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LA LETTERA

Incensurato e arrestato per piccolo spaccio, dopo sette anni paga ancora: la giustizia non è uguale per tutti

Giustizia | 13 settembre 2018

Gentile direttore,

la giustizia non è uguale per tutti. E questa storia che sto per raccontare ai suoi lettori lo prova.

Nel 2011 un ragazzo ritrovatosi a dormire per strada e mangiare quello che riusciva a procurarsi tra avanzi di ristoratori e donazioni di volontari, si mise a spacciare, senza voler aver a che fare con organizzazioni mafiose di nessun tipo. Questo ragazzo, in breve tempo, fu arrestato. E fin qui, nulla di strano.

Va a processo e tra attenuanti e tutto – era incensurato fino a quel momento – ebbe 40 mesi di reclusione.

La domanda che qualcuno si porrebbe è: quanta roba aveva addosso? La risposta è: 270 grammi di hashish senza additivi chimici tipici da “basi” camorristiche.

La pena, comunque, fu accettata di buon grado dal ragazzo in questione: infatti, senza mai lamentarsi, si rassegnò e attese il correre dei giorni e dei mesi… Fino a quando vide e sentì cose poco coerenti: una donna  stuprata ad Avellino da due militari e lasciata moribonda in mezzo alla neve, nel dicembre 2011. I colpevoli? Scarcerati e liberi in 10 giorni; un uomo, recidivo, trovato con 2 kg. di eroina e 4.500 euro in banconote di piccolo taglio: 3 mesi di carcere e poi libertà; un uomo di 56 anni che stuprava una bambina, sua vicina di casa, 3 giorni di carcere e 6 mesi di domiciliari, nella sua casa vicina a quella della bambina stuprata e, ovviamente, traumatizzata.

Questi episodi di legge “leggera”, misero la pulce all’orecchio al ragazzo, al punto da convincerlo a chiedere ricorso, per uno sconto di pena, che, viste le condizioni – la buona condotta e il fatto che fosse incensurato – era sicuro di avere. Ne ottenne, dopo 26 mesi di detenzione, l’obbligo di firma per 3 volte la settimana: sicuramente meglio di una pena detentiva più restrittiva.

Dopo 2 anni di quest’obbligo, il ragazzo conobbe una ragazza con un figlio. I due si misero inseme e costituirono una famiglia, vivendo con il poco che lui poteva guadagnare lavorando come manovale, elettricista, factotum, guardiano notturno, o tutto quello che poteva fare, senza ricadere dell’illegittimo.

Nel 2016. una bellissima notizia: i due aspettavano un bambino. Felicissimo della notizia, il ragazzo a questo punto decide di regolare definitivamente la pena che aveva da finire di scontare. Così chiede al Giudice la possibilità di scontare il resto della pena senza dover rinunciare alla possibilità di mantenere economicamente e moralmente la sua famiglia. In tutta risposta, arriva la revoca dell’obbligo di firma.

Per il ragazzo un sogno di libertà, finalmente: non avendo nessuna spiegazione al riguardo e essendo ignorante in materia giuridica, questo fu quello che credette.

Così, felice e riconoscente, si dedicò al lavoro, alla famiglia e al suo splendido figlio. Fino a che il 14 Aprile 2018, ebbe una chiamata dai carabinieri, con la richiesta di presentarsi in caserma.

Tranquillo e senza pensieri, il ragazzo raggiunse la caserma, con tanto di bambino nel passeggino. E qui il maresciallo di stazione gli diede la notizia: “Signore, le devo dare una brutta notizia che io che la conosco non riesco a concepire: ho il dovere di dirle che ha da scontare 14 mesi ai domiciliari”.

Morale della favola, camorristi, stupratori, assassini, pedofili ecc. se la cavano con poche settimane o al massimo mesi, mentre un povero ragazzo che non aveva da mangiare, colto dal bisogno e che ha venduto droga leggera di terzo ordine, dopo 7 anni sta ancora pagando, dovendo far i conti tra spese per la famiglia e l’impossibilità di poter cercare lavoro.

Invito alla riflessione il cittadino semplice, il magistrato, l’ufficiale in divisa, il politico e chi, avendo le possibilità, sfrutta questa bilancia sbilanciata della (in)giustizia.

Dopo questa “bella” storiella, io chiedo a chi legge: è giusto che chi non ha possibilità economiche e/o “politiche” debba pagare molto di più di chi ha un avvocato pagato profumatamente (senza accusare la professione) e/o chi ha i proverbiali “santi in paradiso”?  E’ giustizia uguale per tutti questa?

Davide De Marco

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