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LA MANIFESTAZIONE

“Tu ci chiudi e tu ci paghi”, al Plebiscito le categorie più esposte alla crisi

Attualità, Diritti e sociale | 26 Ottobre 2020

Siamo arrivati al quarto giorno di manifestazioni a Napoli. Oggi è stata indetta collettivamente una manifestazione a Piazza Plebiscito, alle 18, per protestare contro le misure del governo che scaricano la crisi sulle fasce più precarie della popolazione. In piazza ci sarà una presenza variegata di realtà della città: dai lavoratori alle partite iva, dagli studenti ai disoccupati, fino agli attivisti dei collettivi del napoletano e le associazioni di volontariato.

Gli attivisti chiedono che si partecipi con mascherina, con un cartello con le proprie rivendicazioni e che ci si disponga distanziati. Dopo un minuto di silenzio alle 19 i manifestanti vorrebbero andare verso Santa Lucia, sotto la sede della Regione.

👉 Indossiamo la mascherina.

👉 Disponiamoci in file mantenendo un metro di distanza su tutti i lati.

👉Portiamo tutti un cartello con le nostre rivendicazioni.

👉 Una volta che la piazza si riempirà, alle 19 faremo un minuto di silenzio.
Poi tutti/e verso la Regione!

👉 Diffondiamo l’appuntamento e le regole: tagghiamo i nostri amici, condividiamo sui social e nelle chat.

Cosa chiede la piazza al governo

Spiega Mario Raimondi, uno degli organizzatori: “Una piccola premessa per evitare fraintendimenti e non fare confusione. La piazza autoconvocata oggi da singoli attivisti, precari, commercianti e artigiani, lavoratori in nero e dello spettacolo e proprietari di piccole attività come palestre e simili non hanno niente a che vedere con il negazionismo e il riduzionismo.

Da giorni stiamo portando avanti un concetto chiarissimo, senza soldi non esiste nessuna gestione di questa emergenza quindi qualsiasi strategia messa in campo dal governo deve essere preceduta da un piano di sostenibilità economica per chi è già in difficoltà, detto in parole semplici prima di chiudere cacciate o scio scio (e sorde).

Se ci sono posizioni del tipo “a me non interessano i soldi io voglio restare aperto oppure voglio essere libero di scendere” statevene a casa perché non ci servite. Sappiamo benissimo che posizioni del genere possono essere sostenute soltanto da chi ha la possibilità di curarsi altrove e privatamente a costi altissimi e quindi è libero di poter fare il frikkettone. La maggior parte dei napoletani questa possibilità non ce l’ha, per questo come si dice nella nostra lingua, dobbiamo guardarci la castagna.

Il concetto è semplicissimo, poter chiudere e non dover lavorare rischiando per portare il pane a casa deve essere un diritto sacrosanto di tutti e tutte.

Per quanto scritto sopra visto che ad oggi ci sono solo dichiarazioni di voler aiutare/ristorare chi è stato e sarà danneggiato da queste misure, oggi Napoli scenderà nuovamente in piazza perché siamo stufi delle chiacchiere, il pepe non ce lo mandate più a comprare.

Oggi i napoletani e le napoletane saranno presenti a Largo di Palazzo (P.zzA plebiscito) alle ore 18.00 rispettando tutte le misure di sicurezza indicate dagli esperti in materia (mascherine e distanziamento), in maniera pacifica ma determinata per chiedere:

Reddito di esistenza per chi non sta lavorando e non potrà lavorare
Sospensione delle utenze, dell’affitto e riduzione delle tasse delle piccole attività
Contributi economici alle attività rischio chiusura
Aumento delle terapie intensive, rafforzamento della medicina di prossimità e assunzioni di medici e infermieri, potenziamento del sistema di tracciamento
In attesa di mezzi nuovi utilizzare i mezzi privati per il trasporto pubblico
Assunzione di nuovi docenti e nuovo personale ATA e requisizione di nuove strutture per utilizzo scolastico.

Lo slogan di questa battaglia è: ‘A SALUTE E’ ‘A PRIMMA COSA MA SENZA SORDE NUN SE CANTANO MESSE!”

“C’è una continua precarietà delle regole, le pratiche sono  farraginose e le banche non aiutano. Ciò che è scritto sui giornali è una sciocchezza”, aggiunge Nives Monda, ristoratrice impegnata nel sociale, attivista della Rete SET, che pure è tra gli organizzatori: “Dobbiamo scendere in piazza contro la precarietà che ci è stata consegnata. Anche i miei figli vivono questi problemi. Ad esempio a scuola, che cambia di approccio a secondo della sede a causa dell’autonomia scolastica. Lo stesso piano economico è inadeguato” e continua: “Oggi sono ancora più arrabbiata. La nostra categoria è abbastanza attenta, abbiamo fatto uno sforzo enorme per riaprire in sicurezza. Le regole sono cambiate nuovamente stamattina, quando De Luca ha annullato l’asporto e in seguito lo ha re-inserito. L’amministrazione è pessima.”

“La mia salute – conclude – non deve essere messa in contrapposizione con la mia sopravvivenza economica. La piazza di oggi sarà molto trasversale: ci saranno studenti, lavoratori, associazioni di volontariato e senzatetto. Oggi è importante andare in piazza, tutti. Siamo persone normali e vogliamo vivere una vita dignitosa.”

Ciro Giso

Un articolo di Ciro Giso pubblicato il 26 Ottobre 2020 e modificato l'ultima volta il 26 Ottobre 2020

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