mercoledì 21 agosto 2019
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LA MANIFESTAZIONE

Canapa shop e produttori in piazza Dante: un delitto la chiusura delle nostre imprese

Senza categoria | 6 Giugno 2019

Napoli fa la differenza da sempre per il suo livello culturale. Città aperta, tollerante, è in grado di comprendere che una pianta da sempre demonizzata, recentemente ri-scoperta che possa avere degli effetti benefici e curativi importanti. Pianta magica, la canapa cura diverse patologie e bonifica i terreni oltre ad avere molteplici effetti curativi. Eppure oggi è sotto accusa. Chiudono i Canapa Shop per una sentenza della cassazione, mandando in rovina decine di persone soprattutto al sud. E Napoli domenica dalle 16 alle 19 scende in piazza per protestare contro questa follia. Ci saranno legali che assisteranno i giovani imprenditori che si sono lanciati nell’impresa. Ci saranno musicisti come Valerio Jovine, Tartaglia Aneuro e altri ancora a fare da testimonial alla battaglia contro questa follia.

Storia di Virgilio

Virgilio è un ragazzo di 27 anni, che, come tanti, ha passato anni sotto sfruttamento lavorativo; lavorando 12 ore al giorno è riuscito a mettersi qualcosa da parte e ha deciso di fare una follia: è rimasto nella sua città, Caserta, mentre tutti se ne vanno, mentre tutti scappano all’estero, lui ha speso tutto quello che aveva per aprire GreenPlanet Grow-Shop Caserta

Oggi non ha più niente: dopo una sentenza incomprensibile della cassazione il tribunale di Santa Maria ha deciso di chiudere tutti i grow shop a Caserta; non si sono limitati a sequestrare il prodotto su cui si ha incertezza, (che non era nemmeno in vendita al momento del sequestro) ma hanno chiuso senza motivo interi negozi pieni di terriccio, concimi, piante di salvia, rosmarino ecc che adesso stanno morendo.

Virgilio non ha più niente per vivere ed è indagato per spaccio, come altre decine di persone per tutto il paese, senza che abbia fatto niente: eppure due giorni fa è andato a pagare l’ultima rata all’agenzia delle entrate, perché ha sempre voluto rimanere “corretto” nei confronti di uno stato che, invece, non fa altro che rubare a chi non ha niente.

Virgilio sta facendo lo sciopero della fame da giorni, incatenato al suo negozio. Ma è l’emblema di quanto sta accadendo dopo la criminalizzazione a mezzo stampa della canapa lights.

La posizione di Canapa in Mostra

“La canapa è una risorsa, è studio, è approfondimento. Ed è ricchezza storica, culturale e ambientale dell’Italia intera. Del Sud e della Campania in particolare. Un settore in grande crescita, volano per la ripresa economica nazionale e per il futuro tanti giovani. Un mondo che va aiutato e non ucciso, perché il mercato della legalità e dello sviluppo scientifico c’è e va sostenuto”. Con queste parole l’Associazione Canapa in Mostra, promotrice da sei anni dell’omonima fiera internazionale che ogni autunno riscontra la partecipazione di migliaia di persone a Napoli, nel riaffermare e consolidare il proprio impegno nella promozione della filiera della canapa legale, “e tenuto conto dell’informazione provvisoria numero 15 della Cassazione a Sezione Unite del 30 maggio 2019”, ritiene doveroso “rendere pubbliche importanti precisazioni in merito”, oltre a lanciare un appello a cittadini e istituzioni.

“In primis – scrivono i componenti di Canapa in Mostra – bisogna attendere il dispositivo della sentenza della Cassazione a Sezione Unite e delle motivazioni poste alla base di tale decisione, al fine di enucleare dettagliatamente i limiti entro i quali la filiera della canapa può continuare ad operare. Pertanto l’Associazione auspica che il deposito della sentenza avvenga in tempi brevi, al fine di non aggravare ulteriormente i danni che una decisione di tal guisa sta causando agli operatori del settore, i quali si sono mossi sempre con la volontà di rispettare la legge, che però si è mostrata carente e lacunosa per molti aspetti”.

L’Associazione Canapa in Mostra, a supporto di questo messaggio costruttivo, di cultura e legalità, ricorda “gli straordinari risultati ottenuti dalla fiera, giunta alla sesta edizione, con l’appoggio costante delle istituzioni e per il tramite di tutte le attività culturali e di promozione svolte in Italia ed all’estero, tra le quali merita particolare rilievo la pubblicazione delle tre edizioni del libro Canapa in Tesi, una raccolta di lavori scientifici universitari, oltre all’organizzazione e allo svolgimento di vari convegni con il riconoscimento ed il rilascio di crediti formativi per gli appartenenti agli Ordini professionali, quali quelli dei Medici e dei Farmacisti. Questo è sempre stato il nostro modo di lavorare ed è lungo queste linee guida che intendiamo andare avanti”.

Poi il tema cruciale del lavoro. “È doveroso menzionare – prosegue il direttivo dell’Associazione – il livello occupazionale raggiunto, che, con una costante crescita, è arrivato a toccare oltre 100 figure professionali utilizzate nelle attività svolte per la realizzazione della fiera. Altresì si deve affermare che la stessa è un volano per persone che si avvicinano alla filiera della canapa, entrando nel business dopo aver avuto modo di conoscerlo e che la stessa può essere considerata incubatore ed acceleratore d’aziende del settore”.

Proprio su questa base l’Associazione ed i suoi aderenti lanciano un forte grido d’allarme: “Negli anni, in tanti, abbiamo profuso energie mentali, fisiche ed economiche per un settore che può essere considerato apripista per la ripresa economica nazionale. Un settore caratterizzato da un alto livello di sostenibilità ambientale nonché di riqualificazione del territorio nazionale e nel quale tantissime aziende hanno investito ingenti risorse. Tutti, adesso, ci ritroviamo messi a rischio da questo cambio di rotta”.

Valerio Orlando, una voce da Ischia

 

Federcanapa sulla produzione e vendita di derivati da infiorescenze

Il pronunciamento delle sezioni penali unite della Cassazione, aldilà del merito giuridico, sta creando forte preoccupazione in tutto il settore e in particolare in chi commercia prodotti in canapa. Una preoccupazione amplificata ad arte dalle dichiarazioni del nostro Ministro dell’Interno durante e dopo la campagna elettorale, che si ostina a identificare i negozi di articoli in canapa con luoghi di spaccio di droga.

Federcanapa invita i produttori, trasformatori e venditori di prodotti in canapa a tener presente le seguenti considerazioni:

  1. il pronunciamento della Cassazione, malgrado il linguaggio circonvoluto, dice inequivocabilmente che non può configurarsi reato ascrivibile all’art.73 del decreto sugli stupefacenti (309/90) la vendita e in genere la commercializzazione al pubblico di prodotti derivati dalla coltivazione della Cannabis sativa L. se tali prodotti sono “in concreto privi di efficacia drogante”;
  2. la sentenza non dice a quale livello di THC un prodotto “in concreto” sia privo di efficacia drogante. E non può dirlo perché non esiste una legge che definisca il limite di THC oltre il quale un derivato dalla canapa può avere tale efficacia. Esiste in compenso un’ampia letteratura scientifica e forense che fissa allo 0,5% il limite di THC al disotto del quale non è rilevabile effetto psicoattivo. Una stessa Circolare del Ministero dell’Interno del luglio 2018 richiama questo limite: “Per la cannabis sia la tossicologia forense che la letteratura scientifica individuano tale soglia attorno ai 5 mg di THC che in termini percentuali equivalgono allo 0,5%… Ne consegue che quantitativi pari ai 5 mg di THC per singola dose/assunzione consentirebbero di attribuire – in linea teorica – la natura di sostanza stupefacente alle infiorescenze in esame” [1];
  3. in ogni caso tutte le attività agricole e le attività di vendita da aziende agricole ad altre imprese di prodotti derivati da canapa industriale – cosmetici, alimentari, manifatturieri, biomassa, colture per florovivaismo – ricadono sotto la L.242/2016 e pertanto non sono minimamente a rischio, purché conformi alle rispettive normative di settore;
  4. il rischio resta per la vendita al pubblico di cannabis light o di derivati dalle infiorescenze. Dal momento che la sentenza della Cassazione esclude infiorescenze, foglie e resine dall’ambito di applicazione della legge sulla canapa industriale (L.242/2016), anche sotto lo 0,5% di THC non si possono infatti escludere interventi di forze dell’ordine e procure.

Malgrado la legge italiana e la giurisprudenza continuino a rimanere ambigue al riguardo, Federcanapa ritiene giusto vendere al pubblico derivati dalle infiorescenze di canapa industriale, purché derivino da varietà europee certificate e rispettino la salute dei consumatori sia sotto il profilo del THC che su quello di altre sostanze nocive quali muffe, metalli pesanti, micotossine o altro.

A tal proposito Federcanapa, insieme a CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) e Confagricoltura, ha adottato un Marchio e un Disciplinare di Produzione delle Infiorescenze volto a certificare e tracciare l’intera filiera produttiva e a garantire la qualità e la sicurezza dei prodotti (con THC inferiore allo 0,2%).

Riteniamo pertanto che i prodotti a marchio “Fiore di Canapa Italiano”, ottenuti in conformità con il suddetto Disciplinare, siano privi di efficacia drogante e di rischi per la salute e, di conseguenza, la relativa commercializzazione non possa costituire reato, come confermato dalle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione.

Pertanto a quei negozianti che intendono proseguire la loro attività di vendita, nel rispetto dei criteri indicati, Federcanapa assicura il suo sostegno e il sostegno dei suoi legali.

Lucilla Parlato

 

 

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 6 Giugno 2019 e modificato l'ultima volta il 6 Giugno 2019

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