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LA LETTERA

Troppi monumenti nel degrado a Napoli: una riflessione sul futuro della città che vive una stagione turistica irripetibile

Attualità, Beni Culturali | 28 luglio 2018

 

Riceviamo e pubblichiamo l’accorata lettera di un nostro lettore che denuncia il degrado e l’incuria in cui versano troppi monumenti a Napoli. Sperando che, prima o poi, amministratori ed istituzioni si accorgano di quanto sia importante preservare l’eredità del nostro passato. E apre una riflessione sul futuro della città, che vive una stagione turistica come non se ne vedevano da decenni.

Napoli, l’unicità perduta

“Lo conosciamo tutti il panorama di Napoli che si gode da Posillipo e sappiamo tutti quanto sia una città estremamente scenografica; siamo andati tutti a spasso per il centro storico e abbiamo goduto tutti della bellezza di piazza del Plebiscito, del palazzo reale, del lungomare con castel dell’Ovo, della basilica di Santa Chiara, della chiesa Gesù Nuovo e del Maschio Angioino.

Magari però non tutti realizziamo che le vedute che si possono godere a Napoli si possono godere tranquillamente anche a Rio De Janeiro, nella baia di Hong Kong, di San Francisco (golfi altrettanto scenografici e famosi nel mondo) e non tutti immaginiamo che basta anche visitare capitali europee alquanto modeste (Budapest ad esempio) per rendersi conto che mostrano architetture splendide in egual modo a quelle succitate.

Cosa rendeva un tempo Napoli davvero unica agli occhi del mondo? Quella unicità che abbiamo spesso letto nei diari di Goethe, Stendhal.

La sua unicità stava proprio nel fatto che era una grande città d’arte come Roma, Firenze, Venezia ed allo stesso tempo poteva vantare una posizione geografica tra le più scenografiche al mondo: Vedi Napoli e poi muori, il famoso detto popolare, nacque proprio per constatare le infinite bellezze naturali unite alle infinite bellezze monumentali della città. Un binomio formidabile ed appunto, unico. Vedi Napoli e poi muori, proprio perché una volta che avevi visitato Napoli potevi anche trascurare di visitare il resto.

Un’affermazione presuntuosa, certo, ma vera più che mai.

Un esempio? Le chiese e le grandi basiliche si visitavano per antonomasia a Roma, almeno così erano convinti i viaggiatori prima di giungere a Napoli. La città infatti anche su questo piano faceva passare il fazzoletto sulla fronte anche alla capitale della cristianità.

Eppure oggi basta aggirarsi per il centro storico per capire che quella unicità è quasi perduta. 200 chiese in rovina, monumenti e fontane storiche, edicole sacre, ville, palazzi e scale monumentali rischiano di scomparire per sempre.

Certo, esiste anche la Certosa di San Martino, ma visitarla nel 2017 ha significato constatare infiltrazioni d’acqua che hanno già rovinato molti affreschi. La chiesa principale, tra le più belle del barocco universale, chiusa e in parte pericolante, oltre alla sporcizia e al poco decoro dei giardini pensili, un tratto onnipresente e che fa da sfondo tra l’altro a quasi ogni monumento napoletano ormai.

Certo, esistono ancora anche le fontane storiche ma peccato che la maggioranza siano in degrado o spente.

La fontana dell’Immacolatella a Santa Lucia perde ormai pezzi da anni, la fontana dell’Esedra nella Mostra d’Oltremare in pochi la conoscono, la logorata fontana dei Leoni ai giardini del Molosiglio e lo svilente degrado della monumentale fontana dei Papiri.

La fontana del Sebeto, opera di Pietro Bernini, mostra erbacce e crepe ovunque.

La fontana del Capo Posillipo o degli Incanti? Inesistenti ormai, un tempo c’erano sculture che le abbellivano.

Anch’essa, logorata, la fontana dei Papiri, un tempo bellissima, oggi pattumiera e rifugio di clochard (qualcuno giura di aver visto anche un mini deposito di pneumatici ai suoi lati di tanto in tanto).

Tutte le fontane della Villa comunale? Spente, ancora ed ancora sporcizia e degrado. Danni alle strutture, alle vasche, alle statue neoclassiche.

La fontana del Tritone a piazza Cavour, le fontane al tondo di Capodimonte e le innumerevoli fontane custodite, segretamente, in palazzi, chiostri e monasteri, quelle non si contano, non esistono.

La chiesa, o meglio, basilica di Santa Maria delle Grazie a Caponapoli, unica, meravigliosa, chiusa, umiliata, con elementi di sostegno anticrollo sulla facciata. Restaurata la volta a cassettoni e poi il nulla, il resto è oblio.

La chiesa di Santa Maria all’Anticaglia? Ormai è la casa abusiva di un povero signore sfrattato con tanto di cucinino e lavatrice. Sant’Arcangelo a Baiano, simil sorte, e non si contano le chiese storiche trasformate in garage o in palestre, senza alcun piano di salvaguardia.

La basilica di San Gennaro fuori le mura, spoglia, derubata, e i pochi dipinti rimasti traslati e conservati nel Castel Nuovo, snaturando tutto il contesto del monumento.

L’enorme chiesa di Sant’Agostino alla Zecca, chiusa dal 1980, mostra un interno depredato (l’ultimo furto proprio quest’anno) ma ancora vivo nelle sue architetture.

E lo sconcertante caso delle chiese murate della Santissima Trinità alla Cesarea, del Complesso del Gesù e Maria (opera di Domenico Fontana) ha raggiunto il limite di sopportazione.

Come non menzionare una delle più antiche chiese d’Occidente ossia Santa Maria in Cosmedin, in cui non è rimasto quasi più nulla?

Santa Maria della Concezione a Montecalvario, Santa Maria di Monteverginella o Sant’Antonio a Tarsia stanno per fare ora la stessa fine, stanno presto per appartenere alla grande, enorme famiglia napoletana dei monumenti negati, depredati o che urgono di un restauro conservativo.

Tutto questo non lascia scampo neanche alla famosissima basilica di Santa Maria della Sanità con fin troppe cappelle laterali preda di muffa e umidità.

E le ville storiche di Posillipo? Quante sono rappresentate nei dipinti e quante oggi non conoscono un minimo intervento di restauro o tutela?

E il cimitero di Poggioreale? Il vero re del degrado monumentale a Napoli.

E i siti archeologici? Il famoso palazzo degli spiriti con elementi di sostegno in legno fa da pericoloso contorno ai ragazzi che d’estate amano tuffarsi proprio da lì.

E il famoso Palazzo Donn’Anna da quanto non vede un restauro conservativo? I proprietari cosa fanno? Si rendono conto che quello in cui abitano è uno dei più importanti palazzi barocchi per non dire uno dei monumenti simbolo della costa napoletana? A quanto pare no.

E i palazzi di Napoli? I bei palazzi del 400 con pianerottoli abusivi, balconate fracassate da proprietari senza alcuna educazione al monumento, marmi del 500 dimenticati, mortificati. E anche in questo caso non si conta il numero degli scempi, dei crolli, degli affreschi coperti da operai maldestri di turno: qualche pennellata in più e via, tutto cancellato, tutto “nuovo”.

Le edicole sacre di Napoli, a centinaia medievali, rinascimentali e barocche. Tutte, o quasi, che urgono di un restauro. Tutte che mostrano cornici crollanti, affreschi sbiaditi.

La lista è ancora tristemente lunga, i tesori di Napoli sono tanti ma è tanto anche il loro potenziale.

Proprio ora che il turismo si sta riaccorgendo di Napoli. Non basta piazza del plebiscito, castel dell’Ovo, Santa Chiara, non basta gonfiarsi il petto davanti alla veduta di Napoli dai Camaldoli o da via Orazio, c’è un mondo spietato lì fuori, ci sono città altrettanto enormi e traboccanti di splendide ricchezze e vedute mozzafiato.

Quelle ricchezze Napoli le sta esaurendo pezzo dopo pezzo e sono proprio lì che si stanno sbriciolando davanti ai nostri occhi.

Un piano Marshall per i monumenti di Napoli e Napoli ritornerà a competere, davvero, con il mondo. Ad essere la Regina del mondo. Ma presto, presto per l’amor di Dio! Prima che sia troppo tardi, prima che Napoli rimanga unica solo nei cuori, nell’immaginario e negli occhi dei suoi figli.”

Rosario Ciuccio

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