fbpx
venerdì 14 agosto 2020
Logo Identità Insorgenti

La magnificenza dell’antica Neapolis greco-romana

News | 25 Settembre 2017

Una città unica Napoli, splendida nei suoi monumenti che proiettano letteralmente nei nostri occhi centinaia di anni di storia ed arte. In ogni angolo del centro cittadino una incredibile quantità di fabbriche civili e religiose ci fanno riflettere su ciò che essa è stata e che dovrebbe tornare ad essere: una grande capitale di dimensione europea.

Un solo sguardo ci apre un orizzonte costituito da una serie incredibile di magnifici palinsesti. Pensiamo ad esempio alla facciata principale di San Domenico Maggiore. In poche decine di metri interventi architettonici dagli Angioini al Rinascimento al tardo barocco. Oppure la piazzetta di S.Maria della Pietrasanta a via Tribunali, dove in un tripudio di colori e di materiali da costruzione, i più diversi, troviamo un campanile del X secolo, una cappella rinascimentale, una grande chiesa barocca sorta su un antico tempio pagano. Ma soprattutto troviamo, inseriti nei cantonali dei palazzi piuttosto che nei piedritti del campanile, una quantità di antichi pezzi di recupero archeologici, immessi in quel contesto nel corso dei secoli per varie ragioni, strutturali, decorative, identitarie.

Quindi esiste anche una Napoli ancora più antica, invisibile o quasi ai nostri occhi. L’antica Neapolis, prima greca poi greco-romana. La Napoli dei nostri progenitori più lontani.

Si sviluppava esattamente nel luogo del nostro centro antico. E le sue strade sono le stesse che ancora oggi ospitano una umanità varia, rumorosa e colorata. Proprio come allora. Ed ospitava grandiosi monumenti, che nulla avevano da invidiare a quelli costruiti secoli dopo, anzi in molti casi la loro magnificenza e imponenza era davvero stupefacente.

Pensiamo all’area del foro cittadino, l’antica agorà greca, l’odierna piazza San Gaetano ai Tribunali. Quella che oggi è una bella e piccola piazzetta era allora, due millenni addietro, una immensa spianata con una superficie di almeno cinquanta volte quella attuale. Tanto grande da dovere essere terrazzata e sostenuta da grandi muri di contenimento costruiti per sostenere le immense spinte dei terrapieni. E circondata da immense cisterne per lo smaltimento delle acque reflue, che durante le piogge scendevano copiose verso il mare. Una di queste cisterne, sopravvissuta al tempo ed agli uomini la possiamo vedere al di sotto della chiesa di San Lorenzo Maggiore. E’ la cosiddetta cisterna greca.

Al centro della grande piazza svettava imponente uno degli edifici più importanti. Su un alto podio, parte naturale parte artificiale, innalzava al cielo il suo pronao esastilo il magnifico tempio dei Dioscuri, Castore e Polluce. E quelle colonne, alte oltre 13 metri, sostenevano l’enorme timpano che accoglieva le sculture ad altorilievo di alcune divinità patrie. I Dioscuri stessi, la raffigurazione del Sebeto, Parthenope e la Campania, e ancora Demetra ed Apollo accompagnati da Tritoni marini.

Ed era ancora intatto quel bellissimo pronao con quelle magnifiche sculture, almeno fino al 1689 quando fu abbattuto da un funesto terremoto e dai calcoli sbagliati di un architetto barocco, che gravò del peso della facciata della nuova chiesa di S.Paolo Maggiore quelle vetuste colonne.

Dinanzi al tempio, nel lato opposto della piazza avremmo visto invece alcuni importanti edifici civili, la Basilica dove si amministrava la giustizia, il Macellum, grande mercato di generi alimentari, la Curia dove si riuniva il governo cittadino, l’erarium dove si conservava il tesauros della città e, proprio accanto all’erarium, le… carceri.

Ma era alle spalle dei tempio che lo sguardo veniva letteralmente rapito da un’intera insula di costruzioni imponenti. Era l’insula dei Teatri, il teatro scoperto e il teatrum tectum, l’Odeion, quello coperto. Erano entrambi nell’area compresa tra via Tribunali e via Anticaglia, la plateia media e quella superiore. In via dell’anticaglia possiamo ancora ammirare due enormi muraglioni di laterizio che ancora si innalzano imponenti per circa 25 metri. Queste due “anticaglie” non erano parte integrante del Teatro grande ma erano muraglioni di sostegno allo stesso, forse afflitto da problemi di statica. Ne sono sopravvissute due ma è ragionevole pensare che ve ne fossero molte altre disposte radialmente lungo tutta la struttura esterna dell’edificio.

E poi ancora uno sguardo alla vecchia Acropoli cittadina, l’odierna S.Aniello a Caponapoli nella zona dei policlinici. Qui svettavano superbi i templi degli dei patri, da Demetra, ad Apollo. Poco o nulla ci è rimasto di essi. Ma ci fa riflettere che tutta la zona, almeno fino al Medioevo, era chiamata “marmorata”.

E verso il mare Ginnasi ed Ippodromo, Stadio e Santuario dei giochi isolimpici. E tra le maglie del centro cittadino i templi di Iside e di Ebone ed almeno quattro archi quadrifronte.

Una città davvero superba, ricca di portici e di colonne, di monumenti civili e religiosi, di vita e di colore, di voci e costumi provenienti dai più diversi angoli del Mare Nostrum.

Quella città che noi ancora vediamo in quella ricca ed antica umanità che ancora vive in quelle strade.

Un articolo di Il Vaporetto pubblicato il 25 Settembre 2017 e modificato l'ultima volta il 25 Settembre 2017

Articoli correlati

Agroalimentare | 5 Agosto 2020

MADE IN NAPLES

L’Antica Pizzeria da Michele apre in Arabia Saudita

Agroalimentare | 31 Luglio 2020

RICOMINCIO DAL CENTRO

Lombardi a Via Foria rilancia i piatti della tradizione

Imprese | 29 Luglio 2020

RICOMINCIO DAL CENTRO

Spiff Creation riparte con nuovi disegni e il progetto di un e-commerce

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi