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LA LETTERA

Io, partita Iva: ai “domiciliari” in attesa di giudizio

Economia | 22 Marzo 2020

Io sono una Partita Iva e, da 14 anni (dal 2006), produco un reddito (tra alti e bassi), che condivido forzatamente con un Socio Maggioritario, con il quale non ho mai firmato alcun contratto. Eppure mi ritrovo con un contratto che è solo ed esclusivamente modulato su un Do ut des, troncato nella parte dello scambio. Questo socio prende solo.

Io sono una Partita Iva. Esco di casa, incontro persone e realtà (di cui mi prendo quotidiana e instancabile cura), lavoro senza orari, non ho né malattia né ferie retribuite, non ho diritto alla Cassa Integrazione e non so neanche se avrò la  Pensione. Se ho necessità di cure mediche, devo rivolgermi alla Sanità Privata (quella pubblica è lenta… i tempi di attesa sono lunghi e, a volte, non si può aspettare). E per macinare ore di lavoro, asilo e elementari diventano “privati” (come la sanità), perché la scuola pubblica non sempre garantisce il tempo prolungato e io, Partita Iva, ho disperatamente bisogno di quelle tre ore in più.

Io sono una Partita Iva e quando sono nata ero felice, perché non conoscevo ancora l’esistenza del mio socio maggioritario occulto che, senza sforzo alcuno, avrebbe risucchiato, come un’aspirapolvere senza bottone di spegnimento, gran parte di quello che avrei prodotto. Ero felice di non avere capi e non avere orari. La libertà e l’autogestione, che poi diventa un casino, perché finisci per non staccare mai, ma vuoi mettere, la felicità!?

Io sono una Partita Iva e la prima cosa che metto sul letto quando devo preparare una valigia è il mio MAC e tutti gli strumenti che mi consentono una connessione veloce e certa ovunque io sia.
Io sono una Partita Iva e ho un dialogo serrato con l’instancabile, attento e spietato braccio destro del socio maggioritario, Equitalia, indispensabile presenza nella vita di ogni Partita Iva che dichiara reddito, perché è impensabile che si riesca a dare al socio maggioritario la parte che ha inserito nel contratto unilaterale (mai firmato da me) in un’unica soluzione. Il socio maggioritario non tiene conto del fatto che una Partita Iva produce un reddito diverso ogni anno (e quel “diverso” potrebbe essere anche al ribasso) e quindi tra tasse in corso e acconti, per vivere ti resta davvero un soffio. E, allora, ogni mese ho debiti di vario genere con il mio socio maggioritario.

Oggi sono una Partita Iva ai domiciliari in attesa di giudizio. Finita la lettura del Decreto CuraItalia, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana di martedì 17 marzo 2020, sono rimasta ferma in una specie di paralisi. Incapace di avere qualunque reazione. In 72 pagine non mi è stato dedicato neanche un rigo.

Ma come? Per 14 anni ho sostenuto, con grande sacrificio la tua esistenza, senza sapere perché ti sostenevo e ho allontanato, con forza e fatica da me l’idea che il mio sacrificio finisse negli stipendi da capogiro di gente, che si accorge della mia esistenza solo al tempo della scheda elettorale. Per 14 anni ho letto delle Forze dell’Ordine che rischiano la vita ogni singolo giorno con stipendi da fame e con mezzi ridotti (quindi i soldi che ti do non sostengono loro… ne sarei stata felice). Per 14 anni ho visto associazioni impegnate sul territorio lanciare ogni tipo di crowndfounding per aiutare i più disagiati (quindi i soldi che ti do non sostengono neanche loro… ne sarei stata felice). Per 14 anni ho letto di una sanità pubblica impoverirsi sempre di più (neanche in questo caso il reddito da me, povera e incredula Partita Iva, è stato utile), fino a mostrarsi, oggi, allo stremo davanti a un’emergenza che è impensabile non possa essere affrontata in un 2020 ipertecnologico, con tanti medici eccellenti e tanti eccellenti ricercatori… Ops, mi sono distratta un attimo….

È che neanche nella ricerca, purtroppo, il reddito prodotto da me, Partita Iva, è stato investito.

Quanto sarei stata felice e quanto sarebbe stato incredibilmente miracoloso, oggi, se nel mondo ci fossero arsenali vuoti e centridiricerca con ampia disponibilità di fondi e strumenti all’avanguardia! Magari, chissà, hanno talmente tutti paura attorno a me che, quando l’emergenza Codiv19 sarà rientrata, il mio socio occulto e i suoi amici e compagni di merende di tutto il mondo, compreranno qualche arma in meno e penseranno a sostenere qualche ricercatore in più! Sarebbe la svolta, perché se metto a fuoco e penso che ho prodotto per acquistare armi, la mia coscienza si darebbe fuoco da sola!

Io sono una Partita Iva. Ai domiciliari e in attesa di giudizio. Perché oggi, in piena pandemia, con fatture che rimarranno inevase (o saranno incassate chissà quando), a me non è stato congelato nessun pagamento dovuto al mio socio maggioritario. Lui è impietoso e io sono qua, aspettando che si accorga di me e si renda conto che non ho davvero più nulla da dargli ora e, con ogni probabilità, non avrò neanche qualcosa da dargli domani.
Ora il mio socio maggioritario potrebbe dimostrare che, in fondo, un po’ di bene me ne vuole e che (sempre in fondo) mi è un po’ riconoscente per avere fottutamente, forzatamente e inconsapevolmente sostenuto le sue folli imprese. Ci vorrebbe un’azione forte e determinata: azzerare tutto il debito tasse Partiva Iva fino al momento in cui è stata decretata la clausura e il blocco totale dell’Italia e ripartire d’accapo con una tassazione equa ed equilibrata.

Io sono una Partita Iva e mi piacerebbe tornare a sorridere!

Francesca Scognamiglio Petino

Dal blog Edicola 22

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 22 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 22 Marzo 2020

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