sabato 18 settembre 2021
Logo Identità Insorgenti

La disinformazione consapevole dell’occidente sul genocidio in Palestina

Mondo | 13 Maggio 2021

Israele bombarda tutto e tutti. Le vittime palestinesi salgono a 83, si cui 17 bambini, mentre sono sette gli israeliani uccisi dal fuoco di Hamas. Intanto la destra estrema e la polizia vanno all’assalto della popolazione araba. La guerra prosegue senza soluzione di continuità e oggi il capo di stato maggiore Aviv Kohavi presenterà i piani per una possibile invasione via terra della Striscia di Gaza.

In questo scenario il silenzio occidentale politico e informativo ha il rumore delle bombe che partono da Israele e deflagrano su Gaza senza obiettivi particolari, in barba a qualsiasi regolamento giuridico e umano.

Silenzio che distorce la realtà e mischia tutto, bene e male, giusto e sbagliato, in un elisir di omertà e menzogna. In questa distorsione informativa chi non è in possesso dei canali giusti rimane fuori, disinformato, illuso, smarrito. Viene meno la libertà di informazione, diritto fondamentale della carta dei diritti umani.

Non c’è un obiettivo preciso o la voglia di “dominare il mondo”, nessun piano diabolico, solo denaro e sudditanza, quindi complicità.

Sudditi dell’asse criminale e colonialistico USA/Israele, criminali che si definiscono giornalisti e in quanto tali innocenti. Peccato che proprio su omissioni, bugie e silenzi si sia fondata Israele.

 

La disinformazione consapevole al soldo di Israele

La mala-informazione che giunge dal mainstream italiano ricorda l’omertoso “non ho visto niente, non ho sentito niente”, tipico della malavita organizzata. In questo caso però l’omertà è ancora più meschina in quanto, oltre ad omettere i fatti, li sporca, li cambia e li rende inaccessibili.

È in questo scenario di mistificazione della realtà che si esprimono i media plagiando le nostre menti da 73 anni con il mantra “Israele è l’unica democrazia al mondo, i palestinesi sono terroristi e se non sei d’accordo sei antisemita”.

In Italia (ma il problema è molto più ampio e andrebbe esteso a tutti i paesi occidentali) purtroppo ci sono persone che in buona fede, per via delle bugie e omissioni dei giornali nostrani, ancora non conoscono la verità sull’apartheid anti-palestinese che pratica Israele.

Per queste persone, forse anche per te che stai leggendo adesso, la Palestina è uno stato terrorista e i palestinesi sono un popolo di assassini. Nella dorata informazione sono abilmente omessi dati e fatti agghiaccianti e Israele è dipinta il più delle volte come un modello da seguire anzichè un paese che di fatto occupa illegalmente la Palestina ed è colpevole di apartheid.

Il motivo si può comprendere facilmente passando in rassegna le prime pagine dei principali quotidiani italiani di questi giorni:

 Scontri tra opposte tifoserie in Israele (Enrico Mentana al TG di La7)

Erano già morti 9 bambini, la moschea era già stata assalita. In questo caso chiarire i fatti sarebbe superfluo.

“Attacco Islamico, pioggia di razzi da Hamas” (Il Giornale)

L’attacco non è islamico, erano giorni che Israele vessava i palestinesi da Shaik Jarrah fino alla spianata delle moschee dove i militari hanno preso d’assalto la moschea di Al-Aqsa in stile macelleria Diaz non risparmiando nessuno dei presenti, colti in preghiera di fine Ramadan.

Hamas a quel punto ha posto un ultimatum come deterrente all’escalation di violenza ma Israele ha risposto inviando l’esercito nei luoghi ritenuti più sensibili, usando armi anche contro donne e bambini con raid indiscriminati.

La pioggia di razzi di Israele è cominciata molto prima della risposta di Hamas.

Razzi su Tel Aviv, bombe su Gaza. È guerra tra Hamas e Israele (La Stampa)

Leggendo il titolo Israele è la parte offesa. Andando sull’abstract del pezzo vediamo che la falsificazione della realtà entra nel dettaglio con “organizzazione palestinese rivendica 130 lanci sulla città. Tre donne uccise tra Ashkelon e Rishon Lezion. Sinagoghe e negozi in fiamme a Lod.”.

L’articolo risale alla sera dell’11 maggio e i numeri di quel giorno parlavano di circa 160 feriti palestinesi ad Al-Aqsa, 28 palestinesi morti di cui 9 bambini. Tra gli israeliani 3 feriti e una donna morta.

Violenti scontri a Gerusalemme (Ansa)

Entrando nell’articolo si legge “Violenti scontri sono in corso a Gerusalemme sulla Spianata delle Moschee tra polizia e manifestanti palestinesi nell’ultimo venerdì di Ramadan.”.

Riavvolgendo il nastro vediamo due eventi che hanno scatenato la mattanza anti-palestinese che l’Ansa definisce scontri:

Razzi, raid e decine di morti: è guerra tra Israele e Hamas (Rai news)

Non è corretto. Israele è in guerra contro la Palestina e Hamas non è uno Stato. Come magistralmente espresso da Slow Factory Foundation:” Quello che sta accadendo in Palestina è il colonialismo dei coloni, l’occupazione militare, il furto di terre e la pulizia etnica. Un conflitto significa che c’è un piano di parità, il che non è il caso. C’è un oppressore attivo (Israele) e un oppresso (Palestina). Un colonizzatore e un colonizzato (Palestina)”.

Israele, il fronte interno: arabi israeliani attaccano sinagoghe, ristoranti e case (La Repubblica)

Nel titolone del giornale non compare alcun accenno alle comprovate violenze dei coloni e dell’Idf. Non si accenna all’attacco israeliano alla moschea, ai morti, ai missili israeliani su Gaza e ovviamente non si accenna ai 73 anni di apartheid del popolo palestinese.

L’abstract è ancora più meschino “…attacco missilistico senza precedenti che dalla striscia di Gaza colpisce il cuore di Israele…”.

Secondo il ministero della Salute della Striscia di Gaza i morti sono saliti a 83, compresi 17 minori, i feriti a circa 300. Tre i civili israeliani morti stamattina a causa dei razzi lanciati da Hamas e dalla Jihad verso Tel Aviv e altre città israeliane. Sarebbero circa 1.050 i razzi e i colpi di mortaio sparati dalla Striscia, l’85% dei quali intercettato. Israele ha risposto con oltre 500 raid aerei e oltre ai morti si contano anche almeno 3 edifici distrutti, due dei quali i più popolosi di Gaza.

Bombe a Gaza, razzi a Tel Aviv: perché la colpa stavolta è di Israele (fanpage.it)

Israele da più di 73 anni occupa illegalmente la Palestina, attua un apartheid assassino, occupa le case dei palestinesi e bombarda Gaza a giorni alterni, limita le libertà dei palestinesi, attua embargo su Gaza e ha le prigioni piene di bambini.

Le condotte israeliane hanno prodotto oltre a centinaia di migliaia di morti anche cinque milioni di rifugiati palestinesi al 2015 secondo le Nazioni Unite.

Come è possibile anche solo pensare di scrivere la parola “stavolta” ?

 

*Abbiamo volutamente deciso di non inserire gli indirizzi degli articoli per non diffondere fake news  (in ogni caso basterebbe fare copia incolla dell’articolo su un qualsiasi motore di ricerca).

 

Dalla notte del destino al buio totale

L’imboscata israeliana ha avuto inizio domenica scorsa, nella Notte del Qadr, una delle ultime dieci notti del mese del Ramadan, un giorno molto importante per i musulmani che si riversano verso la spianata delle moschee di Al Aqsa. Questa volta però la notte sacra all’Islam ha spinto migliaia di palestinesi d’Israele verso Gerusalemme anche per solidarizzare verso gli abitanti di Sheikh Jarrah, quartiere dove molte famiglie palestinesi rischiano di essere sfrattate dalle loro case per far spazio a coloni occupanti.

Il cammino verso la spianata è stato lungo e paziente. Molti sono arrivati in auto, molti si sono organizzati in pulmini, tutti sono stati bloccati a più di dieci chilometri da Al Aqsa obbligati a proseguire a piedi.

L’accesso ad Al Aqsa è stato imponente, un fiume di persone è confluita verso la Moschea. Entrati ad Al Aqsa, non senza problemi, la pace del sajjada non è durata molto.

I soldati sionisti hanno fatto irruzione nel complesso religioso con bombe assordanti, proiettili di gomma e violenze di ogni genere. I feriti sono stati un centinaio, decine gli arresti, molti i danni al complesso, il terzo più sacro all’Islam. Il clima rovente ha portato all’intervento di Hamas che ha imposto un ultimatum a Israele minacciando un lancio di razzi da Gaza.

Nel frattempo i giovani palestinesi riescono a mantenere l’area della spianata costringendo il governo Netanyahu a cambiare il percorso all’annuale Marcia delle Bandiere. Una sfilata annuale in cui fanatici colonialisti di estrema destra manifestano con bandiere israeliane nei quartieri arabi della città rivendicandone la proprietà.

Le violenze sioniste continuano però incessanti e i feriti arrivano a 278, tutti palestinesi.

Hamas, confermando quanto aveva promesso, lancia in totale 37 razzi, senza colpire obiettivi sensibili e senza causare ingenti danni “Si è trattato di una risposta – ha rivendicato Hamas – all’aggressione e ai crimini contro la città santa e alle prevaricazioni contro il nostro popolo nel quartiere di Sheikh Jarrah e nella moschea al-Aqsa” (il Manifesto).

La risposta di Israele, al contrario, è stata  chirurgica. Le forze armate israeliane hanno bombardato Gaza trasformando il villaggio di Jabaliya e la cittadina di Beit Hanoun in un inferno: 115 feriti e 27 morti di cui 9 bambini. Lo Stato illegale occupante ha declinato ogni responsabilità. Secondo le autorità israeliane le uniche vittime dell’attacco sono otto uomini di Hamas.

A quel punto Netanyau ha rincarato la dose, infiammando un clima già rovente, con quella che appare una dichiarazione di guerra: “Israele colpirà con grande potenza e l’escalation sarà crescente”.

Intanto la marcia delle bandiere è proseguita incrementando la caccia all’arabo nelle città miste di Israele. Il tutto con l’appoggio della polizia che ha incrementato i raid nelle case arabe (video diffuso dell’attivista Abier Khaib, Twitter).

Caccia che è tuttora in corso con centinaia di suprematisti ebrei che marciano da Jaffa ad Acre, fino ad Haifa cantando “morte agli arabi” (video Rula Jebreal, Twitter).

Il bilancio è di decine di feriti, di cui uno in rianimazione. Diversi edifici, negozi e veicoli dati alle fiamme.

Quadro odierno

Gli ultimi due giorni sono stati un susseguirsi di bombardamenti a tappeto su Gaza. Distrutti tre tra i più imponenti edifici della città tra cui la Torre Hanadi, di 12 piani. Migliaia di famiglie sono rimaste senza casa.

Hamas, con il suo piccolo esercito di 30.000 uomini, sta provando ad arginare come può la furia israeliana con ultimatum inascoltati e molte meno armi. Contro un esercito, quello israeliano, composto da più di 630.000 uomini e il terzo budget militare al mondo.

La mattina del 12 maggio Gaza si è svegliata con un livello di allerta ancora più elevato del giorno precedente. Come dichiarato a pagineesteri dal giornalista di Gaza, Safwat Abdel Razek “Oggi ci sono stati molti attacchi con F-16. Le strade sono distrutte, molte case danneggiate, molti edifici importanti sono stati distrutti. Le perdite umane sono enormi. Il ministero della salute ha dichiarato di non poter curare i feriti in quanto le strutture sanitarie sono al collasso, già stremate dall’embargo israeliano e dal covid-19”.

Intanto le Nazioni Unite e l’Egitto hanno chiesto ufficialmente un cessate il fuoco ad Israele, offerta rispedita al mittente da Netanyahu. Hamas e Jihad dal canto loro minacciano di rispondere fuoco al fuoco.

Al momento il bilancio delle vittime di Gaza è salito a 83 palestinesi, tra cui 17 bambini e cinque donne, secondo il Ministero della Salute. Almeno 365 persone sono state ferite, di cui 86 bambini e 39 donne.

Almeno sei persone, tra cui un bambino, sono state uccise da razzi sul fronte israeliano, incluso un soldato israeliano. I feriti sono 100.

La paura al momento è che gli attacchi israeliani proseguiranno e si intensificheranno sempre di più nei prossimi giorni, continuando a seminare morte specialmente a Gaza, il tutto nel silenzio dei media.

La risposta di Hamas e Jihad saranno l’inchiostro dell’informazione occidentale e Israele continuerà a strappare una ad una le radici della Palestina il tutto con l’appoggio della comunità internazionale, Nazioni Unite comprese.

La speranza è che l’informazione, quella vera, sfondi il muro di omertà mettendo fine a questa strage che per voi inizia oggi ma per i palestinesi dura da 73 anni.

 

 

 

Antonino Del Giudice

Un articolo di Antonino Del Giudice pubblicato il 13 Maggio 2021 e modificato l'ultima volta il 30 Maggio 2021
#sulsud  

Articoli correlati

Club Napoli nel Mondo | 30 Maggio 2021

Club Napoli Udine, l’identità di Partenope in Friuli. La rubrica riprende a settembre su sulsud.it

Libri | 23 Maggio 2021

“Sopra le Macerie”, la tenacia degli operai del Mezzogiorno nel libro del Prof. Cimitile

Periferie | 21 Maggio 2021

“Periferia Giovane”: un progetto per i ragazzi della periferia nord di Napoli