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LA LETTERA

Sofia, 14 anni: “Caro babbo Natale portaci un po’ di normalità. E il sorriso ai miei cari”

Attualità | 22 Dicembre 2020

A 14 anni non si scrivono più le lettere a babbo Natale. Ma quest’anno c’è chi ha sentito l’esigenza di farlo. La lettera di Sofia, piena d’amore e maturità, ci è sembrata bellissima e commovente e la pubblichiamo per dare voce agli adolescenti e ai pensieri di alcuni di loro, in questo Natale così limitante.

 

Caro Babbo Natale,

è da tanto che non ti scrivo, ma quest’anno ho un desiderio molto grande, e vorrei che almeno tu riuscissi a realizzarlo.

Non sono mai stata una di quelle bambine che ignora completamente le cose materiali e, nelle mie lettere, hai sempre soddisfatto piccoli sfizi che negli anni richiedevo, ma ti riscrivo oggi per una richiesta un po’ diversa.

Io per questo natale desidero la normalità.

Desidero che mia madre sia serena e che non si debba preoccupare di me e mia nonna, che si rilassi e che torni ad essere spensierata, che possa tornare a pensare anche a se stessa, che esca con le sue amiche e si diverta, che mi sgridi dopo essere tornata a casa fuori l’orario del coprifuoco che lei mi aveva stabilito, che torni ad uscire ogni giorno senza coprire con la mascherina il suo bel sorriso.

Desidero che mia nonna possa tornare ad uscire di casa, che possa uscire la mattina a prendere il suo solito caffè nel suo solito bar. Desidero vedere il suo sorriso mentre cammina, quando le persone le fanno complimenti per il nostro cagnolino che porta a spasso. Desidero vederla guardare in televisione programmi che la appassionano e la incuriosiscano, non più i soliti telegiornali che le mettono tanta ansia.

Desidero sentire i miei amici che si organizzano per il sabato sera.

Desidero tornare a vedere la mia migliore amica che butta tutti i vestiti fuori dai cassetti mentre insieme a me si arrabbia perché non sa cosa indossare per uscire, desidero poter tornare a vederla ogni giorno senza dovermi preoccupare di quando ci potremmo rivedere. desidero vederla ridere per un film, e non piangere perché suo padre è risultato positivo al tampone.

Desidero tornare a scuola, senza limitazioni, poter avere un compagno di banco con cui condividere le prime esperienze al liceo, scambiarmi bigliettini in classe in cui racconto chi ho visto il giorno prima e cosa mi è capitato.

Desidero andare alla cattedra e sentire le mie gambe tremare per l’interrogazione.

Prendere un bel voto guardando negli occhi il professore, e sentire un “sei stata veramente brava”, o magari anche prendere un brutto voto e guardare il docente mentre sul registro scrive a penna il voto negativo, tornare a casa, studiare, ed offrirmi il giorno dopo nella stessa materia per dimostrare le mie capacità.

Desidero andare in bagno, e lì conoscere altri alunni dell’istituto, parlare, farci amicizia, guardarli negli occhi.

Desidero prendere la metropolitana di corsa perché sono in ritardo, senza indossare la mascherina o preoccuparmi di disinfettarmi le mani.

Desidero che mi vengano restituiti tutti i giorni della mia adolescenza che mi sono stati sottratti, e so che tutto ciò è impossibile e irrealizzabile, ma rimane il mio più grande desiderio.

Questa situazione mi sta facendo crescere, e mi ha insegnato, prima di tutto, a dare valore alle piccole cose, a non dare nulla per scontato, a non rassegnarmi e imparare a sentirmi sempre fortunata.

Questo natale mi mancherà giocare a tombola con i miei parenti, guardare la tavola piena di sedie e ritrovarmi con tutta la mia famiglia, scambiarmi con lei i regali e sparare i fuochi.

Ci sono tante cose che mi mancano, e tantissime che vorrei fare: ma in questo momento spero solo nella salute delle persone a cui voglio bene, e che tutto questo possa essere solo un lontano ricordo.

Sofia Saraceno

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 22 Dicembre 2020 e modificato l'ultima volta il 22 Dicembre 2020

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