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LA MOBILITAZIONE

Jorit Libero: “Paura, ma lo rifarei”. Oggi i napoletani per la Palestina in piazza a San Domenico Maggiore

Mondo, Politica | 30 Luglio 2018

Prima hanno liberato l’altro napoletano, Salvatore. Poi  Mustafa, il palestinese che li accompagnava. Infine, anche Jorit è stato liberato dalla polizia israeliana dopo il fermo a Betlemme per “imbrattamento” mentre dipingeva Ahed Tamimi, simbolo della rivolta giovanile palestinese, che proprio ieri è stata rilasciata da Israele dopo otto mesi di prigionia. Evidentemente la mobilitazione internazionale ha indotto Israele a porre fine a un arresto vergognoso che ha confermato ancora una volta il carattere violento e repressivo di questo stato.
“Ma la mobilitazione continua! – scrivono i ragazzi di Napoli per la Palestina – Tanto più che in queste stesse ore l’imbarcazione Al Awda (Il Ritorno) della Freedom Flotilla è stata fermata dai militari israeliani e viene scortata nel porto di Ashdod, dove gli attivisti verranno tratti in arresto. Una seconda imbarcazione (la “Freedom”) è ancora in viaggio e si avvicinerà alle acque di Gaza nella giornata di domani.  Mentre siamo felici per la liberazione dei nostri fratelli (e per quella di Ahed stamattina), seguiamo con trepidazione e rabbia il sequestro della Al Awda e dei suoi attivisti, così come denunciamo la presenza di oltre 7000 prigionieri politici palestinesi nelle carceri israeliane e i bombardamenti in corso su Gaza ormai da giorni nel silenzio dei media occidentali. Invitiamo pertanto tutti a partecipare al presidio di domani, h. 19 (oggi, ndr) Napoli piazza S. Domenico, per salutare la liberazione di Jorit, dei suoi compagni e di Ahed, e per manifestare il tutto il nostro sostegno agli attivisti della Freedom Flotilla e alla resistenza palestinese”.

Jorit intanto ringrazia tutti sulla sua pagina fb per la mobilitazione internazionale che lo ha riguardato e che ha portato al suo immediato rilascio.

«Sto bene, un po’ di paura c’è stata ma in fondo non è stata questa esperienza così segnante. Lo rifarei, perché va denunciato quanto accade quotidianamente nei territori occupati da Israele che sta spezzettando la Cisgiordania per impedire la nascita dello Stato di Palestina. Il mio era un modo per far conoscere il più possibile la realtà delle cose. Mentre noi occidentali siamo stati sì arrestati ma poi liberati, ogni giorno in Palestina continuano a morire persone e quanto accade agli arabi di quei posti è qualcosa di indicibile»

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 30 Luglio 2018 e modificato l'ultima volta il 30 Luglio 2018

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