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“La leggenda di Elena Ferrante”: esce per Garzanti il saggio di Annamaria Guadagni

Libri | 13 Aprile 2021

“Feroce e cara Napoli. Non la dimentico mai nel mio cuore. E penso che davvero questa città è un aspetto della condizione misteriosa del mondo”. Così scriveva Anna Maria Ortese a Franz Haas, studioso di letteratura tedesca e amico fidato della scrittrice, in una lettera del giugno 1990. Ed è da questa lettera che parte “La leggenda di Elena Ferrante”, saggio di Annamaria Guadagni dedicato alla nostra scrittrice vivente più importante. In una catena immaginaria al femminile si incontrano scritture che in comune hanno Napoli come sottofondo ispirativo e territorio narrativo.

L’autrice Annamaria Guadagni

L’autrice, Annamaria Guadagni, è una giornalista culturale che vanta molte collaborazioni nel campo editoriale. Attualmente scrive per Il foglio. Durante il suo percorso professionale ha lavorato a molti saggi, ad esempio su Pasolini e ha anche pubblicato un romanzo nel 1998: L’ultima notte, si spiega nella sua breve biografia.

La Guadagni, con la Ortese, ha in comune anche la scrittura su “Noi Donne”, storico mensile che ha ospitato nel corso della sua storia molte delle principali voci del femminismo italiano. Inclusa la Ortese. La Guadagni è stata una delle donne che l’ha diretto.

Il 15 aprile il libro uscirà per Garzanti

Giovedì 15 aprile, per i tipi di Garzanti, uscirà dunque questo lavoro della Guadagni, “La leggenda di Elena Ferrante”, un vero e proprio viaggio nel mondo dell’autrice napoletana che con i suoi romanzi è diventata una delle scrittrici più apprezzate a livello nazionale e internazionale.

Dove si parla di Elena Ferrante soprattutto come “storia tra le storie”, soffermandosi sulla narrazione  della scrittrice che ingloba e rielabora dettagli autentici e altri fantastici.

Napoli e la scrittura

E la Guadagni inizia questo viaggio nei luoghi e nelle suggestioni della Ferrante proprio mettendo insieme questo odio-amore, realtà-fantasia, che accomuna le scritture di tanti, a cominciare da Raffaele La Capria, citato nella prima pagina del libro insieme ad altri, nel capitolo iniziale, dedicato al Rione Luzzatti e alla sua storia. E’ l’approccio di certe scritture che inevitabilmente rappresentano l’identità di una città, ciascuno a suo modo, ma accomunata da un sentire collettivo, di attrazione e respingimento. Napoli autentica Sirena.

Il Rione

Quello della Guadagni è un racconto in prima persona: di un approdo a Napoli, nel suo consueto caos, in una stazione dove un ragazzo suona Malafemmena al pianoforte. Dell’immersione in una città colorita, mangereccia, decadente e viva. Obiettivo: ritrovare i luoghi della Ferrante a Rione Luzzatti. Ormai è un tema anche trito e ritrito. Non si contano più i tour per stranieri organizzati da tante associazioni in questi anni. Eppure la cosa interessante che si evince leggendo le prime trenta pagine del libro (quelle che mette a disposizioni la Garzanti) è un racconto alla ricerca della vera storia del rione, coniugata alla storia letteraria disegnata dalla Ferrante.

Ho cominciato a camminare in bilico tra il rione reale – racconta infatti la Guadagniche si è modificato nel tempo, e quello fissato sulla pagina, che resterà così per sempre: la palude e il miracolo, la modernità fascista e la visita del duce, il primo stadio del Napoli e i Mondiali di calcio del 1934, il trasloco dal centro di Napoli di una chiesa cara al principe di Savoia, la residenza di un capo camorrista di rango. Tutti hanno lasciato un segno, ma è stata la guerra a cambiare davvero la faccia del rione originario”.

E’ uno dei brani delle prime pagine del libro, dove c’è un bello sforzo narrativo sulla reale storia di Rione Luttazzi, bombardato e quasi cancellato durante la guerra. Un quartiere che ha dovuto reinventarsi. Ed infatti insieme alla ricerca del luoghi immaginari e alle storie reali che fanno l’identità del Rione, la Guadagni guarda la realtà con occhi realistici, di chi sicuramente ha amato al scrittura della Ferrante, a cominciare da “L’amore molesto”, che pure attraversa “‘o Rione”.

Oggi, racconta infatti la Guadagni, sottolineando l’unica cosa concreta – tour a parte – fatta su questi territori in questi anni in cui il Rione è diventato “meta turistica” e moda, “gli street artist hanno colorato questo cimitero di visioni schizzate sui muri: sono umanoidi con teste di animali, carrelli carichi di rifiuti urbani animati, tute blu senza lavoro con omini nudi appesi in cima al bastone, al posto del sacco del vagabondo, il disoccupato della nuova depressione”.

Le voci, le vite e i luoghi tra realtà e fantasia

“I suoni, i colori sono il riverbero di un universo e di un tempo ben precisi: il mitico rione dietro la stazione ferroviaria di Napoli negli anni Cinquanta” si legge  nelle note di presentazione del libro. “Seguendo gli echi di quel mondo come il rumore del mare in una conchiglia, Annamaria Guadagni ritrova i luoghi, le voci, le vite che sono confluiti nella tetralogia dell’Amica geniale: percorre i lotti delle case popolari, il pauroso tunnel che porta al mare, i capannoni industriali in rovina, e dipinge una galleria di grandi donne che scrivendo, lavorando, lottando hanno fatto il Novecento italiano”.

Un viaggio iniziatico insomma, sulle tracce di una scrittura che “ha orchestrato menzogne che dicono sempre, rigorosamente, la verità”. Una scrittura che anche per questo ha appassionato il mondo, divenendo universale.

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 13 Aprile 2021 e modificato l'ultima volta il 13 Aprile 2021

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