domenica 19 gennaio 2020
Logo Identità Insorgenti

LA MOBILITAZIONE

Palazzo Penne, le foto del degrado. Cittadini in piazza per il recupero

Senza categoria | 31 Ottobre 2019

C’è chi, su Tripadvisor, ancora ricorda Ciro il giornalaio. Chi lo studio del fotografo Villani, quando Palazzo Penne era ancora pulsante di vita, era abitato e c’era  l’ultima acquafrescaia, Nannina – e il suo bancone tutelato dai suoi eredi e coperto è un’altra ferita aperta – e il Maestro Fotografo usava il cortile come studio fotografico.

Ma ormai sono decenni che questo gioiello è chiuso, anni che vari cittadini e associazioni lo tengono d’occhio invocando l’aiuto delle istituzioni. Questa mattina in piazza c’era Mary Muscarà, consigliere regionale dei 5 Stelle, che aveva convocato un sit in chiedendo alla Regione dove il movimento è all’opposizione, di intervenire con tappe e scadenze precise per restituirlo ai cittadini. Ma c’erano anche i combattenti di sempre su questa vicenda: il consigliere della II Pino De Stasio e Antonio Pariante del Comitato Portosalvo, insieme ai militanti del Sud Conta e a quelli di Rete set, le realtà movimentiste attualmente più impegnate nel denunciare la trasformazione in negativo del nostro centro storico.

 

Palazzo Penne è anche detto Palazzo Del Diavolo. Antonio de Penna era il segretario e consigliere di Ladislao Il Magnanimo, re di Napoli. Si racconta che una volta giunto a Napoli, il de Penna s’innamorò di una stupenda ragazza, alla quale chiese di sposarlo. La fanciulla gli rispose che avrebbe acconsentito soltanto se de Penna le avesse costruito, in una sola notte, un palazzo quale pegno d’amore e dono di nozze, cosa che richiedeva un aiuto particolare, quello del diavolo, che in cambio pretese la sua anima facendogli firmare un contratto col suo stesso sangue. Il de Penna riuscì comunque a farsi sottoscrivere una clausola che avrebbe rivelato a lavoro ultimato: il giovane chiese al diavolo di contare una grossa quantità di grano, chicco per chicco. Alla fine del conteggio, il diavolo constatò che cinque chicchi mancavano all’appello, senz’accorgersi che il de Penna, cospargendoli di pece, aveva fatto in modo che finissero inconsapevolmente tra le sue unghie. Il diavolo si adirò, il giovane si fece il segno della croce, costringendo così il primo a sprofondare in un buco apertosi nel pavimento che la leggenda vuole ancora presente. Di certo il diavolo ci ha messo la sua se da decenni questo palazzo resta nel più clamoroso abbandono.

Noi dopo il live che segue, come potete vedere nella gallery, siamo entrati nel palazzo di piazzetta Teodoro Monticelli, grazie alla sua unica inquilina. E qui abbiamo potuto constatare una decadenza profonda e irreversibile che richiede l’urgente intervento delle istituzioni.

Lucilla Parlato

 

 

 

 

 

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 31 Ottobre 2019 e modificato l'ultima volta il 31 Ottobre 2019

Articoli correlati

Altri Sud | 19 Gennaio 2020

SOLEIMANI

Il Medio Oriente stretto tra i pugni di Donald Trump

Campania | 19 Gennaio 2020

Le poesie in napoletano dell’associazione culturale poesie metropolitane

Poesie Metropolitane | 12 Gennaio 2020

Poesie Metropolitane, la rubrica dedicata alle poesie in napoletano

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi