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LA GUERRA NEGLI USA

Trump, tra sovranismo spietato e realtà parallela: e a pagare è il popolo americano

Mondo | 30 Marzo 2020

Forse è la prima volta che nelle loro breve storia, gli Stati Uniti d’America sono costretti a combattere una guerra all’interno del proprio territorio nazionale se si escludono lo sterminio dei nativi americani e la guerra civile.

Il nemico che sta terrorizzando la popolazione, mettendo in ginocchio il paese più potente del mondo, pur avendo fatto la sua comparsa a gennaio nello stato di Washington, è stato sottovalutato dal generale al comando, il presidente Trump.

Il tycoon, o se preferite, il magnate, fino a tempi molto recenti, aveva declassato il pericolo pandemia a semplice influenza stagionale.

La rapida impennata dei contagi, il panico generale, la carenza di mezzi e strutture sanitarie adeguati e sufficienti per tutti, il bilancio dei decessi in crescente aumento, hanno messo gli Stati Uniti e il loro presidente di fronte ad una realtà ampiamente prevedibile: prima la Cina, l’Italia e l’Europa poi, sono state colpite da un virus ben più pericoloso di una normale influenza.

Alcuni media americani sottolineano che Trump fa fatica a distinguere la realtà da lui desiderata da quella pura, reale appunto e definiscono il suo rapporto con la verità come quello di “una coppia aperta”.

Il professor Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) si è trovato costretto a contraddire Trump che ha inventato di sana pianta notizie false e ingiustamente ottimistiche, sostenendo che la fine dell’epidemia fosse vicina, che un farmaco antimalarico fosse la cura giusta e che la General Motors stesse già provvedendo a costruire ventilatori polmonari.

In tempi recenti anche il direttore della rivista Science, con un duro editoriale aveva criticato con fermezza l’atteggiamento pericolosamente superficiale di Trump che, facendo finta di niente, non avrebbe preservato gli americani dall’imminente catastrofe che stava per colpire il paese.

I servizi americani avevano avvisato la presidenza già nel mese di gennaio di un pericolo pandemia e il CDC, centro per il controllo delle malattie, un organismo che si occupa di prevenzione sanitaria a livello globale ha recentemente subito il 20% di tagli sui finanziamenti e la chiusura di importanti uffici in Cina proprio nel Beijing poco prima dello scoppio dell’ epidemia.

L’unica vera cura proposta dal presidente e dal governo statunitense è stata un’iniezione plurimiliardaria a sostegno dell’economia, e sopratutto delle borse, terreno quanto mai propizio, come in questo periodo, per spietate speculazioni finanziarie.

La storia politica di Trump è legata alla sua ascesa di affarista palazzinaro dalle dubbie contiguità, estremamente abile nella comunicazione e manipolazione sociale al punto da essere in grado di far passare abiette speculazioni immobiliari e fiscali per azioni filantropiche; a tutto questo va aggiunta una posizione politica di integralismo sovranista.

Un cocktail formidabile di opportunismo affaristico, cinismo, speculazione e incompetenza politica che neanche in Italia si è visto ancora.

Ultimamente il tycoon è uscito vittorioso dal procedimento di impeachment nel quale era coinvolto avendo violato la Costituzione americana ricattando l’Ucraina affinché con false prove danneggiasse Joe Biden (il cui figlio ha delle attività economiche nel paese) probabile candidato democratico alle prossime presidenziali.

In sostanza Trump aveva minacciato di bloccare le forniture di armi all’Ucraina, ai ferri corti con la Russia, in mancanza di riscontro positivo alle sue richieste.

Il senato americano, che gode di una maggioranza repubblicana sovranista, ha impedito che la giustizia facesse il suo corso, bloccando il processo e salvando il presidente.

Sul fronte internazionale, le mosse di politica estera intraprese dall’amministrazione Trump testimoniano un approccio da bullo guerrafondaio, incurante delle sofferenze inflitte alla povera gente causate da azioni sonsiderate.

Come per ogni spietato sovranista, migranti e poveri sono una leva ideale per ottenere consenso da masse ignoranti, meschine e avide, colpevolmente cieche e insensibili al dramma quotidiano di persone, uomini, donne e bambini, cha al confine col Messico sono trattate come puri e semplici rifiuti da smaltire nel modo più rapido e crudele possibile.

Trump e la sua amministrazione hanno provato con ogni mezzo a provocare l’Iran al fine di scatenare l’ennesima guerra in Medio Oriente, ritirandosi unilateralmente dal trattato sul nucleare, imponendo nuove e ingiustificate sanzioni economiche al paese, assassinando, in palese violazione
del diritto internazionale e della decenza morale, il generale Qasem Soleimani condannato senza processo con l’accusa, rivelatasi falsa, di progettare attentati su suolo americano e vigliaccamente ucciso da un drone in Iraq, in barba alla sovranità nazionale del paese.

Invece di cogliere una volta per tutte l’invito del governo iracheno a lasciare per sempre il Medio Oriente, gli Usa hanno proposto un surreale piano di pace per la Palestina che ignorando le risoluzioni delle Nazioni Unite, in sostanza prevedeva una resa a braghe calate dei Palestinesi i cui leader, una volta tanto tutti d’accordo, hanno bocciato all’unanimità.

Tra i relatori del progetto figura il genero di Trump, tale Jared Kushner, ebreo ultraortodosso legato agli integralisti dei territori occupati illegalmente da Israele; un bamboccione ammesso ad Harvard grazie alle donazioni milionarie dei genitori che di politica e di Palestina sa poco o nulla se non quello raccontatogli dall’amico di famiglia Benjamin Netanyahu.

Trump si muove a vista e non sembra avere un chiaro progetto politico nè la capacità di amministrare un paese che è fin troppo al centro dei destini del pianeta.

L’approccio da speculatore finanziario dotato di grandi capacità e intuito non può essere adattato alla gestione di una nazione.

Uno stato non è un’azienda e la favoletta sempre in auge del “selfmade man”, del miliardario di successo che si immola affinché anche il suo paese abbia successo al pari di una delle sue imprese, non ha mai un lieto fine per il popolo.

La logica lascerebbe presupporre che la visione politico-sociale di uno straricco speculatore mai possa comprendere e affrontare le esigenze della vita reale di persone normali.

Eppure questa e altre narrazioni, fantasiose e al contempo allarmanti, funzionano ancora, come ben sappiamo in Italia, paese di angeli, eroi e Iban per donazioni, colpito a livello nazionale e locale da un’epidemia politica di qualunquismo, sterile protagonismo e mancanza di competenze.

Il popolo americano e soprattutto i tanti che non possono permettersi una polizza assicurativa che copra le spese sanitarie, sono in balia della sorte e si teme che la tragedia in atto possa assumere dimensioni catastrofiche negli States più che altrove.

Tutto questo pare non sfiori il tycoon che continua a fare proclami in perenne conflitto con la realtà mentre gli americani si rendono conto giorno dopo giorno di esserse stati colpiti da una sorta di nemesi politica e di pagare a caro prezzo una scelta elettorale populista.

Federico Hermann

Un articolo di Federico Hermann pubblicato il 30 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 30 Marzo 2020

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