giovedì 27 giugno 2019
Logo Identità Insorgenti

LA MAPPA

In giro per il decumano: censimento dei palazzi impalcati col Comitato Portosalvo

Beni Culturali | 14 Giugno 2019

Dopo l’incidente di via Duomo, dove ha perso la vita il commerciante Rosario Padolino nei giorni scorsi, per una caduta di calcinacci – e di cui oggi si svolgono i funerali e il lutto cittadino di Napoli – abbiamo chiesto ad Antonio Pariante, del Comitato Portosalvo, di compiere un giro insieme per il centro storico patrimonio Unesco, principalmente il decumano inferiore (via Benedetto Croce, piazza San Domenico, via San Biagio dei librai) per capire come è attualmente la situazione degli edifici del Centro Storico e quali le criticità.

A piazza Dante

L’appuntamento è a Port’Alba. Pariante ha voluto incontrarci qui sia per constatare la situazione sotto la libreria Guida (dove recentemente sono caduti calcinacci da un balcone, che ora è transennato) che per mostrarci la situazione della piazza: dal Convitto Vittorio Emanuele alla Chiesa di fronte alla Statua di Dante Alighieri, la situazione dell’ex Foro Carolino si presenta subito critica. Anche qui gli edifici sono impalcati come a via Duomo con questa sottile rete verde. Sotto si intravedono ovunque piante e verde sbucato tra cornicioni e tetti impalcati di palazzi, chiese ed edifici storici.

“Questa è una vecchia battaglia del mio comitato – ci spiega Pariante, mostrandoci vecchie denunce risalenti a quasi un decennio fa – perché come potete vedere il problema è comune a moltissimi monumenti del patrimonio Unesco di Napoli. Ossia sui cornicioni impalcati, sui tetti, ci sono veri e propri alberelli che sbucano tra le pietre. Si chiamano radici invadenti. Radici  che possono provocare gravi danni a palazzi, case, insinuandosi tra le pietre e spaccandole, mentre crescono su molti monumenti antichi. Radici che sono pericolosissime perché li sgretolano con il proprio apparato radicale”

Dalla Chiesa di San Domenico Soriano (impalcata e piena di radici) al Convitto Vittorio Emanuele, nelle stesse condizioni, ci spostiamo su Portalba, dove recentemente ha ceduto parte di un balcone sopra la libreria Guida, patrimonio dell’umanità anche quella, dimenticata e chiusa da anni.

Via San Sebastiano e il fico dentro il campanile di Santa Chiara

Superata Portalba decidiamo di scendere fino a Santa Chiara per percorrere il  decumano inferiore, attraversando via Benedetto Croce, piazza san Domenico, via San Biagio dei Librai: Spaccanapoli insomma, la strada percorsa in questi anni da milioni di turisti. Il quadro però è altrettanto sconfortante. A San Sebastiano, per terra, se ci si fa caso – perché l’occhio, mi fa notare Pariante, si abitua a tutto – sono sparse varie pietre sotto chiese e case. In particolare alcune sono incastrate nella chiesetta all’inizio della discesa, incastonata nel conservatorio di San Pietro a Majella. Ma la “sorpresa” più preoccupante arriva alla fine della strada, quando Pariante ci invita ad alzare il naso verso il cielo e verso il campanile di Santa Chiara, bellissimo, ma infestato anch’esso. Da un fico che sbuca tra le pietre, rigoglioso, in piena crescita.

Piazza san Domenico Maggiore

Percorriamo dunque via Croce e arriviamo nel cuore del centro storico, in piazza san Domenico Maggiore. Qui recentemente sono comparse “coperture retinate” sempre approssimative (la famosa rete verde che non assicura proprio per niente la sicurezza, come purtroppo dimostra la vicenda di via Duomo) che in realtà dovrebbero essere rafforzate da un protettore in ferro alla base, come quello comparso appunto a via Duomo dopo l’incidente mortale dei giorni scorsi. Invece il palazzo di Sangro di Casacalenda si presenta come vedete nelle foto. A guardarlo dalla prospettiva dell’obelisco (che però non è impalcato come quello di piazza del Gesù) non fornisce alcuna sicurezza. “E inoltre quasi la totalità di queste reti non garantiscono sicurezza” spiega ancora Pariante “proprio perché non accompagnate da rafforzamenti alla base, che raccolgano le pietre in eventuale caduta”. E come se non bastasse sopra l’immagine di una sirena sull’obelisco di Fanzago e Vaccaro, sbucano piante a go go. Altre radici invadenti che potrebbero danneggiare quest’opera straordinaria come una pagina di storia.

 

A piazzetta Nilo e a via San Biagio dei Librai

Arrivati a piazzetta Nilo, salta subito agli occhi il lenzuolo retinato posto indecentemente a coprire mezza facciata della chiesa di Sant’Angelo a Nilo. E del resto anche sulla stessa mirabile statua del Nilo cresce il verde indisturbatamente. Ne piangiamo dicendoci che non ci vorrebbe nulla a ripulirla prima che quelle piantine provochino danni. Poi ci incamminiamo sul tratto più stretto di via San Biagio dei Librai, dove sorge lo stupendo palazzo fatto erigere nel 1400 dai Carafa Conti di Montorio, su progetto dell’architetto Gian Francesco di Palma. Le cronistorie cittadine lo segnalano perché vi nacque nel 1476 Gian Pietro Carafa che nel 1555 salì al soglio pontificio alla veneranda età di 79 anni col nome di Paolo IV. E lo magnificano per le splendide decorazioni, tra le quali le insegne della famiglia sovrastate dal cappello cardinalizio di Pietro Carafa. La domenica del 28 marzo del 1943 la nave “Caterina Costa”, adibita ai viaggi per il trasporto di viveri e munizioni, scoppiò nel porto di Napoli e rottami infuocati piovvero su molti palazzi cittadini. Alcuni di questi rottami caddero sul palazzo causando il crollo del grande tetto e di tutti i solai interni, lasciando miracolosamente in piedi le pareti perimetrali. Lo scheletro murario, evocatorio di un antico passato di splendore, è arrivato fino ai giorni nostri in precarie condizioni di stabilità e nella totale indifferenza delle amministrazioni comunali e anche del mondo culturale cittadino. Adesso sta là con lo straordinario cornicione, costituito da una fitta sequenza di monoliti di piperno, sagomati a mensola e aggettanti per un metro e mezzo dalla facciata su Spaccanapoli. Naturalmente anche qui sbucano piante e, il peggio, è che non c’è alcuna protezione, nemmeno la triste reticella verde. Ma tanto chi passeggia qui sotto  – ripetiamo, milioni di persone – non alza il muso. Eppure basta alzarlo un attimo, il naso, per avere paura… come vi mostriamo nelle foto. Più avanti anche la chiesa dei santi Filippo e Giacomo, la cosiddetta chiesa della seta, mostra qualche segnale preoccupante, con radici che sbucano sulla facciata, nonostante restauri piuttosto recenti.

 

San Gregorio Armeno

A san Gregorio Armeno, dove ci incamminiamo poi, non va meglio. Anche qui tanti balconi impalcati alla meglio sempre con le solite reticelle verdi. Anche qui non siamo abituati ad alzare la testa ma la situazione è quella che vedete nelle immagini.

Capitolo Scorziata e palazzo De Scorciatis

Quando arrivati a piazza san Lorenzo ci incamminiamo per Vico Cinquesanti, verso l’Anticaglia, c’è qualcosa che simboleggia il degrado più che altrove, qualcosa che fa lacrimare il cuore, qualcosa che poteva essere e non è. Parliamo della Scorziata, conservatorio fondato nel 1579 da tre nobildonne napoletane, Giovanna Scorziata e Lucia e Agata Paparo, figlie di quell’Aurelio Paparo che fu tra i fondatori del Monte di Pietà. Doveva essere ristrutturata con i fondi del Grande Progetto Unesco.  Ma oggi di quel luogo in cui s’è svolta la storia della città, non è rimasto più nulla, nemmeno una pietra, neanche un cimelio. È solo un ammasso di pietre che nel giro di qualche anno (forse mesi) è destinato a crollare di schianto, completamente impalcata da un orribile telone nero. Non meglio la situazione poco più avanti, a palazzo De Scorciatis:  un edificio costruito intorno al 1200 anche con i materiali di spoglio degli antichi edifici romani con un portale d’ingresso di grande bellezza realizzato con vari elementi, sempre di spoglio, come le colonne corinzie e la trave del portone, quest’ultima sostenuta da mensole poggianti su due piedritti in marmo. Nella trabeazione è collocato il ritratto del re Ferrante I di Napoli e qui furono inseriti anche gli stemmi dei Miroballo. Anche questo portale magnifico però è impalcato e con Pariante ci soffermiamo a parlare con un proprietario di uno degli appartamenti che ci racconta che il condominio non trova la quadra per procedere al necessario restauro.

Cosa si può fare secondo il Comitato Portosalvo

All’Anticaglia finisce il nostro giro, che potrebbe diventare infinito. Ma lo abbiamo fatto a titolo esemplificativo percorrendo una delle zone più attraversate di Napoli. Per Pariante le responsabilità del Comune per questo stato di cose è enorme. “In altre città d’arte – spiega – l’eliminazione delle radici invadenti fa parte della manutenzione ordinaria. E in secondo luogo altre città d’arte utilizzano i fondi della tassa di soggiorno anche per restauri, come la legge prevede. Senza contare i milioni di fondi non messi a frutto per il Grande Progetto Unesco. Bisogna muoversi e soprattutto eliminare da chiese e palazzi queste piante devastanti. Con un trattamento diserbante, da applicare dopo l’estirpazione, come fa a Firenze o a Venezia, per far sì che le piante non mettano più radici nei nostri monumenti storici”.

Tanto per fare un esempio a Catania, città a noi molto cara, per estirpare le piante dai monumenti si è chiesto l’aiuto della Forestale. A Napoli, invece, tutto tace e l’unica cosa che l’amministrazione sa fare – basta leggere il comunicato dopo l’incidente di via Duomo – è lavarsi tranquillamente le mani, declinando ogni responsabilità su quanto accaduto.

Invece si dovrebbe prevenire su quanto potrebbe accadere… prima che altre famiglie piangano ancora.

Lucilla Parlato

 

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 14 Giugno 2019 e modificato l'ultima volta il 14 Giugno 2019

Articoli correlati

Beni Culturali | 24 Giugno 2019

IDENTITÀ OLTREOCEANO

Teresa Cristina di Borbone: un ponte tra Rio de Janeiro e Napoli

Beni Culturali | 22 Giugno 2019

RIFORMA MIBAC

Bonisoli ridimensiona l’autonomia dei Musei

Beni Culturali | 21 Giugno 2019

ANGELI DEL BELLO NAPOLI

Tabula lusoria: arriva ok della sovrintendenza per la ripulitura

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi