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LA LETTERA

Perché Napoli piange per Maradona

Identità | 30 Novembre 2020

“Ma perché piangete? Mica vi è morto un padre, un fratello, una moglie, un amico, uno che conoscevate personalmente, col quale andavate a pranzo la domenica, uscivate la sera, litigavate sulla politica e poi andavate a femmine?”

Ecco, non dovrei spiegartelo ma lo faccio. Si piange, guarda, proprio per quello che dici tu. Anche per quello che dici tu.

Si piange per un padre che non c’è più e che era quello che da piccolo ti portava allo stadio a vedere il Napoli.

Si piange perché ti ricordi come gli brillavano gli occhi quando entrava in campo El Diez.

Si piange per un amico che non vedrai più col quale ti intrattenevi la sera a parlare di pallone, musica e filosofia.

Si piange per la gioventù lontana.

Si piange per lei che ti diceva “Che palle, non sapete parlare che di uomini in calzoncini o chitarre elettriche”.

Si piange per quella Napoli maleducata e strafottente, che non voleva essere vetrina di niente, solo vivere, urlare, rubare.

Si piange per la rivoluzione fottuta.

Si piange perché l’unico Che Guevara buono era quello tatuato su quel braccio.

Si piange perché ieri avevamo De Crescenzo, Massimo e Pino, oggi De Giovanni e Alessandro Siani.

Si piange per non morire.

Si piange perché siamo, è vero, dei gran chiagnazzari ed è vero pure che chiagniamo e fottiamo, però, cazzo, come fottiamo.

Si piange perché ci fottiamo da soli.

Si piange perché aveva ragione Curzio Malaparte ma lo abbiamo dimenticato mettendoci la giacchetta buona.

Si piange perché non abbiamo oggi, qui, un Pasolini a piangere con noi.

Si piange perché abbiamo tutti un blues da piangere.

Si piange per non pensare ai debiti.

Si piange perché na finta ‘e Maradona squaglia ‘o sangue dint’ ‘e vene.

Si piange perché lo fanno gli innamorati e noi lo siamo ancora.

Si piange perché è il mito, la religione o quel che ne resta, e voi non ne avete.

Si piange perché ci guardate dall’alto in basso dallo sgabello claudicante di un finto illuminismo che vi consente una vita meno appassionata e violenta ma più noiosamente comoda mentre qualche volta dovremmo guardare noi a voi dall’alto in basso, anzi fottercene.

Si piange perché non capite che anche voi siete ormai napoletani, inutile che scappate.

Si piange perché abbiamo meno potenza di voi e troppo pensiero.

Si piange perché non vinceremo più. Si piange perché se anche vinceremo, non sarà più così.

Si piange perché eri troppo piccolo per vederlo in azione.

Si piange perché non eri ancora nato.

Si piange perché che vi siete persi.

Si piange perché lui ci ha unito a tutti gli altri sud e in questi giorni siamo un po’ argentini e un po’ messicani, perfino siriani e indiani.

Si piange perché ci tocca rivalutare Macron.

Si piange e non dovremmo giustificarlo né agli avversari che non capiscono né ai cinici, molti anche tra noi.

Si piange perché non sappiamo arrenderci a un’idea di vita che è basata sul calcolo.

Si piange perché siamo un po’ scemi.

Si piange perché non sappiamo controllarci.

Si piange perché siamo infantili.

Si piange perché siamo vecchi.

Si piange perché abbiamo perso un faro nella nostra notte.

Si piange anche per te.

Si piange ancora e ancora ma poi tutti i pianti diventano un solo pianto che rende la terra mare che poi si alza e occupa il cielo trasformandosi in un grande bellissimo sorriso che campeggia, lassù. Il sorriso di un niño. Guardalo anche tu, adesso. E sorridi. Piangi e sorridi.

Mario Colella

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 30 Novembre 2020 e modificato l'ultima volta il 30 Novembre 2020

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