basta leggere i commenti a questo post per farsene un’idea.

La petizione della Consulta degli Studenti dell’Accademia: 837 contrari all’occupazione

Insomma, a leggere cosa pensano tantissimi studenti dell’Accademia, la domanda di tanti è: ma a nome di chi parlano gli occupanti del Collettivo Abana? Pochi giorni fa la Consulta degli Studenti ha deciso di prendere posizione contraria all’occupazione, su Change:  “con la speranza di dar peso ad una voce fino ad ora rimasta silenziosa, ignorata sistematicamente da ogni narrazione mediatica”. Cioé la voce degli studenti in dissenso, la maggioranza.

“Il giorno 23 febbraio 2021, un gruppo di attivisti e studenti di varie istituzioni, riunitosi sotto il nome di “Collettivo Studentesco Abana”, senza consultare il resto del corpo studentesco impropriamente rappresentato, ha occupato l’Accademia di Belle Arti di Napoli, approfittando della riapertura dei locali organizzata per le visite mediche obbligatorie previste per gli/le studenti di restauro. La ripresa dei corsi laboratoriali di Restauro, era la prima sperimentazione del graduale rientro nella struttura, riprendendo tutte quelle attività rese impossibili dalla, seppur necessaria, didattica a distanza” si legge in premessa nella petizione lanciata dalla Consulta a nome del corpo studentesco.

La consulta: favorevoli ad alcune proposte, in dissenso per le modalità

“Inizialmente – si legge ancora nella petizione – quando abbiamo appreso della formazione di un “collettivo studentesco” non vedevamo l’ora di poter collaborare insieme per portare avanti gli ideali condivisi. Siamo favorevoli a determinate proposte da loro avanzate ma dissentiamo e prendiamo le distanze dalle modalità con le quali sono state presentate.
Gli/le occupanti rivendicano il diritto allo studio ma lo fanno paradossalmente compromettendolo. Per evitare lo svilimento ulteriore di alcuni argomenti a noi cari da anni, vorremmo portare all’attenzione delle istituzioni destinatarie di questo nostro comunicato, le problematiche create da questa protesta, dannose principalmente per noi studenti. A seguito dell’occupazione è stata indetta una nostra assemblea pubblica online, alla quale hanno partecipato 50 persone fra studenti, occupanti e Consulta Studenti, nella quale è emerso che, tra le varie controversie, l’appoggio e la co-partecipazione della maggioranza del corpo studentesco non era mai stato presente fin dall’inizio”.

Il confronto con Direzione e membri del Consiglio accademico non era stato negativo

“Due giorni dopo, il 5 marzo, si è tenuta una riunione online del tavolo di confronto fra Direzione, Vicedirezione, membri del Consiglio Accademico, Consulta Studenti e occupanti dalla quale è emersa ampia disponibilità da parte dell’Istituzione alle richieste degli/delle occupanti per quanto attiene ad un rientro in sede, peraltro già organizzato sulla base delle norme anti-covid che si sarebbe potuto attuare secondo i DPCM e le ordinanze regionali in essere. Una delle richieste era quella di aprire un’aula autogestita nell’immediato, cosa che avrebbe determinato una riduzione del contingente di studenti in presenza per le attività didattiche. La proposta, accettata dai vertici dell’Istituzione solo nel caso di partecipazione esclusiva degli/delle studenti dell’Accademia, doveva essere comunicata e, in ogni caso, accettata almeno da una larga parte del corpo studentesco anche in ragione di una eventuale riduzione degli spazi per la didattica.

Nella stessa giornata, dunque, abbiamo avviato un sondaggio per comprendere l’opinione degli/delle studenti riguardo questa occupazione. A distanza di 10 giorni dall’inizio di questa occupazione illegittima, il risultato del sondaggio è stato che su 548 partecipanti l’87% ha espresso la volontà di porre fine immediatamente all’occupazione”.

Dissenso su pratiche “al limite della violenza”

“Sentita la voce degli/delle studenti abbiamo auspicato che gli/le occupanti ne prendessero atto liberando gli spazi – continuano gli studenti della Consulta – L’occupazione, prima limitata al solo cortile interno, si è poi spinta indisturbata ai piani superiori, con l’effrazione dello spazio non agibile del Teatro Niccolini, pertanto, è nostro dovere chiarire che tutte queste azioni illegittime non sono rappresentative del corpo studentesco e che quest’ultimo prende le distanze da azioni che, in un crescendo, stanno già sfociando in atti illeciti al limite della violenza”.

L’Accademia non si è mai fermata. La lettera alle istituzioni

“Si è parlato, da parte degli/delle occupanti, di immobilismo da più di un anno, eppure i corsi, in modalità online, si sono tenuti, attivando velocemente le piattaforme necessarie, così come le sessioni di esami e di tesi. L’Accademia non si è mai fermata. Certo, da quando è sopraggiunta la pandemia, è diventata monca della sua principale funzione laboratoriale, il disagio di tutti è evidente e gravoso, ma purtroppo questo è un problema comune a tutte le Istituzioni artistiche del mondo in questo momento storico” si legge ancora. Inoltre la Consulta aveva rivolto una lettera in cui denunciava le proprie preoccupazioni ai ministri Franceschini e Messa, a De Luca e De Magistris e a Giulio Baffi e Riccardo Lori, rispettivamente presidente e direttore dell’Accademia, una lettera in cui denunciava il proprio dissenso.

 

La conferenza stampa del Collettivo Abana

In presidio permanente fuori l’Accademia i ragazzi del Collettivo Abana hanno detto però che non si arrenderanno e hanno indetto una conferenza stampa. “Dopo quasi 40 giorni di occupazione all’Accademia di Belle Arti di Napoli stamattina alle 6 sono entrati una cinquantina di Digos per sgomberarci in maniera coatta.
Con la nostra occupazione, iniziata il 23 febbraio, volevamo avere un tavolo con il direttore per discutere di 13 punti, quattro di questi per noi imprescindibili: la riapertura del cortile, della Biblioteca, l’istituzione di aule studio e di un’aula autogestita in cui fare uno sportello d’ascolto per tutelare le/gli studenti da abusi e molestie. Dopo un anno in cui ci è stato impossibilitato il diritto allo studio abbiamo scelto di lottare per far sentire la nostra voce, per riprendere i nostri spazi, per far ripartire in sicurezza le attività di didattiche. 40 giorni e nessuna comunicazione con il direttore, nessuna trattativa, nessun tavolo di confronto. A queste richieste ci hanno risposto con minacce, intimidazioni e repressione da parte delle forze dell’ordine e della nostra direzione.
Siamo stati sgomberati, identificati e denunciati come se le nostre rivendicazioni fossero dei crimini. Molestatori assolti, Studenti denunciati”.

Ecco il video della conferenza:

 

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Alle 18 presidio in piazza Bellini

“Per il momento – spiega uno degli occupanti, Elia Gargiulo – rimaniamo qui in presidio, alle 18 ci sarà un presidio a Piazza Bellini. Al momento l’Accademia è occupata, e stamattina assieme alla Digos ha fatto irruzione anche la polizia scientifica. I tre reati che ci vengono imputati sono occupazione, uso illecito e danneggiamento di bene culturale. Per noi sono ingiustificati, perché noi abbiamo riaperto un bene culturale esattamente per il motivo per cui dovrebbe esistere, per permettere agli studenti di viverlo, perciò noi ci sentiamo giustificati in questo e continueremo a farlo”.

La posizione del presidente del direttore dell’Accademia

Giulio Baffi e Renato Lori, rispettivamente presidente e direttore dell’Accademia, hanno invece trascorso la mattinata in questura per gli atti di riconsegna dell’edificio, che resta sequestrato. “Sono contento – spiega Baffi – che l’occupazione sia finita e che gli allievi possano ritornare, secondo le disposizioni nazionali in Accademia quando sarà sanificata e sarà dissequestrata. Ringraziamo la polizia e la Digos che ha seguito tutto lo svolgimento dell’episodio e ci riserviamo ogni considerazione in merito solo dopo aver ispezionato l’Accademia e valutato gli eventuali danni che gli occupanti abbiano arrecato”.

Quanto a Lori una settimana fa aveva scritto una lettera in cui precisava la posizione dei vertici dell’Accademia, “sempre aperti al dialogo”. Dialogo che si era interrotto il 17 marzo, due settimane fa. Giorno in cui, spiega Lori, “su insistenza delle forze dell’ordine (che sperano giustamente di risolvere l’occupazione in maniera pacifica) mi sono dichiarato disposto a tornare a parlare con il Collettivo, ma nel pomeriggio, purtroppo apprendevo che gli studenti avevano forzato la porta del Teatro Niccolini che si trova in Accademia, compiendo così una intollerabile effrazione e ponendosi loro stessi in condizione di pericolo, visto che il teatro non è in questo momento agibile e richiede interventi urgenti di manutenzione, e salendo, con grave pericolo sul lastrico solare dell’edificio imbrattandolo. Da qui la mia indisponibilità ad una ulteriore trattativa. Non si tratta con chi ti sfonda la porta di casa. Mi auguro che questa mia spiegazione dei fatti faccia ricordare al “Collettivo Abana” cosa è realmente accaduto durante il mese che è trascorso”.

 

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 30 Marzo 2021 e modificato l'ultima volta il 30 Marzo 2021

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