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L’oro di Napoli – La leggendaria sirena Parthenope

L'oro di Napoli, Rubriche | 28 Luglio 2015

La sirena Parthenope e l’origine di una città millenaria tra mitologia e storia.

La leggenda narra che la nascita di Napoli sia frutto della collera di una sirena, una collera alimentata dal più tormentato e terribile rifiuto della storia dell’umanità, quello che Ulisse offrì alla sirena Parthenope nel suo viaggio di ritorno dalla guerra di Troia. Ligia, Leucosia e Parthenope erano tre sirene che abitavano gli scogli a largo della penisola sorrentina, un arcipelago un tempo conosciuto come Sirenussai e oggi chiamato Li Galli.

La cupidigia di queste bellissime divinità non conosceva rimostranze, nessuno poteva resistere al canto ammaliatore di quegli esseri metà donna e metà uccello, nessun uomo poteva opporsi a quel richiamo divino che prometteva conoscenza eterna. Ma Ulisse l’astuto ardeva di conoscenza, la sua stessa ragione di vita e causa di tutti i suoi guai. Escogitò quindi un piano per sottrarsi alla morte e lasciarsi travolgere dall’irresistibile canto delle sirene. L’eroe di Itaca tappò le orecchie dei compagni con del cerume e si lasciò legare all’albero della nave ordinando che se mai avesse preteso di essere liberato, essi dovevano stringerlo con nodi più stretti.

Parthenope, Ulisse e la nascita dell’uomo moderno.

Ulisse fu investito dalla conoscenza divina e atterrito dal canto ammaliatore delle sirene ma sopravvisse con l’astuzia, respingendo la sirena Parthenope e le sue compagne, uno smacco che tormentò il nume al punto da costringerla al suicidio. Affranta dalla tempra di Ulisse, Parthenope si lasciò morire lanciandosi da un dirupo e il suo corpo fu trascinato dalle onde su un istmo di roccia gialla, una propaggine che si allungava nel mare del golfo e che gli antichi greci chiamavano Megaride.

Sirena Partenope
Sirena Partenope rappresentata nella fontana Spina Corona incastonata nel centro storico di Napoli.

Proprio su quella roccia, dove più tardi nascerà la villa di Lucullo e il Castel dell’Ovo, gli antichi abitanti del luogo trovarono il corpo senza vita di Parthenope, – con gli occhi chiusi nel bianco del viso e i lunghi capelli che ondeggiavano nell’acqua – e innalzarono un magnifico sepolcro in suo onore, una tomba narrata in ogni epoca e che qualcuno colloca sotto la basilica di Santa Lucia, che un tempo sorgeva sulla riva della spiaggia, e qualche altro tra le mura dell’antica Neapolis.

La Sirena Parthenope si fonde nel paesaggio.

Secondo un’altra leggenda, la sirena Parthenope si sarebbe fusa nella morfologia del paesaggio e il suo contorno è ancora oggi sotto gli occhi di tutti, con il capo poggiato a formare l’altura di Capodimonte e i piedi adagiati nel mare, plasmati nella collina di Posillipo. Nell’ottocento la leggenda di Parthenope mutò ancora e la bella sirena, innamorata del centauro Vesuvio, scatenò l’ira di Zeus che accecato dalla gelosia trasformò la bella nella città di Napoli e l’uomo nel famigerato vulcano.

Le origini mitologiche di Napoli raccontano il legame indissolubile tra la città partenopea e la Grecia, un filo evanescente lungo quasi tremila anni e appena sfocato dal sempiterno incedere del tempo. La città di Napoli, tra le più antiche dell’Occidente, è sopravvissuta indenne, o quasi, a tre millenni di storia tramandando a noi la sua origine leggendaria, una città che ancora oggi e forse per sempre, ha ancora tanto da raccontare.

“Parthenope non è morta, Parthenope non ha tomba, Ella vive, splendida giovane e bella, da cinquemila anni; corre sui poggi, sulla spiaggia. E’ lei che rende la nostra città ebbra di luce e folle di colori, è lei che fa brillare le stelle nelle notti serene”

-Matilde Serao-

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Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 28 Luglio 2015 e modificato l'ultima volta il 28 Luglio 2015

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