martedì 19 novembre 2019
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LA LETTERA

Quel migrante sotto la luna di Napoli che fa riflettere tutti noi

Emigrazione | 6 Giugno 2017

Napoli, ore 20:53 del giorno 4 Giugno. Scendo per un aperitivo veloce con i miei amici sul lungomare Caracciolo. Dai marciapiedi proviene il calore di un’insalata umana: quarantenni peter pan che si fanno selfie a destra e a sinistra, turisti che ridono, bambini la cui felicità sta nelle pistole-spara-bolle-di-sapone.

Una città che ribolle di vitalità, incorniciata da nuvole macchiate di rosa ed arancione che si riflettono sul mare. Estasiati da questo tramonto, decidiamo di spostarci verso Castel Dell’Ovo, dove ad accoglierci ci sono le mille luci della pizzeria ‘’Da Ciro’’, riflesse sul mare su cui galleggiano tranquille e silenziose piccole barche di legno, il grande Vesuvio che spicca imponente nel cielo bluastro e tante voci.

Qualche passo dopo, però, qualcosa mi fa distogliere l’attenzione da tutto ciò. Un suono. Una corda di uno strumento che mi riporta improvvisamente a quando ero bambina. Uno strumento che infonde calore in ogni vena del corpo, in ogni tessuto. Cerco di capire da dove proviene e mi ritrovo faccia a faccia con un paio di occhi che guardano incuriositi la gente che passeggia e continua il proprio catwalk. Mani color cioccolato sullo strumento e sguardo assorto, una musica malinconica si leva dalle magiche corde.

Le famiglie passano, si fermano, gli scattano qualche foto, sorridono e gli poggiano una moneta sullo zaino. Alzo lo sguardo. Un ragazzo di colore, sorridente, i cui occhi parlano. Ed il suo volto è così triste e così bello al contempo. Così come il contesto in generale. E’ così triste notare che questa dolce musica nasce da un’elemosina.

E’ così triste notare che quest’uomo sta suonando uno strumento per cercare di comprare del pane, per cercare di apparare gli spiccioli per un caffè a fine giornata. E’ triste pensare alla dura vita che affronta ogni giorno.

Ma è fantastico ed è bellissimo pensare che questa dura vita non la affronta tra mille dita razziste puntate contro. E’ fantastico vedere i genitori che mettono in mano ai propri bambini una moneta da un euro per fargliela posare sullo zaino. Riempie il cuore vedere il sorriso che il ragazzo rivolge ai bambini. Un sorriso bianco come la neve, sincero come non mai. Un sorriso che spicca tra i mille altri colori della città.

Napule è mille culure. Mille colori di lampioni, mari, aperitivi, nuvole, sfumature del cielo. Ma anche mille colori di carnagione, che creano un quadro perfetto. Un quadro di armonia, integrazione. Perché Napoli accoglie tutti nel suo ventre bollente d’amore. La gente si ferma ogni tanto, gli fa un applauso. E i suoi occhi brillano, come le luci riflesse sul mare, come il Vesuvio che risplende sotto la luna da poco sorta.

Eleonora Spagnolo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 6 Giugno 2017 e modificato l'ultima volta il 6 Giugno 2017

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