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LA LETTERA

“Sogno un paese in cui una bambina di 4 anni non debba sentire più quel rumore che precede il dolore”

Attualità, Criminalità | 6 Maggio 2019

Restano sostanzialmente stabili le condizioni di Noemi, la bimba di 4 anni ferita venerdì scorso in una sparatoria nella zona di piazza Nazionale, a Napoli. La bimba è ricoverata in prognosi riservata nell’ospedale pediatrico Santobono. Nell’ultimo bollettino medico diramato dall’ospedale stamattina alle ore 10 si legge che «la bambina è strettamente monitorata nei paramentri vitali e sono stati effettuati esami ematochimici e strumentali che hanno evidenziato la stabilità emodinamica della paziente. Nelle ultime 48 ore – si legge ancora – non vi sono stati episodi di desaturazione e ipotensione che si erano presentati durante l’intervento e nelle prime 24 ore. Successivamente all’intervento chirurgico effettuato nella notte di venerdì non è stato necessario effettuare ulteriori trasfusioni». La bimba è sedata e collegata al ventilatore meccanico per il persistere dell’insufficienza respiratoria. La prognosi rimane riservata. Questa la lettera, invece, di un nostro lettore.

 

Un rumore che sento dentro, nonostante i 468 chilometri che mi separano dalla mia terra. Non sempre il dolore produce rumore, il contrario è quasi sempre vero.
Erri De Luca direbbe che io mi sono “estratto come un dente dalla mascella”, quando mi sono messo di schiena alla mia città, senza neanche salutare.
La mia terra continua a sanguinare e sono secoli. Secoli di ascari e criminali, che crescono nel mito di un orologio e nella frustrazione dell’abbandono.
Un’urbanistica creata per ghettizzare, una realtà confezionata per creare bisogno e propaganda.
E non mi parlate di esercito, baby gang, bullismo, paranze. Si chiama violenza, sopruso, indifferenza per la vita ed il genere umano.
E ci è sempre stata.
A Milano, a Roma, a Londra, a Rio ed in tutte le latitudini non solo periferiche del nostro pianeta.
Ciò che fa la differenza è la narrazione.
Qui, dove abito, un piccolo centro dell’italia di mezzo, non esiste l’organizzazione criminale classica, da stereotipo, così come non viene percepita la microdelinquenza.
Ma trovo ugualmente criminale che ragazzi giovanissimi trovino dell’alcool e nelle droghe un’abitudine del territorio, che si organizzino spedizioni punitive con alcoltellanenti pomeridiani in pieno centro, che adulti stazionino nei bar per parcheggiare i loro fallimenti in doppia fila.
In una cittadina che ha meno abitanti di un quartiere napoletano.
E trovo nauseante la polemica politica che saccheggia le miserie umane e succhia sangue da queste tragedie, per poi sputarlo a mezzo stampa o peggio ancora sui social.
Tutto questo per dire che il problema è culturale, nel senso che la cultura non c’è, non viene diffusa, premiata, promozionata, gratificata. La cultura in italia è da sfigati, “non dà reddito, non produce ricchezza” ed altre bestialità.
Ma la cultura, così come la bellezza, salva le generazioni, le persone e quindi salva il mondo.
Torna a restituirci un futuro.
Noi tutti ci auguriamo che la piccola Noemi ci venga restituita sana.
Il contrario sarebbe l’ennesima ferita a morte per la mia città.
Le mafie sono una montagna di merda.
Non si nascondono, non si copre il tanfo, non si sfruttano, si isolano.
Gli si toglie “pubblico”, se si vuole disarmarle.
“Restiamo umani” rimane un meraviglioso, angosciante grido d’allarme.
Tutto ciò che non lo è, inquina le nostre esistenze.
Ed io non voglio più vivere in un paese in cui una bambina di 4 anni debba sentire quel rumore che precede il dolore.
Forza Noemi.

Diego Tancredi

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 6 Maggio 2019 e modificato l'ultima volta il 6 Maggio 2019

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